Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Storico

Il Burcio

Pubblicato il 14/04/2021

Il cimitero dei burchi si trova a Casier di Treviso, in un’ansa del fiume Sile. Qui, nel 1974, i “barcari” abbandonarono le loro navi (i burchi), dopo che anche le ultime attività produttive si convertirono, dopo secoli, per i loro approvvigionamenti, al trasporto su gomma.

38 Visualizzazioni
15 Voti

La nuova casa avevamo appena finito di comprarla. Una casa grande, finalmente; dove potevamo vivere tutti insieme, quattro famiglie. E i nonni. Eravamo più di venti.

Mio padre partiva spesso, il fiume se lo portava con la sua barca e non sapevamo mai quanto sarebbe stato via. Spesso tornava a sera tardi, quando noi bambini già dormivamo. E allora, quando la mattina ci svegliavamo, tutti noi fratelli, guardavamo il piatto di ceramica bianco, sul tavolo, in mezzo alla stanza da letto. Se nel piatto c’erano tre caramelle voleva dire che il papà era tornato. E allora via di corsa (dopo aver mangiato le caramelle, naturalmente….) nel lettone di mamma e papà per abbracciarli e stare un po' al calduccio con loro sotto le coperte.

Era appena finita la scuola quell’anno. Io, Anna e Riccardo eravamo emozionatissimi quel giorno. Per la prima volta salivamo nella grande barca con papà, a consegnare le merci caricate la sera prima. Anche la mamma era con noi. Lei cucinava, faceva le pulizie. Papà lasciò a casa il mozzo, Pasquale. Di solito toccavano a lui questi lavori. Ma con la mamma a bordo era come stare casa. Di Pasquale non c’era bisogno.

Attraversavamo l’immenso fiume Po. Appena tolto l’ormeggio, ricordo, siccome avevano tutti un gran daffare e io ero così piccolo e nessuno mi poteva badare, mi legarono all’argano di prua con delle cime. Di modo che non potessi cadere fuori bordo. Ero emozionato, col pensiero e il fiato che non riuscivano a liberarsi. Ma nulla intorno riusciva a sfuggirmi.

Il nostro burchio navigava sicuro. Affrontava tranquillo le grandi curve che faceva il fiume. Dalla barca vedevamo bambini e adulti sulle sue rive. Tutti a fare cose. Si vedevano, lontani, i campanili dei paesi. La loro cima spuntava dai boschi. E uccelli che planavano, pesci che schizzavano e muovevano l’acqua in superficie. Il vento che accarezzava il viso e quell’odore di fiume, i colori. E i misteri che immaginavamo si nascondessero in quelle acque, pronti ad emergere all’improvviso. I rumori della notte….

Dopo il caffè d’orzo appena svegli, la merenda delle 9 era un miracolo che prendeva forma e spazio: polenta abbrustolita e fette di pancetta di maiale salata. Mangiavamo il pesce che si pescava, o che compravamo dai barcaroli che incontravamo nell’acqua. Era un’emozione buttare gli ami dalla barca. Dopo qualche tempo che li avevamo lanciati, correvamo eccitatissimi a tirarli a bordo. E c’erano carpe, ghiozzi, anguille, storioni. Mangiavamo zuppe di pesce freschissimo. Buonissime, con la polenta a farci compagnia. Ma la minestra di pasta e fagioli col cotechino che faceva la mamma era il richiamo più dolce.

Andò tutto bene quella volta. Due settimane di viaggio durante le quali il burchio è stato la nostra casa e il fiume le braccia su cui poggiava. Una favola felice per noi bambini. Ma fu così che imparai piano piano a guidare la barca, a fare commercio; vivendo poi viaggi più difficili, angosce, paure, difficoltà. I fermi interminabili, quando il vento si spegneva; il vento di bora che non potevi nemmeno uscire sul ponte, il ghiaccio; le piene del fiume e la siccità, con il burchio, carico di merce, adagiato sul letto del fiume. Dolente, come la balena arenatasi che ansima per non riuscire a disincagliare l’alito che le dà vita.

Fuori da questa natura fatta di albe rosse e tramonti infuocati, di terreni che affiorano dalle lagune, di vegetazioni sommerse, boschi di allori, frassini, che ti accompagnano dalle rive, intanto, le strade iniziavano a tagliare il paese. Potenti motori su gomma trasportavano merci a velocità sempre crescenti.

Oggi, ho detto a Giovanni, oggi affondiamo la barca. Oggi l’affondiamo. Questa casa tra il fiume e la terra non ha più un senso. Non serve ormai. Come viene lasciato affondare tutto ciò che ha equilibri diventati insostenibili, che vive in un mondo di mezzo che ha natura profonda e che è faticoso leggere. E vivere. E far fruttare. Un mondo che è diventato privo di senso, alieno, e che fa paura ormai.

Devi sapere, Giovanni, che Dante incontrò all’inferno il mostro Gerione, un essere demoniaco che aveva il volto di un uomo, le zampe di un leone, il corpo di un serpente e la coda biforcuta che terminava con aculei da scorpione. Un essere infido, ingannatore. Gerione stava in una terra di mezzo, cioè stava, scrisse Dante, “come talvolta stanno a riva i burchi, che parte sono in acqua e parte in terra”. Montati sopra di lui Dante e Virgilio vennero traghettati attraverso il vuoto, nel buio inferno.

Ed eccola oggi, Giovanni, la mia vita di sempre: il burchio, il mostro Gerione. Il mito, da ora e per sempre imprigionato nel suo inferno.

Logo
4623 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (15 voti)
Esordiente
12
Scrittore
3
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large altro mondo.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente
Large thumbnail.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Frato ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo racconto Caio. Non solo per il sapore didattico su un tempo ormai scomparso. Soprattutto, invece, per l'amore che trasuda per cose che riempivano una vita e che ora sembrano (dico 'sembrano') di nessuna importanza. Complimenti, Ciao, Roberto.Segnala il commento

Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large 20210427 021713.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large 20210422 011503.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
Large 195c7c5a e533 438e 9500 78317f6489ab.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente
Large 76e0ca22 4ac9 4d31 b240 d8aa491b4df9.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

BenvenutoSegnala il commento

Large img 20190702 wa0006  2  2.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
Aatxajzt7nsl rzh7o6rq5jptmxfuictattxrdrhbzfn=s50 mo?sz=200

Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
Large paze.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Elisa Bertinelli ha votato il racconto

Esordiente
Large bbbbbb.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

. ha votato il racconto

Esordiente
Large 7b46ed85 4004 4f09 b544 86323d274390.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Non sono sicura che ci stia bene il paragrafo finale, quella nota su Dante. Per il resto mi è piaciuto molto. Al di là del valore storico, interessantissimo, ha un ottimo ritmo, scivola proprio sull'acqua. Ah, benvenuto!Segnala il commento

Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
Large img 2435.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Barbara ha votato il racconto

Esordiente
Large paolo basso foto.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Paolo Basso ha votato il racconto

Scrittore
Large default

di caio bongiorno

Esordiente
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work