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Narrativa

Divorami ora

Pubblicato il 10/01/2019

Quel groviglio nero che tutti abbiamo nel petto, chi più grande chi meno. Si alimenta del nostro dolore e si annulla con la nostra felicità.

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Era seduta al tavolo della sala da pranzo. La luce entrava da una finestra senza tenda. Quel blando raggio di sole invernale riscaldava il freddo della sua anima. Sul petto un groviglio nero si dimenava e la divorava a poco a poco. 

Ogni tanto qualcosa la faceva sorridere e il groviglio si fermava e il sorriso la ricostruiva piccolo pezzo per piccolo pezzo. Ma quando il sorriso svaniva il groviglio ritornava e più forte di prima. 

La ragazza a fatica si alza dalla sedia. Indossa maglione e cappotto su quel groviglio ormai parte del suo abbigliamento. Si infila le scarpe ed esce. Cammina lenta, non pensa. Ha gli occhi neri e spenti. Si trascina in un bar. Pensa che la stanchezza possa essere complice. Si prende un caffè e riprende la sua camminata. L'anima le pesa. Non sa dove sta andando, cammina e basta. 

Si siede su una panchina. Guarda il vento passare, dopo di che prende il suo tacquino in mano. Scrive. Scrive il dolore. Il dolore che la opprime e che la disintegra. Perchè è facile scrivere del dolore, è parlarne che è difficile.
Ogni parola, però, è come una pugnalata su quel groviglio nero che la divora senza sosta. 

Torna a casa e si siede sulla solita sedia in sala da pranzo. Guarda fuori il sole calare. Con esso cala anche un pezzo di se stessa. 

E' notte. Il pavimento sotto di lei inizia a crollare, lei non si smuove. Il groviglio nero la sta divorando velocemente e poco sta rimanendo di lei. Il pavimento crolla, ma la sedia su cui è seduta rimane su.
Il groviglio nero divora anche l'ultimo pezzo della sua anima. Di lei non rimane niente. La sedia cade anch'essa e il groviglio nero scoppia. Nella stanza rimane solo un minuscolo bagliore fermo lì proprio dove prima la ragazza era seduta. 



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