Riecheggiano le parole di mia nonna: “Marco, i compiti!”. La mia risposta non dava adito ad alcuna interpretazione: “Si nonna, c’è tempo, domani li farò…”.

1978. Eravamo in piena estate e i compiti delle vacanze potevano tranquillamente accomodarsi in sala d’aspetto. Ero certo che la maestra Franca avrebbe approvato la mia decisione. Soleva ripeterci “Siate giovani ribelli, siate coloro che restituiranno al pianeta ciò che l’uomo gli ha sottratto!“. Le sue parole avevano mosso in me un passionale sentimento rivoluzionario, il fulmine della saggezza mi aveva folgorato, attraversandomi da testa a piedi.

Insomma, per farla breve, il mondo doveva essere salvato. 

C’era bisogno di pigri, e io avevo deciso di esserci!

L’esercito degli S.S.T., ovvero i Solerti Senza Tregua, doveva essere fermato. Questi agili furbetti avevano innescato un processo distruttivo, avevano creato un mostro che si nutriva del desiderio della prestazione a ogni costo, mediante la frenesia dell’agire a prescindere.

Il tempo della mela caduta sulla testa di un uomo sonnecchiante era agli sgoccioli.

Gli S.S.T., inoltre, avevano sfornato troppi cliché sui pigri, totalmente infondati.

Il mondo diversamente attivo giaceva sottomesso, segregato nella prigione dell’umiliazione, torturato nella stanza dell’alacrità.

Così, al grido di -Non fare oggi ciò che non farai neppure domani-, iniziai la mia missione.

Len   ta   men   te.

Se volevo raggiungere certi obiettivi, scuotere le coscienze, ribaltare gli equilibri del mondo e neutralizzarne i marci interessi, dovevo muovermi con la giusta calma, con la massima cautela. Non potevo permettermi alcun passo falso. (La fretta è una cattiva consigliera. Chiedetelo alla gatta e ai suoi gattini).

Del resto giorno più o giorno meno, che differenza poteva fare?

La magistrale intuizione del Pigro Alfa, che lo portò a smascherare il tranello e a trovare la chiave della gabbia, fu la luce che ora vi dono.

Ieri, oggi, domani. Ammuffite convenzioni!

Lo stesso giorno con nomi differenti.

Ci muoviamo su un’unica linea che percorre lo stesso giorno.

Il Giorno. Da sempre per sempre.

“Il tempo non esiste!” - tuonava - “E’ solo un meschino inganno creato dall’uomo, condizionato dagli S.S.T.”.

Povera pigrizia, addirittura contenuta all’interno di un vizio capitale, associata all’invidia, alla superbia, all’ira. Poveri noi.

In verità vi dico che la pigrizia è una dote, un talento, un dono dell’Onnipotente, e di questo i diversamente pigri ne sono sempre stati invidiosi, profondamente. Erosi nell’anima, infastiditi nella pancia, disturbati nella mente, agitati nel muscolo.

Oh, la pigrizia…

Vi prego, non facciamoci ingannare da falsi miti.

Un pigro in pigiama sdraiato su un divano qualunque raramente dormicchia, bensì esercita una delle discipline più antiche del mondo, addirittura millenaria.

Ehm no, non quella…troppo faticosa.

Medita.

Il pigro medita, su qualsiasi cosa.

E’ un filosofo in pantofole che ogni tanto sciabatta per casa in cerca di cibo, che consuma diligentemente in pentola, per non sporcare inutilmente il piatto. Il pigro e l’ecologia, il pigro è ecologia.

La pigrizia è anche strategia, sottile come sabbia del deserto.

Difficile da credere, me ne rendo conto.

Facciamo che il trasloco nella nuova casetta sia appena terminato.

Prima cena. Gli amici, quelli di sempre. Ambiente ovattato, luce soffusa, camino che scalda emozioni talmente dense da poterle tenere in braccio e accarezzare, come fossero un cucciolo morbido e peloso. Si ride, si scherza, si beve e si ricordano i vecchi tempi.

Impagabile, vero?

Tutto molto bello, ma l’incanto è destinato a terminare, bruscamente.

Le stoviglie da lavare!

Il pigro si muove d’anticipo che nemmeno Franco Baresi: “Amore, faccio io, goditi la serata…”.

Fulmineo come un Velociraptor identifica la combo perfetta. Due piatti del servizio buono e due costosi calici in cristallo. Attende l’attimo propizio e frantuma il tutto, creando schegge talmente invasive da sconfiggere per manifesta superiorità il Carnevale e i suoi molesti coriandoli.

Poi, in sequenza: la tazza della nonna, in famiglia da generazioni, e bolle, bolle, bolle per tutta la casa.

Et voilà, le jeux sont faits. Baresi immerso nelle bolle di sapone viene interdetto per sempre dal vano cucina. Parola di pigro.

Più medito e più mi convinco. I pigri salveranno il Mondo.

Basta guerre, nessun conflitto, le code sulle autostrade un ricordo, ciao alle file in banca, mai più spiagge affollate, addio alla prevalente cultura dell’esteriorità, Lexotan e asiolitici nel water, il crollo delle case farmaceutiche.

Il celeste indice del pigro è pronto a spegnere l’antico interruttore, per riaccendere le luci su una nuova Era.

Un’Era senza troppi piatti da lavare, dove l’essere umano possa vivere nella pace, nell’amore, immerso nella calma cosmica di una natura rigogliosa, accarezzando dolcemente il suo più fedele amico peloso.

Il panda.

“E tu?

Lo desideri un mondo migliore? Dai, ti aspettiamo.

Mi raccomando fai con calma, tanto si inizia domani, insieme a tutto il resto”.