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Poesia

Il cassetto degli spaghi dei regali

Pubblicato il 01/08/2022

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10 Voti


La colonna d’aria leggera 

mi porta di sera 

qualcosa di fresco 

è un’anima buona

(un soffio, neshamà, ci fece uomini vivi)

e non ve li racconto i fatti miei

neppure per rimando o allegorie o parabole o non detti ben piazzati da interpretare

qui si scrive tutto ma a riassunto del riassunto


i fatti degli altri mi interessano

quelli di chi sa raccontarli bene

e crede nella propria storia, crede nella propria unicità


restare attaccati a sé stessi

vedrai che la narrazione ne consegue e si fa epica come quando la nonna racconta i fatti di prozii morti in stile aedo greco cogli epiteti, i mantelli, le sere tempestose, i mendicanti, i viandanti, i terremoti, i ritorni dalla guerra, gli sposalizi sontuosi e tutto quanto


qualcuno in sogno ha buttato nel cesso alcune cose mie, cose importanti

erano cose di plastica e di carta

ho dovuto ripescarle a mani nude arrabbiandomi con lo sconosciuto buttatore di cose nel gabinetto

forse era una buttatrice non si è scoperto chi fosse che mi aveva combinato il casino

si trattava di moduli, scritture private scadute, fogli stampati da pdf, 

per quanto riguarda le plastiche c’era un leggìo rotto e componentistica di utensili fuori produzione, introvabili ormai

non si capiva neppure perché fossero cose così importanti

non assurgevano neppure al rango di carabattole da portarsi nel borsone in caso di trasloco

si sarebbero detti materiale per decluttering

persona sensata avrebbe buttato

tali scorie domestiche differenziandole prima


invece io le ho sempre schiaffate - le cose così- nel cassetto degli spaghi dei regali e dei nastrini delle bomboniere, delle partecipazioni pompose scritte a ghirigoro e mai in Arial 12, delle palline di Natale non in nuance

è soggettivo il confine tra il souvenir e la spazzatura


quella cucciola magra, brutta e malaticcia nascosta sotto al letto l’ho portata in braccio a guardare le vetrine dei negozietti di souvenir c’era la banda che suonava

forse era la festa dei Santi Medici

a fine settembre e mi diceva la cagnetta senti non mi piacciono i negozietti, non mi comprare i fischietti di terracotta e le mattonelle sottopentola

torniamo a casa

e grazie che mi hai presa in braccio

e grazie che mi hai tenuta vicino al collo

se non il punto dolente

(di ferita narcisistica non se ne parla nemmeno, si tratta di persona estroflessa, eteroconcentrata, anzi eterodiluita)

il punto debole, il cruccio, la malattia, le lacune del programma, i quaderni incompleti, i pessimi ricordi

il tutto come una frammentazione irriferibile 


ritagli di carta di giornale di lavori femminili, un fiore ricamato sulla tovaglietta, un cestino di frutta ben disposto, una ricetta con gli avanzi, una coperta facile che la fanno all’uncinetto ad occhi chiusi anche le poco esperte, in un battibaleno,

cose così.

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Commenti degli utenti

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omALE ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Qui ha un altro suono, più spazio in cui muoversi per arrivare al lettore. Confermo il commento lasciato altrove. Concordo con Sara: "è da scoprire, rovistare".Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ma bella… è tutta da scoprire, rovistare Segnala il commento

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ernesto b. ha votato il racconto

Esordiente

mi spiace, ma non sono riuscito a leggerla.Segnala il commento

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ill0gica ha votato il racconto

Esordiente

L’ho letta e ho dovuto pensarci. Poi ho compreso che il testo della poesia incarna il titolo, leggerla è come aprire il cassetto degli spaghi, dove di solito si accumula tutto ciò che il soggetto (“è soggettivo”) ritiene indispensabile. Sulla base di questa lettura (che è e resta personale), non c’è una virgola di troppoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

-----Tuttavia si scrivono anche testi che si pensano profondi, duraturi che qualcuno ha l'incoscienza di autodefinire "poesie". Se ne fa un'auto ragione, e si incazza se non trova un riscontro sociale che tanto riempie le sue mancanze (magari li cancella se non raggiungono il numero di voti adeguato per non sporcare la classifica), e si prende pure la briga di farsi "vivo" per scrivere (poesia?) senza nemmeno (per una forma minimale di rispetto) esprimere le motivazioni dei suoi dubbi pure legittimi. Ma questo è, e mi riferisco al non commento (abitudine assai diffusa qui) di chi mi ha preceduto. E tanti sorry naturalmente------- Nel merito di questa sua, cara "Un fiore" , e nei limiti dello scrivibile per ragioni di spazio e di contesto, la trovo molto interessante (per me medesimo) e compiuta in una forma espressiva contemporanea. C'è nel suo dire un pensiero economico di base che si esprime in un discorrere articolato, senza forzature formali, versatile e plastico. L'atteggiamento che in questo testo prende la parola è acuto in una attiva ridefinizione del canone poetico, del corpus, della tradizione che si fa censura, "offrendo una merce di cui manca la domanda" (Sanguineti -Sopra l'avanguardia- 1963). Complimenti sinceri e anonimi.Segnala il commento

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Emil Moltenis ha votato il racconto

Esordiente

Molta roba forse anche troppa per me (poesia?). SorrySegnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Evocazione, suggestione. Uno scritto di altissimo valore, assoluto, senza ostentare nella forma e nel linguaggio. Incantato Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Senza il superfluo non avremmo pensieri divaganti, svolazzanti come le farfalle dalla primavera all'estate. Nella testa avremmo monoliti, sassi spigolosi, ciottoli lontani dal ricordo del fiume... Bella, articolata, anche un po' (direi...) scocciata di sentire sempre come il bisogno di giustificare i propri (apparenti) punti deboli... Ciao!Segnala il commento

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di Un fiore

Esordiente
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