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Narrativa

Il camino

Pubblicato il 25/01/2021

Il fuoco ardeva calmo, con i suoi colori caldi, spaziando dal giallo, all’arancione e al rosso. La bambina rimaneva incantata da quante sfumature di colore si potessero creare.

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Caterina aveva lo sguardo rapito dal crepitio del camino. Era seduta a gambe incrociate sul pavimento. Le calze bianche, che con tanta premura le aveva messo la mamma la mattina, si erano chiazzate di nero. Suo padre l’aveva avvertita: “Caterina non sederti a terra vicino al camino, ti sporcherai i vestiti. Sentirai tua madre quando torna”. Ma a niente era servito.

La casa dei nonni era magica. Ma ciò che destava di più l’attenzione della bambina era il fuoco acceso. Non vedeva l’ora che fosse inverno per scaldarsi le manine e osservarlo.

Il nonno incastonava la legna all’interno del camino impilando la più grossa ai lati e le più piccole al centro, prendeva con la pinza un quadratino bianco che emanava un forte odore di benzina, con l’accendino gli dava fuoco e lo inseriva sotto la catasta. In pochi minuti i pezzi di legno diventavano neri.

Se nel camino c’era legna proveniente dagli alberi di castagno, la nonna l’avvertita di non mettersi troppo vicina altrimenti si sarebbe potuta bruciare i vestiti con il continuo scoppiettare.

Volavano in giro per casa dei minuscoli pezzetti di carbone che una volta pestati facevano diventare il pavimento a strisce nere. La nonna, con infinita pazienza, cercava di toglierli prima che qualche piedino, o piedone, potesse fare il danno.

Il nonno era seduto a tavola e stava incidendo con il coltello le castagne, per non farle scoppiare, mentre la nonna si muoveva con i mestoli in mano. Caterina non vedeva l’ora di sedersi vicino al nonno e guardarlo cuocere le caldarroste. Prendeva un treppiedi dalla cantina lo posizionava al centro del fuoco e ci metteva sopra la padella bucherella con all’interno un mucchietto di castagne. Ogni tanto afferrava il manico e gli dava qualche colpo su e giù per girarle. Quando la buccia diventava nera nera erano pronte. Lei non riusciva mai a sbucciarle, aveva le manine troppo tenere, le dicevano, ed era così fortunata che le mangiava già belle pulite senza né scottarsi né sporcarsi.

Quel giorno non ce n’era motivo di tenere il vetro abbassato per non bruciarsi. Il fuoco ardeva calmo, con i suoi colori caldi, spaziando dal giallo, all’arancione e al rosso. La bambina rimaneva incantata da quante sfumature di colore si potessero creare.

La nonna fece cenno con la testa al nonno. Loro si capivano così, senza neanche parlare. Era il linguaggio di chi si conosce talmente bene che le parole diventano superflue. Il nonno aveva capito al volo ed era scomparso nella camera da letto che una volta era stata del papà.

“Guarda Caterina c’è un regalo per te”, il nonno portava una scatola incartata di rosso.

La bambina si voltò di scatto alla parola regalo “Un regalo per me? Ma non è il mio compleanno”.

La nonna si avvicinò al nonno e si scambiarono un sorriso complice. “I nonni mica fanno i regali solo al compleanno” scherzò la nonna. Il nonno posò il pacco a terra, vicino al camino.

La bambina lo studiò pensando a cosa potesse essere. Scorse le dita sulla carta, seguì il contorno per scrutarne la forma “Che cos’è?” si rivolse alla nonna.

“Aprilo su” il nonno gli diede una pacca affettuosa sulla spalla.

La bambina tirò un angolino di carta fino a strapparla tutta. La sua bocca si spalancò e gli occhi le si illuminarono. Si lanciò sui nonni, che stavano seduti vicini sul divano, e li abbracciò stretti

“Grazie nonno, grazie nonna. È un regalo bellissimo. Il più bello che avessi mai ricevuto”.

I nonni ricambiarono l’abbraccio e la guardavano orgogliosi. Gli diedero un bacio sulla testa e la lasciarono esplorare il suo nuovo regalo.

La bambina si inginocchiò a terra, osservò la superficie di legno lucida con inciso il suo nome.

I nonni le avevano regalato un piccolo sgabello di legno per sedersi vicino al camino quando andava a casa loro. Caterina provò la sua seduta sorridendo. Fece diverse prove, si alzava e si sedeva di continuo guardando con estasi il suo nome ricamato nel legno “È bellissimo”

“Così non dovrai più sederti sempre a terra sporcandoti le calze”

“E potrò guardare il nonno quando accende il fuoco o cuoce le caldarroste” batteva le mani entusiasta.

Caterina rimase seduta sullo sgabello finché la nonna non la chiamò a tavola per il pranzo. Era così emozionata di avere il suo posto personalizzato che non voleva più separarsene. Si alzò a malincuore, gli lasciò una carezza e salterellò fino alla tavola imbandita con le squisitezze della nonna.

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Brivido_giallo ha votato il racconto

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Lúthien ha votato il racconto

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Il racconto è molto carino ed è tenero il punto di vista della bambina, entusiasta di piccole cose come il fuoco nel camino o uno sgabello con il suo nome. E' un peccato che ci siano alcuni errori dovuti probabilmente ad una fase di editing affrettata. Te ne segnalo alcuni: - 'incastonava la legna all’interno del camino impilando la più grossa ai lati e le più piccole al centro': la più grossa e la più piccola, oppure i pezzi più grossi e i più piccoli - 'Il più bello che avessi mai ricevuto': trattandosi di discorso diretto, la forma giusta del verbo è 'abbia', altrimenti la frase dovrebbe essere riportata come discorso indiretto (Caterina disse che era il più bel regalo che avesse ricevuto) - 'Gli diedero un bacio sulla testa': Caterina è una femmina, quindi 'le' diedero. Ci sono altre piccole imprecisioni di forma, magari la prossima volta fai leggere a qualcuno il tuo racconto: un occhio esterno può aiutare molto a notare particolari che, anche dopo mille riletture, all'autore sfuggono. In bocca al lupo!Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di JessicaM

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