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Narrativa

Il diario

Pubblicato il 17/05/2020

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Marco chiuse il motorino e guardò l'orologio,

Era in ritardo. Proprio il giorno in cui alla prima ora c'era l’architetto Bovo, l’insegnante di storia dell'arte.

Marco non aveva mai capito perché una persona con uno studio ben avviato come il suo facesse l'insegnante in un liceo. Sicuramente non per passione. Bovo si limitava a far leggere ad alta voce il libro di testo, senza spiegare nulla né interrogare.

O meglio, Bovo interrogava sempre e solo lui, Marco, colpevole, all'inizio dell'anno scolastico, di avergli fatto una domanda e di aver mostrato davanti a tutti la sua totale impreparazione.

Da quel momento era diventato il suo bersaglio e, nonostante le sue risposte fossero in genere corrette, Bovo trovava sempre il modo di umiliarlo e di dargli un giudizio insufficiente che, giunti ormai alla fine dell'anno scolastico, era diventato una condanna.

Marco sarebbe stato il primo rimandato in storia dell'arte del suo liceo.

Alla fin fine, però, tutto questo non aveva molta importanza.

Ad agosto la sua famiglia si sarebbe trasferita a Roma.

L'esame lo avrebbe sostenuto lì, e Bovo non lo avrebbe più rivisto.

Marco entrò di corsa e si diresse verso la sua classe, sperando che anche il professore avesse passato la notte a guardare le Olimpiadi di Los Angeles e fosse più in ritardo del solito.

Lo era, ma non a sufficienza.

Entrarono in aula simultaneamente. Marco ebbe appena il tempo di appoggiare sul banco lo zaino e le chiavi del motorino che la voce di Bovo riecheggiò nell'aula, zittendo tutti.

“Rossi, venga che è il momento dell'interrogazione. Vediamo se questa volta riesce a prendere un voto decente, venga Rossi, non mi faccia perdere tempo”.

Marco fu sul punto di protestare. Ricordava che Bovo aveva detto che non avrebbe più interrogato e che i giudizi erano già stati scritti, visto che non aveva più tempo da perdere con quelle sciocchezze.

Il suo studio aveva una scadenza urgente da completare.

Poi ci ripensò. Un'ulteriore umiliazione non avrebbe cambiato nulla.

Si diresse verso la cattedra.

“Allora Rossi, vediamo se questa volta riesce a dirmi qualcosa di sensato” disse Bovo sogghignando. “Mi parli della storia e dell'uso della chiave di volta”.

Non era una domanda difficile, pensò Marco, forse lo avrebbe ascoltato e gli avrebbe dato finalmente un bel voto. Iniziò a rispondere.

“La chiave di volta è una pietra posta al vertice di un arco o di una volta che…”.

Alzò gli occhi per vedere le reazioni di Bovo e vide che, come al solito, stava giù leggendo un famoso quotidiano sportivo.

Deluso, riabbassò lo sguardo e, in quell'attimo, decise che era arrivato il momento.

Era l'occasione giusta per fare quello che, per la sua timidezza, aveva sempre rimandato nel corso di tutti quei mesi.

Fece una pausa, poi ricominciò a parlare.

“Ma, per me, la chiave di volta è un'altra cosa. Molto più importante. Per me è la chiave che tu, Silvia Volta, usi per chiudere il lucchetto del tuo diario. Io, Silvia, vorrei avere quella chiave, vorrei leggere se mi hai mai dedicato un pensiero, una frase, un'emozione, perché io, Silvia, ti ho amata dal primo giorno che ti ho vista entrare in classe e non ho mai avuto il coraggio di dirtelo.

Silvia, ti prego, aprimi il tuo cuore come ho fatto io adesso”.

Rialzò lo sguardo verso la terza fila, verso il banco di Silvia.

Il banco era vuoto. Aveva scelto l'unico giorno in cui lei non era venuta a scuola. Il giorno perfetto per perdere la sua dignità.

Tutti scoppiarono a ridere, attirando l'attenzione di Bovo profondamente immerso nella lettura dei commenti alle gare di atletica leggera.

Gli occhi di Marco si riempirono di lacrime.

“Sono un disastro in tutto quello che faccio” pensò, prima di uscire di corsa dall'aula, ignorando le urla di Bovo.

Tutti ammutolirono e rimasero immobili.

Tutti tranne Elisa, la compagna di banco di Marco.

Senza dire nulla, Elisa si alzò, prese le cose di Marco, e lo raggiunse in cortile.

“Marco, lo zaino e le tue chiavi” gli disse.

Lui le prese. Vide che ce n'era una in più.

“Grazie Elisa, ma questa cosa è?”.

“La chiave del mio diario” rispose lei. “Leggilo. L'ho messo nel tuo zaino, nella tasca esterna”.


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Urbano Briganti ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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E' davvero tenero, con un finale per nulla scontato.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Adolescenti ed emozioni. Bello !Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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LadyEffe ha votato il racconto

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白い騎士 ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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di fvaalb

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