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Narrativa

Il carretto rosso

Di CKC
Pubblicato il 11/11/2017

Sul marciapiedi, davanti a me, un uomo anziano trascina un carretto della spesa. Fa fatica a camminare, o meglio, cammina con un passo strano. Gambe lunghe, magre, incedono a un ritmo blando, quasi meccanico. Lo osservo mentre allungo il passo. E mi chiedo cosa ci sarà mai lì dentro.

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Esco di casa per andare al lavoro. Sul marciapiedi, davanti a me, un uomo anziano trascina un carretto della spesa. Fa fatica a camminare, o meglio, cammina con un passo strano. Gambe lunghe, magre, che incedono a un ritmo blando, quasi meccanico. Lo osservo mentre allungo il passo. Sto correndo, anche oggi in affanno come tutti i giorni della settimana: l'autobus passerà tra poco.

"Buongiorno" dico mentre lo affianco.

"Buongiorno a lei", dice l'uomo. Poi mi guarda da sotto una spessa coppola in lana.

Fa freddo. I nostri sguardi si incrociano per un attimo e quell'attimo è sufficiente per il passaggio non verbale di una marea di emozioni. Se si lascia aperto il cuore le cose circolano, vanno verso l'esterno e con altrettanta facilità entrano. Le emozioni altrui si mescolano alle nostre.

"Oggi è particolarmente freddo, vero?" dice.

" E già. In montagna pare sia nevicato”.

Adesso camminiamo sul marciapiede, fianco a fianco.

“Posso darle una mano? Se vuole posso aiutarla” dico.

L'uomo si ferma per una frazione di secondo e poi continua a camminare.

“Grazie, lei è molto gentile. Ma quello che trasporto non lo posso affidare a nessuno”.

“Ah, se è così” dico “capisco”. 

In realtà no, non non capisco. Abbasso lo sguardo e osservo il carretto che è un po' consunto, di un color rosso sbiadito. Si vede che è stato usato a lungo. Intanto siamo arrivati alla fine del marciapiede. L'uomo percepisce il mio silenzio, il mio sguardo leggermente indagatorio.

“Non volevo essere sgarbato” dice. “Ma ci sono cose nella vita che occorre accompagnare personalmente. Oggi tocca a me, anche se non avrei mai voluto che venisse questo giorno”.

Arriviamo in prossimità della fermata dell'autobus. Da lì a poco sarei dovuta salire sul bus che ogni mattina mi lascia a due isolati dall'ufficio dove lavoro.

L'uomo si ferma e io faccio la stessa identica cosa. Gli sorrido come se volessi lanciargli un messaggio di approvazione sul suo intento che non conosco, ma che ora vorrei tanto sapere. La mia curiosità cresce a dismisura.

Lui si china e sposta di lato la tela di chiusura del carretto e mi invita a guardare dentro.

Sul fondo, ben composto, c'è il corpo di un gatto. Un micio bianco e nero, proprio come il mio Gigio che ho appena lasciato a scaldarsi sotto al termosifone del salotto. Solo la mascherina bianca sul muso è poco più grande. Semi avvolto in un morbido asciugamano che in origine dev'essere stato di un bel verde acceso. 

"E' morto stanotte" dice l'uomo. "Io e lui abbiamo passato assieme quattordici lunghi anni. Si chiamava Silvestro. Se lo ricorda lei Silvestro, il gatto dei fumetti?".

Resto immobile a fissare Silvestro che, altrettanto immobile, se ne sta sul fondo del carretto rosso sbiadito.

"Era un bel gatto" dico un po' stupidamente. "Assomiglia vagamente al mio Gigio".

Nel mentre vedo il bus che svolta prima della mia fermata.

"Corra" mi dice l'uomo, "altrimenti arriverà in ritardo. Io porterò il mio amico a casa di mio figlio e lo seppellirò in giardino".

"E' una buona cosa. Credo che Silvestro ne sarebbe contento" dico non sapendo bene cos'altro aggiungere.

"Contento lo sono anch'io" dice l'uomo. "Così facendo posso pensare di non gettare nella spazzatura il corpo del mio Silvestro". 

Poco prima di concedarmi mi verrebbe da abbracciarlo. 

"Vede, lui è morto" dice "ma il bene non si cancella con niente, neppure con la morte".

"E già" dico "lo sa che ha proprio ragione? Buona giornata".

Corro e salto sul bus, al volo. Una lacrima mi riga il volto mentre penso a chi s'è scordato di me mentre ancora sono in vita, ancora ci sono e respiro la stessa aria di sempre. Guardo indietro, fuori dal finestrino e vedo l'uomo che arriva dall'altra parte della strada. Nel passarmi una mano sugli occhi rivedo il corpo immobile del gatto. Il bus sobbalza, affronta un'altra rotonda prima di effettuare una nuova fermata. Mi sposto più avanti, salgono altri passeggeri che a fatica trovano posto. L'immagine di prima pian piano sfuma mentre penso che un giorno anch'io vorrei essere accompagnata come Silvestro. Così mi basterebbe essere: dentro un carretto sbiadito, ma con tutto quell'amore attorno».

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