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Narrativa

IL CECCHINO

Di CLAUDIO - Editato da CLAUDIO
Pubblicato il 07/07/2021

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Gli ufficiali, devo colpire gli ufficiali perché la loro perdita demoralizza il gruppo e rimangono senza una guida.

Respiro profondamente, devo stare calmo e rilassarmi altrimenti il colpo non va a segno. Ripenso alla mia posizione su questa altura e se sono abbastanza mimetizzato con tutti gli arbusti posti sull’elmetto, sento il vento e cerco di capire la distanza che mi separa da quel plotone.

Sono molto vicino, circa 100 metri.

Dal mirino telescopico vedo chiaramente tutto, sono molto vicini e stanno mangiando le loro razioni ma non riesco a vedere alcun ufficiale.

Decido di aspettare, non c’è fretta.

Non so quanto tempo è passato ma mi allerto perché è arrivata un auto, vedo quei soldati irrigidirsi e fare il saluto militare all’uomo che scende dall’auto…. È un ufficiale.

Mi preparo, respiro piano, inquadro nel mirino l’ufficiale e seguo i suoi spostamenti, è fermo, sta parlando a quel plotone, penso “adesso!”; tocco amorevolmente il grilletto del mio fucile, respiro e poi trattengo l’aria. Tiro il grilletto e il mio fucile risponde con un leggero rumore, vedo l’ufficiale che cade per terra tra schizzi di sangue dalla testa.

Vado via subito dalla mia altura strisciando, la reazione di quel plotone sarà violenta!

Torno alla base e mi dirigo alla tenda della mia Compagnia, entro e vado subito alla mia branda e, con cura, appoggio il mio fucile al muro..vicino a me.

“Ehi Carrige, quanti oggi?” mi chiede il vicino di branda, “Uno, un ufficiale”, “caccia grossa eh, Carrige?” risponde e torna a leggere il suo libro preferito.

Entra nella tenda il nostro Sergente urlando: “Carrige, prepara tutta la tua roba e vai alla pista, hai dieci minuti! Vai a casa per due settimane! Sbrigati!”.

Sono sull’aereo, il viaggio sarà lungo, mi metto comodo e cerco di dormire un po'.

Mi avvio nel vialetto di casa ed apro la porta, ...silenzio. Anne non c’è. Vado in cucina e vedo che sul tavolo sgombro spicca un foglio con un posacenere sopra. Mi avvicino, comincio a sudare; prendo il foglio e vedo che c’è scritto solo due parole: “Non mi cercare”……….

La mia mente comincia a vacillare, a rifiutare quello che letto. Sono stordito, esco dal corridoio e vicino al telefono vedo una busta, la apro come un automa e leggo: “Avviso di sfratto”.

Lancio per terra quello schifo e mi butto sul divano.

Sono scosso, mi viene in mente l’ufficiale che ho ucciso e penso che adesso sono come lui.

Sono passati due giorni, la sera vado al bar di John, non è un gran bar ma lì trovo la feccia della città, gente che non ha più una vita civile: puttane, ubriaconi e malavitosi. Lì però mi sento a mio agio, anche io oramai non ho più niente, Anne è andata via e fra poco va via anche la mia casa.

Qualche volta vado anche al parco, la sera, quando non ci sono le famiglie con i bambini ma soltanto persone come me, sole e sbandate.

E’ passata una settimana, bussano alla porta, apro e vedo un agente della polizia che dice: “Cerco il sig. Carrige, è lei?”… rispondo di si, “ecco” continua questo “mi deve seguire in Centrale” fa segno con la mano verso l’autopattuglia parcheggiata davanti la mia casa.

Lo seguo.

Mi portano invece al Tribunale, udienza immediata mi dice il poliziotto, li seguo come un cagnolino oramai la mia mente non pensa più, accade tutto così in fretta che non mi interessa più di niente.

Il Giudice mi guarda con un aria saccente, si pavoneggia il tipo, e dice: “Lei è accusato di aver sottratto senza pagare due bottiglie di birra ed un hamburger congelato dal bar John, pertanto ai sensi degli artt….” e snocciola una serie di articoli di Legge… “… la condanno a quattro mesi di prigione da scontarsi non appena depositerò la sentenza fra un paio di settimane, vada pure via adesso”

Sono sull’aereo militare che mi riporta alle zone di guerra, alla mia base dove sono dislocato.

Entro nella tenda della mia Compagnia, qualcuno mi dice: “Ehi Carrige, ma non dovevi star via due settimane?” “Ho chiesto al Colonnello il rientro anticipato e lui ha acconsentito”.

Mi preparo, respiro piano, inquadro nel mirino l’Ufficiale……..

E’ questa la mia vita oramai.

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lucadip ha votato il racconto

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Jhonny ha votato il racconto

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GIULIA ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Sì, ribadisco Doktor, valeva qualche battuta in più, ma buonoSegnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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troppo rapido, forse, ma l'idea è buona.Segnala il commento

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di CLAUDIO

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