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Narrativa

Il dio di Dio

Pubblicato il 30/07/2021

Disclaimer: scena iniziale molto cruda.

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29 Voti

La bambina strepita di paura quando le divarico le gambe. L'ho presa alle spalle, ho alzato la tunica fino al collo e strappato i panni attorno al sesso. Con una mano le spingo la testa verso terra e con le braccia la stringo ai fianchi. Non ha scampo per quanto scalci. Mi eccitano le sue grida. La penetro da dietro. Il membro scivola ruvido nel condotto quasi secco. Mi prude, ma il sangue dell'imene lacerato mi dà sollievo lubrificando la vagina. Le sue unghie penetrano a fondo nelle mie mani. La disperata cerca di divincolarsi. Il dolore amplifica il fuoco che mi sale alla gola . Ora le passo il braccio sinistro dai capelli al collo. Ci circondano decine dei miei uomini. Battono le mani all'unisono accompagnando il movimento delle mie reni, dettando i colpi dell'amplesso. In mezzo a loro stretto nella morsa delle loro braccia, il padre. Il suo sguardo svuotato è parte della vendetta.

Io sollevo la bambina per il collo drizzando la sua schiena e con una spinta affondo ancor più dentro di lei. Si gira di scatto. La sento mordere la spalla fino all'osso. Esplode l'orgasmo, potente. Le gambe mi tremano, fiaccate dal piacere. Nella foga le rovescio ancor di più la testa per coglierne lo sguardo, fino a che con un "crack" sento rompersi il suo collo. I bulbi bianchi dei suoi occhi sono la prima visione del suo volto. Premono come a voler uscire dalle orbite. Tutt'a un tratto la riconosco. Un urlo disumano sfoga la mia disperazione.


"Esteeer!", il mio stesso grido mi risveglia dal sonno. Rimbomba tra le pareti del sotterraneo, fin oltre le mura ricoperte di vomito e merda.

"Vedi di far silenzio, maiale. Con tutte le frustate che ti hanno dato ancora hai la forza di fottere in sogno le tue puttane? Ti conviene stare attento a non eccitare i tuoi compagni di cella. Il Siro laggiù ha un cazzo grosso come un tronco e non vede l'ora di metterlo nel culo a voi sporchi ebrei", mi provoca la guardia in greco. La sua pronuncia non è neanche male, considerando l'origine remota del suo accento. Pur mezzo addormentato non posso fare a meno di giocare a indovinare la sua terra d'origine. Gallia? Illyria?

"Ah ah ah. Che dici Aramo, magari gli piace. Ti piacerebbe, ebreo? Vuoi provare il mio? Poi però ci succhi via i tuoi peli merdosi".

"Sarebbe davvero sacrilego da parte tua fottere tuo padre, Romano. Tua madre starnazzava di piacere quando l'ho inseminata. E quell'impotente di suo marito m'ha pure pagato. Qualcosa di suo però è riuscito a passartelo tutto sommato. Anche a lui piaceva il culo".

Il soldato schiuma dalla rabbia. Neanche una parola filtra dal viso paonazzo mentre con la mano sfila il pugio.

"Lascia Annone. Non mi va di dovermi occupare di un cadavere stanotte. Domani avrai comunque la tua vendetta. Prima del prossimo turno passeremo a pisciare sotto alla sua croce".

Aramo riesce a spingerlo oltre, ma prima di andarsene, Annone raccoglie da terra resti di marciume e li getta contro la mia schiena nuda. I frammenti penetrano i tagli profondi delle frustate, procurandomi fitte di dolore.

"Goditi la tua ultima notte, cane".

Escono e con loro se ne va la poca luce.

I respiri e i lamenti degli altri carcerati nascosti dal buio sono l'unico laccio con la realtà.

La terra sotto di me è bagnata, un rivolo che scorre lungo la gamba fino ai ceppi stretti alle caviglie. È il sangue che sgorga lento ma senza sosta dalle ferite.

Veglia e sonno si scambiano continuamente. Nei deliri il mio dolore si mescola a quello della puttanella romana e di mia sorella Ester.

Maledica Hashem gli invasori e i loro gladi.

Mi rendo conto che qualcuno mi sta parlando.

"… Ti ricordi di me, Eli. Non dirmi che non ricordi. Lo so che mi stai sentendo. Io ti conosco. E conoscevo tua sorella Ester".

L'uomo ha una voce opaca, oscillante come una nenia per bambini.

"Chi parla? Come mi conosci?"

"Sono Ya'akov, Eli. Ti ricordi? Ero con la tua famiglia a Gerusalemme quella notte, quando venne sconfitto Yehoudah. Lui era mio padre".

"Ya'akov di Hezekiah! Che ci fai qui? Il sangue di tuo padre, certo che lo ricordo. Ancora non è stato vendicato!"

"I Romani. In troppi cadono attratti dal loro oro. Ma prima o poi avranno quanto si meritano, nonostante le sconfitte. Hashem è nostro scudo. Per quanto ci uccidano, noi ci moltiplichiamo. Tu, Eli, hai indicato la strada: ripagarli con la loro stessa moneta".

"L'avevo promesso sul corpo di mia sorella. Quello che le hanno fatto… La mia vendetta è compiuta. Dimmi Ya'akov, troverò pace? L'anima di mia sorella non sembra sazia e mi perseguita".

"La morte domani ti rinfrescherà col premio dei giusti".

Subito dopo aver pronunciato questa frase, un improvviso silenzio dilegua nel nulla Ya'akov.

Forse la stanchezza o il sangue perduto oppure, dando ragione al delirio che mi tortura, nell'ombra il Siro lo ha colpito col suo braccio pesante, inviandolo nel mondo dei sogni.


Cosa è avvenuto dal mio risveglio a ora? Non riesco a ricordarlo, sono vittima di disconnessioni improvvise. Sono in strada. Raggi attraversano un sicomoro creando giochi d'ombra. Immagino il sole infranto in innumerevoli cocci luminosi. Non riesco ad alzare più di tanto gli occhi, il suo riflesso m'acceca nell'ora del meriggio. Ma tanto poco posso alzare la schiena. Cammino infatti sotto il peso dei tronchi su cui avverrà il mio supplizio. Vedo a terra grumi di sangue; davanti a me piedi solcati da tagli profondi e sporchi di polvere e, su gambe nude, righe di piscio e sudore. Insieme a me avanza, curvo sotto il suo legno, un altro uomo. Mi pare di conoscerlo ma è difficile esserne sicuri. Il suo volto è coperto di spine, peli umidi e una maschera viscida e rossa. Mi sarà compagno nel luogo del cranio.

Mia sorella appare spesso al mio fianco. Spunta di mezzo alla folla che acclama, sputa, ride. Ha sempre accanto a sé una figura che non riesco mai a vedere bene per quanto mi ci sforzi.

Il dolore dei pali ruvidi che sfregano sulle ferite m'è quasi di sollievo. Mi induce a non pensare troppo a quello che verrà.

Sento mormorare le persone che ci affiancano per la strada: "Hai visto che fine ha fatto", "Eccolo il Mashiach", " Il figlio di Dio. La vergogna del suo popolo".

Ora so dove ho già visto quell'uomo. Riesco ad affiancarmi a lui. I nostri visi quasi si toccano, tenuti lontani solo dal tratto dei pali che travalica le nostre teste. "Yeshùa… Yeshùa… ti ricordi di me? Ti ricordi? Anche tu hai fallito come Yehoudah di Gamala, Yeshùa! Hashem ha abbandonato anche te, neanche tu sei il Mashiach. L'avevo già capito, io, quando non ti è bastato proclamarti re ma ti sei detto figlio di Dio! Sono Eli, ero tra i tuoi discepoli fino a pochi mesi fa". I suoi occhi iniettati di sangue e fatica mi osservano senza vedermi davvero. Non risponde nulla e mi passa oltre, quasi attraverso, senza rallentare il passo.

Siamo arrivati al luogo dell'esecuzione. C'è un armeggiare di soldati, servi, chiodi, martelli, corde.


L'acqua che mi hanno versato addosso mi riscuote. Devo essere svenuto quando mi hanno inchiodato i polsi. Il liquido è caldo e lascia un gusto rancido di urina in bocca. Intravvedo i due carcerieri Aramo e Annone. Mi guardano sghignazzando con un secchio in mano, massaggiandosi con gesti plateali in mezzo alle gambe. Hanno avuto la loro puerile vendetta.

Vedo ai miei piedi che stanno inchiodando il Nazareno. Accanto a lui, più nitido che mai, il fantasma inquieto di Ester con la sua compagna che mi dà le spalle. Parla col condannato all'orecchio guardandomi fisso. Non sento nulla se non le ultime parole che mi arrivano come due voci all'unisono da Ester e da Yeshùa, come se lei gli stesse dettando cosa dire: "Padre perdonali. Non sanno quello che fanno". La bambina accanto a Ester si volta. Lo avevo già intuito. La fanciulla romana mi osserva con lo stesso sguardo interrogativo di quando l'ho strappata ai suoi genitori per stuprarla.

Ora sollevano la croce del mio compagno che viene alzata proprio al mio fianco. Sembra sfinito dal dolore.

Sento brividi su tutto il mio corpo nudo. Le immagini di questa stessa piana coperta di migliaia di croci, ricordo della mia infanzia, mi riempiono la vista. È così che i Romani vendicano le nostre ribellioni.

Il tempo non esiste, non passa mai. Mi appare come una sfera nello spazio di fronte a me. È solo una scelta dove guardare, ma è tutto qui e ora. La gioia e il dolore sono accessibili con un semplice sguardo: i giochi con Ester, il sesso con mia moglie Marta, la spada infilzata alla gola dell'avversario, gli stupri, le feste dopo la vittoria, le grida di dolore dei compagni morenti. Tutto è ora e per sempre.

"Eli, Eli, perché mi hai abbandonato", mi riscuote Yeshùa gridando con tutto il fiato che gli rimane, senza nemmeno riuscire ad alzare lo sguardo.

Piango. Non so perché. Forse perché stiamo morendo. Forse perché è giusto, sì, è giusto così.

"Ti sei ricordato… Ricordati! Ricordati di me Yeshùa", grido anch'io.

"Oggi... oggi starai con me, fino alla fine".

Ya'akov ha torto. Forse, se fossi rimasto con il Nazareno, forse non avrei fatto soffrire di nuovo Ester.

Non riesco a udire più nessun discorso per intero, perdo spesso coscienza.

Solo percepisco frasi sconnesse: "Hai sentito, ha chiamato Elia... No, no chiamava Dio!", "Re dei Giudei! Stavolta Pilato…", "... quello invece stava coi Sicarii...", "Vuoi bere?", "… affido il mio spirito".

Mi riscuoto mentre mi spezzano le gambe. Comincia a mancare l'aria. La cerco alzando la testa. Il Nazareno al mio fianco è già morto. Il sole trema pallido sudando tenebra.


Sono in un giardino. Mi ricorda quelli che ho visto in viaggio alcuni anni fa a Damasco. Accanto a me Yeshùa, Ester e Ottavia. Così si chiama la bambina, mi dice Ester.

C'è anche un cavaliere Romano. È il padre di Ottavia. Mi osserva da sopra il suo cavallo con la spatha sguainata.

"E la chiama giustizia, questa, il tuo Dio?", mi incalza amaro.

Dietro a lui miriadi e miriadi di croci. A una di esse è appeso Ya'akov. Anche lui è destinato alla mia stessa vendetta.

"La mia guerra è finita", grido al Romano.

Mi rivolge uno sguardo truce, poi osserva con disperazione il viso di Ottavia e volta il cavallo altrove.

Mentre passo la mano tra i capelli di Ester, mi sento avvolto in una grande pace.

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Per me l'incipit è troppo crudo però forse capisco che volevi far capire che le sofferenze che avrà dopo il ladrone se le merita... ecco... come si possa perdonare uno così è mistero di fede, solo Gesù poteva farlo. Io non di certo. Bravo Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

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Il tipo strano ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Visionario e cruento, a tratti insostenibile, ma riesci e a comunicare la forza della sofferenza usando la catarsi di una "scrittura" adesa alla propria origine, come in un parto descritto minuziosamente. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Splendido. Mi ricorda un po' lo stile di Altieri.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

D'accordo con Laura, il termine "disconnessioni" è come una ferita decontestualizzante nel tessuto del racconto. Ma è un dettaglio davanti ad una scrittura autentica sino all'inevitabile disgusto. Grande prova d'autore.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Per il mio modo di intendere avrei evitato la scena che più che cruda definirei maniacale, e che un raffinato autore saprebbe evitare traducendola semmai in metafore, o simboli che vi possano accennare, senza entrare nei particolari raccapriccianti, scurrili e psicopatologici, più adatti ad una perizia psichiatrica forense, attinente al delitto di stupro e violenza su minore, segnatamente da codice penale. Per il resto ho senz'altro notato le straordinarie qualità stilistiche dell'autore, che vanno senz'altro lodate col massimo dei voti.Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Linguaggio brutale ma che serve il racconto. Mi è piaciuto molto. Scena difficili da raccontare senza scadere nel volgare e nel banale. A mio parere tu sei riuscito a evitare entrambi i tranelli. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Quando ci si concede in tal guisa alla scrittura si soffre e si decide le lacerazioni dove debbano condurre l'autore, poi si libera il testo e la sofferenza aumenta a dismisura fino a ritrovare la via della liberazione. È una specie di catarsi che richiede solitudine e immersione e altruismo. Complimenti! Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Potente e crudo e coraggiosoSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

molto forte. scritto benissimo. sei dentro la sofferenza. (però sto pensando al titolo e non credo di aver capito)Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

è uno scritto coraggioso , per tanti motivi. ottimo, davvero Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Le tue qualità come scrittore sono indubbie. Io però non amo leggere né vedere contenuti così crudi. Mi chiedo ( da inesperta) se è proprio necessario quest'incipit... non si poteva semplicemente alludere?Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo testo, il linguaggio è crudo ma funzionale alla storia, se avessi usato toni più soft non avrebbe reso allo stesso modo. Solo un piccolo appunto in una narrazione perfetta, trovo che il termine “disconnessioni” sia troppo attuale, rispetto ai tempi della storia. Grazie anche al commento di Adriana che ha chiarito alcuni aspetti.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

L'inizio è quasi traumatico, e comunque tutta la storia ha una potenza che mi sconquassa. Mi disturba anche, ma non posso disconoscerne il valore. La scrittura è grandiosa, Enrico, di sicuro la tua migliore prova e una delle migliori in generale. Per lo stile, i tre pallini sono proprio pochi.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Che dire... io non ho lo stomaco forte e mi ha disturbato l'incipit. Ma le storie si deve avere il coraggio di raccontarle e anche di far sentire 'la puzza' . Brutto termine ma non vi impressionerà e rende l'idea credo. Per il resto una penna eccellente.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Bau! :)Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Azzardi la narrazione della morte del buon ladrone, i cui dettagli sono noti solo attraverso gli scritti apocrifi (in particolare, la "Narrazione di Giuseppe di Arimatea", che parla di Dema; e il "Vangelo di Nicodemo", che narra di Disma, crocifisso alla destra di Gesù, e Gesta). Lo fai con tale audacia ed efficacia, da incantare anche il lettore abituato a letture "importanti". A tratti il tuo stile mi ricorda Ivo Andrić di "Il ponte sulla Drina". Ottimo Enrico, davvero un grande testo.Segnala il commento

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Nandro77 ha votato il racconto

Esordiente

Altro scena iniziale molto cruda, un vero pugno nello stomaco! Storia davvero ben scritta, sembra si stare a pochi passi da Dio.Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

estremamente efficace, quasi fosse frutto di una visione diretta: a volte la fantasia ci riesce. Scritto alla grande. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

È un capolavoro di scrittura, cruento, forte e scritto maledettamente bene, tanto da far apparire molto reali le scene. BravissimoSegnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Non riuscirei a dire meglio di Davide, sto con lui al 100%. Aggiungo solo "bomba!". Grazie!Segnala il commento

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Calamaio ha votato il racconto

Esordiente

Scritto veramente molto bene. Complimenti Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Cruento. Come la storia. Quella vera. Quella che nessuno racconta. Nessun pathos, nessuna fotografia patinata, nessun vezzo "alla" Zeffirelli ( perdonami: io ho visto più cinema che letto libri...). Vivo. Il tuo testo è assetato di esistenza. Sputa sangue, piscia sulle ferite, eiacula sulla terra per dannarsi all'eterno. Graograman, cosa posso dirti? Mi hai hai reso complice della storia! Ti grido, perciò, il mio colpevole: grazie!Segnala il commento

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Morice Marcuse ha votato il racconto

Esordiente
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di Graograman

Scrittore
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