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Narrativa

I sogni degli altri

Pubblicato il 28/08/2019

Writing Challenge Day 5: la protagonista acquisisce un superpotere insolito.

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Sono su un costone roccioso. Sento il mare ruggire più in basso. Se mi sporgo, intravvedo la schiuma delle onde bagnate dal rosso del tramonto. Non fa freddo, si sta bene.

So che devo correre via. Non c’è tempo da perdere. Inizio a muovere qualche passo sull’erba fresca. Sono a piedi nudi. D’un tratto mi ritrovo vicinissima al mare, posso quasi toccarlo. Una barchetta in vecchio stile, di legno, verniciata a strisce bianche e azzurre, è ormeggiata a qualche decina di metri dalla riva. È proprio come in un disegno di un bambino: una piccola vela triangolare si mostra dall’albero, e due salvagenti arancioni oscillano appesi alla fiancata.

Affondo i piedi nudi nella sabbia e chiudo gli occhi per assaporare la sensazione. Lentamente scivolo verso l’acqua, trasportata da un vento salato. Il mare mi chiama in modo irresistibile. Voglio immergermi in profondità. Affondo. Sto affondando. Mi lascio andare. Non ho bisogno di respirare. Non è più necessario.

Apro gli occhi. Tutto attorno l’acqua è scurissima, densa, impenetrabile. Potrei restare qui ferma ancora per un po’, finché le tenebre non mi avvolgeranno per intero. I miei capelli diverrebbero coralli dove abitano mille pesci di mille colori diversi. Ma non posso. Devo risalire. Non c’è tempo. Chiudo gli occhi e in un attimo sto fendendo l’acqua come una sirena, come un pinguino quando nuota libero. Riemergo e riempio i polmoni dell’aria fresca della sera. È notte ormai. La riva non si distingue più. Lo sciabordare delle onde contro lo scafo mi segnala la presenza della barchetta poco lontano.

La raggiungo nuotando con la testa fuori dall’acqua. Afferro il bordo con le mani e mi tiro su. Non ci sono luci accese, neppure nella piccola stiva. Comincio a muovermi in cerchio, ma è difficile non cadere di nuovo in acqua. Urto qualcosa. Sembra solo un sacco pieno di mele. Continuo a muovermi in cerchio, lentamente.

Alla fine mi accorgo che mi stava già fissando. È seduto sulla prua della nave, con le gambe penzolanti sospese sull’acqua. Riesco a vedere il riflesso dei suoi occhi chiari. È la luce della luna che filtra attraverso nuvoloni pesanti. Lui salta giù e mi si avvicina. Mi scruta come un cane annuserebbe una nuova persona. Il suo sguardo è carico di emozioni. Inizia a inseguirmi. Il legno della barca scricchiola mentre giriamo in tondo, lui camminando in avanti e io all’indietro, i nostri sguardi fissi, incantati. Questo è uno di quei momenti in cui vorrei indugiare per sempre, lasciandomi cullare dalle onde e dal suo sguardo e dal nostro movimento primordiale, lui avanti, io indietro, in cerchio.

Poi allunga una mano.

Mi ritraggo. Non può toccarmi. Lui non può capirlo, naturalmente, ma se anche solo mi sfiorasse svanirebbe tutto. Al risveglio si ricorderebbe di me. Saprebbe che ho sognato con lui e perderei il mio segreto.

Mi guarda stranito, la testa reclinata di lato. Non posso spiegarmi. Non c’è tempo. Devo andare.

Inspiro a pieni polmoni e spingo fuori l’aria con forza dalle labbra. L’ultima immagine che mi rimane impressa è il suo viso che mi corre incontro disperato.

Ora sono in un parco immenso, verdissimo. No, forse sono in una città dentro un parco. C’è qualche casa invasa dai rampicanti dalle fondamenta al tetto, una piazza interamente ricoperta di fiori, delle strade strette invase da ogni tipo di pianta. Un gigantesco eucalipto troneggia sul viale principale, spaccando l’asfalto con le sue radici profonde. C’è qualche persona che cammina inquieta, circospetta. Sembrano felici, però. Solo non sembrano fidarsi di ciò che vedono. Forse come me sono stranieri. Non sono mai stati in questo luogo.

Dove mi trovo? Nella fretta di evitare quel ragazzo, in quel sogno strappato alla sua notte, mi sono dimenticata di scegliere il punto d’arrivo. Così sono capitata in un sogno random. Di chi sto sognando il sogno in questo momento? O meglio, con chi. Mi guardo intorno ma fino all’orizzonte ci sono solamente querce e sequoie e persone felici ma inquiete. Chi dovrei cercare?

Non posso trattenermi qui a lungo. Se vengo scoperta non sarò più l’unica a sapere del mio potere. Eppure questo mondo è affascinante. Chiunque sia in grado di creare qualcosa di simile dal suo inconscio merita di essere conosciuto. Le piante sono così nitide e dettagliate. Le strade invase dalla vegetazione sembrano un quadro impressionista trasportato in un futuro apocalittico. Non è il solito sogno indistinto e sfumato, in cui i luoghi e gli eventi si susseguono senza un nesso logico. C’è una mente pura dietro questo. C’è una mente bellissima.

Sento un fruscio alle mie spalle. Un vento freddo soffia da destra a sinistra, avvolgendomi in un vortice che mi toglie il fiato. Mi vòlto. Una ragazza, più giovane di me, mi guarda stupita. Il suo vestitino a pois ondeggia nel vento, ma lei non se ne cura. Tutto attorno a noi il panorama sta cambiando. Il mondo diventa cupo.

La ragazza allunga una mano e mi tocca una spalla. Il sogno è finito.  

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Allitterativo ha votato il racconto

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Viola ha votato il racconto

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Sonia Jurlina ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Ben scritto e con un ritmo davvero incalzante. Si legge tutto di un fiato. Molto belle le immagini e i dettagli. Piaciuto.Segnala il commento

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Paolo Napol ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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francesca colombo ha votato il racconto

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Lisa M. ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Il viaggio nei sogni degli altri è un argomento sempre affascinante. Ben scritto.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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di SARAMAZOV

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