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Narrativa

Il cielo di Londra

Pubblicato il 23/05/2020

Il dolore di un uomo

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Terso. Questa sera il cielo di Londra è terso. L’uomo dal completo stropicciato e il viso stravolto si appoggia al davanzale della finestra. Si è preso l’abitudine di osservare il cielo ogni sera, appena tornato dal lavoro. Chiude a chiave la porta d’entrata, non si toglie le scarpe e si dirige con passo stanco verso la piccola finestra del suo monolocale al trentatreesimo piano del grigio e malandato grattacielo in cui vive.

Gli è stato detto che nelle sue condizioni è importante crearsi delle piccole routine quotidiane. È importante per mantenere un certo ritmo, aveva detto l’analista. Per riacquistare una rete di contatti sociali. Si compri un cane. Faccia sport. Frequenti un bar. Lui ha scelto di guardare il cielo. Non lo ha detto a nessuno, probabilmente suonerebbe ridicolo. E di suonare ridicolo lui si è rotto i coglioni.

Lo credono pazzo, certo, ma a lui non importa: aveva una rosa un tempo e non si arrenderà a chi gli sputa in faccia che gli è stata strappata di mano per sempre. Gli importa solo di riuscire a fare l’essenziale per campare: alzarsi la mattina e andare a lavorare. Chiamalo poco, dopo quello che è successo, pensa, mentre una folata di vento gelido gli punge il viso e una coltellata di dolore gli penetra dritta nello stomaco.

È settembre, il freddo si avvicinava a passi lenti, ma risoluti. Da giovane odiava il freddo, lui che era cresciuto in Sicilia e pure Milano gli sembrava il Polo Nord. Ma ora è tutto indifferente, alla sua mente, ai suoi sensi. Freddo, caldo, neve, sole, pioggia. Non ci fa più caso.

Una tragedia come la sua succhia via la vita da dentro. E quando l’anima è completamente vuota ci caccia dentro quanto più dolore possibile. E poi ansia, panico, le unghie affondate nel viso, il senso di colpa. Se solo fosse stato più attento…

E se ogni giorno si alza e esce di casa cercando di calpestare il dolore lungo la strada, se lui e Anna non si rivolgono più la parola, se ogni sera alza gli occhi al cielo una ragione c’è. C`è che il cielo è uno solo per tutti e quando alziamo lo sguardo verso quel velo lontano siamo tutti un po’ più vicini.


Andò in bagno e vomitò.


Cosa si fa per amore? L’uomo dagli occhi stanchi e l’aspetto trasandato ne è certo: non ci si arrende, anche se andare avanti comporta essere ritenuto un pazzo.

È seduto nella sala d’aspetto dello studio legale in cui ha un appuntamento, di fronte a una grassoccia signora di mezza età. Quando è entrato lei gli ha rivolto un fugace sguardo di disprezzo, soffermandosi sulle sue scarpe sporche per poi voltare lo sguardo verso la finestra.

Anche lui volta lo sguardo verso la finestra. Là fuori, uno sciame di vite viaggia giorno per giorno, mietendo chilometri. Là fuori milioni di vite normali, di gioie, di dolori che vengono e che passano, di colori che si alternano seguendo l’umore della vita.

Lui invece rimane fermo. A partire da quell’attimo di quattordici anni prima quando il mondo non aveva smesso di girare, ma lui era rimasto fermo. Ancorato a una coltellata.


Il sole filtra dalle tapparelle chiuse, ma Samira non si sveglia. Lei è al mare. I piedini sulla sabbia umida. Un leggero solletico sulle cosce un po’ cicciotte che non vogliono stare sull’asciugamano e le piccole braccia che vanno su e giù freneticamente, mentre con l’indice indica cose che non ci sono. Sulla schiena preme il peso caldo di due mani forti. Una voce indistinta, ma stranamente familiare le parla all’orecchio. E lei si sente improvvisamente così felice che comincia a correre sulla riva, infinita distesa deserta. Corre, corre e ride mentre le onde baciano il mare e il vento le scompiglia i capelli, che si attaccano al viso appiccicoso. Corre, corre e salta dentro a quel limbo caldo, protetto e sicuro. Corre, e qualcuno corre dietro a lei.


“Lei mi capisce, io ho fatto il possibile per rappresentare i suoi interessi, ma le autorità si sono dimostrate irremovibili Insomma le devo comunicare che le autorità hanno nuovamente negato la necessità di riaprire le indagini.”

L’uomo dagli occhi stanchi e l’aspetto trasandato sente la rabbia montargli dentro.

“Avvocato!” Sbotta, piantando il palmo della mano sulla scrivania. “Nessuno ha mai constato nulla, il corpo non è mai stato ritrovato!”

Afferra la sedia con foga, ci si lascia cadere e scoppia a piangere.

“ Se solo non mi fosse scappata dalle mani, in tutto quel casino…”


Samira entra in bagno e squadra lo specchio. Non somiglia per niente a sua madre.


L’uomo dal completo stropicciato e il viso stravolto chiude a chiave la porta d’entrata, non si toglie le scarpe e si dirige con passo stanco verso la piccola finestra del suo monolocale al trentatreesimo piano del grigio e malandato grattacielo in cui vive. Prima di puntare lo sguardo al cielo fissa per un istante il quadro appeso alla parete spoglia. È piccola, ha gli occhi vispi e il sorriso di chi ha appena giocato a calcio in riva al mare con papà. Somiglia così tanto a Anna.


Samira si volta verso la finestra del bagno. Oggi il cielo di Madrid è soleggiato.

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Franco 58 ha votato il racconto

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Graziano ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Sei brava a emozionare. Piacito moltissimoSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Zeta Reader ha votato il racconto

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mi piace il contrasto inizio-fine, terso-soleggiato, Londra-Madrid :) evviva il soleSegnala il commento

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Claudia Bucci ha votato il racconto

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Emozioni. Brava!Segnala il commento

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di Catemilia

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