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Autobiografia

Il blocco

Di Ernesto Sparvieri - Editato da Niccolò Mencucci
Pubblicato il 05/11/2019

Una serie di impressioni

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Da laureando-tesista e completo parassita delle finanze di famiglia Talenti, Nicodemo s'era fatto prendere dalla boria troppo comune oggigiorno di scrivere, di creare una scrittura completa. Da buon figlio della favola e forse di buona donna, Nicodemo credeva che solo il Diario lo potesse rendere più attivo, più diligente e costruttivo nella sua misera vita, e solo il Diario era la misura ideale per la scrittura di Nicodemo. Più anima pigra che anima zelante, s'era ripromesso ogni giorno di scrivere una traccia, un frammento, un piccolo appunto che, insieme agli altri, avrebbe dato forma a quel Diario maledetto che ogni giorno lo chiamava alla scrittura. Ma ogni giorno Nicodemo era vittima sia di se stesso sia della città in cui viveva, nonché dei suoi abitanti e di ogni chiacchiera o evento che capitavano agli altri (lui no, lui era mediocre anche negli atti della vita: un'esistenza davvero austera, vacua, anaffettiva); come vittima, aveva il piacere di innamorarsi dei suoi carnefici e di speculare su questo amore, che fosse un libro di media qualità pensato come un capolavoro così come un evento tra gente mediocre vissuto come un'epica generazione, un'immagine della società e delle sorti italiche. E ogni giorno c'era un libro che evitava di leggere per bene, un evento da narrare come Dio voleva, una storia di cui essere un testimone: e tutto questo diventava un abbozzo, uno sketch, una descrizione, una serie di impressioni e forse anche di espressioni, se avesse voluto anche erigere quel cacchio di Diario. E così per due mesi quel progetto di Diario era diventato invece un'idea di romanzo, un ennesimo libroide da ennesimo scrittore in erba da ennesima figura pellegrina, perché, come molti, Nicodemo non se la sentiva di maturare, di accettare la sua condizione di italiano medio, di continuare con gli studi e di cercare vie all'infuori della sua scrittura puerile, imitando ed elogiando cadaveri ormai passati e inimicandosi vivi e vegeti e pronti a querelarlo se continuava a fare il gradasso con le loro opere. Se non altro s'era contenuto con la maggior parte delle persone che conosceva, e nella sua vita aveva avuto la fortuna di avere una famiglia senza troppi fronzoli romanzeschi, una normale famiglia con qualche incidente di percorso ma non necessariamente disfunzionale, anzi, era Nicodemo il disfunzionale per eccellenza in quella famiglia, ed era così disfunzionale da finire in tragedia per una semplice gengivite o da andare in nevrosi per i pensieri di una ragazza ginosessuale incontrata in quella favola non raccontata di Marina di Grosseto, ambiente che cercò di raccontare in quel Romanzo-Diario o Diario-Romanzo che fosse e che a malapena era riuscito ad iniziare tra i mesi. Attorno a lui la gente cominciava ad ammalarsi, a intristirsi, a diventare vittima anch'essa della Vita o dello spirito del Romanzo, e lui fortunato non aveva avuto il ben che minimo interesse dai due; così cercò ora di vivere ora di romanzare, e finì per fallire miseramente in entrambe le situazioni. Nicodemo era un semplice cerchio il cui inizio coincide con la fine, e come lui aveva tentato di iniziare un testo, così era arrivato a non averlo iniziato manco con il pensiero mentre la sua vita aveva finito per scrivere un libro su di lui e contro di lui, decisamente migliore del suo potenziale Diario-Romanzo, essendo la vita la più grande romanziera.

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Celai ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Bello il finale. Partirei da lì. Lo userei proprio come incipit. Il resto ha un ritmo molto lento e il tutto risulta un po' "diluito". Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Heimito ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

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Qualche "a capo" darebbe un po' di respiro a chi legge. A mio avviso è interessante il diario che diventa romanzo, ma non dici perchéSegnala il commento

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matteo giordano ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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mollissimoSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Mi sembra tanto un parlare, tanto per parlare, per scrivere, anche. Una filastrocca, che non... Filastrocca. E la chiusa?! Ironica, spero.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Bello...forse con qualche dialogo si sarebbe alleggerita la lettura. Ma è solo un'opinione.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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di Ernesto Sparvieri

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