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Saggi

Il distributore di gasoline

Pubblicato il 02/12/2018

LA STORIA DI UNA PADRE E DELLA FIGLIA

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IL GIORNO IN CUI MICHELLE CI LASCIO’.

Il giorno in cui Michelle ,tua madre, ci lasciò, per me, fu due volte triste. Primo perché perdevo la donna con cui avevo condiviso la vita e anche il lavoro , poi perché tu mi dicesti che avresti preso il suo posto , rinunciando a quella libertà che fin da piccola avevi voluto e difeso con tutta te stessa, L’uomo che avevi scelto, ti aveva appena lasciato, portandosi via tutti i tuoi sogni e molte delle nostre speranze

Era un vagabondo e un poco di buono , noi ti avevamo avvisata, ma tu, ribelle fin da piccola , decidesti di seguirlo.. Prendesti il posto di tua madre, in casa e al lavoro, nonostante io ti implorassi di vivere la tua vita. Ti occupavi di me, della mia vita , delle mie medicine , con una precisione certosina. e la dedizione di una suora. Le nostre giornate in casa e al distributore, dove, per me , a volte , trascuravi anche i clienti che aspettavano Qualcuno si spazientiva altri ci guardavano con tenerezza. Di fronte a noi c’era il bosco di aceri che con i suoi tramonti scandiva il tempo e le stagioni. Ti raccontai che era abitato da orchi e elfi, eri piccola, scoppiasti a piangere disperata., Michelle ti prese in braccio portandoti via, urlandomi - sei un mostro. Tanti anni dopo, nello stesso bosco decisi di andarci io, nonostante le mie gambe malferme, distrutte dagli anni e dall’artrosi . Il tempo cambiò e una pioggia prima sottile poi a scrosci mi sorprese. Cercai di affrettarmi ma riuscii solo a fare piccoli saltelli ridicoli e inutili, allora rinunciai. Arrivasti dopo pochi minuti, senza parlare, buttasti la tua incerata sulle mie spalle, e ti stringesti a me sotto lo stesso ombrello. Avevi preso a baciarmi sulla fronte come si fa con i bambini , la mattina e la sera dopo avermi messo a letto. Quando mi accompagnasti nel mio ultimo viaggio assomigliavi a tua madre, come succede ai figli avanti negli anni, .

Ti vidi piangere disperata , proprio come quando ,da piccola , ti dissi che il bosco era abitato dagli orchi ,molto di più di quanto richiedeva un evento prevedibile e naturale come quello ,. Come spesso fa il cuore che non si cura della ragione.

Cercai di accarezzarti e baciarti come facevo sempre, ma la mia mano e le labbra avevano solo la consistenza di un soffio di vento . I tuoi bei capelli neri , li avevi sciolto sulle spalle., Provai a soffiarci dentro, sempre più forte, li accarezzasti, forse mi avevi sentito e io. ,per sempre, ti salutai così.

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