Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Il Dollaro

Pubblicato il 26/03/2020

Samuele è un ragazzo di colore che vive in una casa appena occupata, nella periferia di Palermo. Ma ciò che lo distingue da quello che osserva, è la voglia di riscatto. Un dollaro trovato in un libro, gli da l'opportunità di sognare.

120 Visualizzazioni
18 Voti

Il bello della periferia è che ci sono poche macchine, ti affacci e i palazzi s’incastrano silenziosi in mezzo alla sterpaglia, in primavera crescono i papaveri nelle aiuole e i cani ci pisciano volentieri. I balconi sono illuminati dal sole tiepido e si possono sentire i vestiti stesi che s’intrecciano con il vento, che si gonfiano e si asciugano.

Un colpo di pallone sgonfio su una saracinesca arrugginita, una bicicletta abbandonata su una panchina, una ragazza con una carrozzina, trascina i suoi sbagli adolescenziali che ora hanno preso un nome e un cognome, vomita sui bavaglini e mette scarpette fatte all’uncinetto.

Altre cose qui, fanno rumore, il frastuono viene vomitato da altre mani incallite.

In Africa non c’era la ruggine e l’asfalto tagliente, camminavi sulla terra rossa polverosa e facevi le orme come tutti gli altri animali. Potevi vedere il sole, nasceva e moriva da una punta all’altra del cielo, chilometri di savana arida, alberi di mango e papaya dondolanti.

Qui il sole fa il suo spettacolo senza pubblico, lo vedi riflesso nelle finestre e ti sbatte sulle gambe magre, rimbalza sulle ossa, e quasi non te ne accorgi del privilegio della luce, di venire illuminato senza privilegio di razza e religione.

Era un 25 luglio quando entrai per la prima volta in questa casa, mi grattavo i calcagni duri dalle puntura di zanzare e avevo delle scarpe con un buco nell’alluce, avrei scommesso che una scarpa fosse più grande dell’altra.

Quella casa puzzava di vecchio, i muri erano ricoperti di carta da parati gialla. Ci misi il naso dentro, puzzava di piscio di gatto e sigarette.

Il pavimento doveva essere stato di un colore tendente al beige, ora era grigio con il sudiciume che copriva pure le vie di fuga tra una mattonella e l’altra, una moquette di pelo di gatto e impronte di terra e birra. Fuori c’era odore di mare, era un tardo pomeriggio d’estate e il cielo era di un azzurro timido rigato da una pennellata di nuvole rosa, si sentivano i gabbiani da lontano, qualcuno passava anche sopra i palazzi che sembravano delle teste piene di capelli a forma di antenne per la tv. 

Quella casa era di un pazzo, dicevano, avevamo aspettato che morisse per entrare a casa sua la notte stessa, passava la giornata a raccattare cianfrusaglie nei cassettoni dell’immondizia e li accumulava a casa come trofei, conchiglie industriali.

Quel giorno arrivai correndo e mi diedero un pennello e un barattolo di vernice bianca. - Tieni, scupiddo-.

Mi disse Franco, lo immaginavo come un innocuo amico di mia madre, realizzai solo dopo che la sua pancia bianca e pelosa strusciava sulle tette nere della mia amata. Così fanno gli adulti, pensai, fanno l’amore rumorosamente per raccattare sentimenti da inserire nel loro salvadanaio di solitudine. Mia madre era una grande banca, umida e accogliente di emozioni per vecchi bianchi irruviditi dalla vita.

Ero un bambino, non capivo cosa comportasse occupare una casa di un disgraziato. Quando sei un bambino ti chiedi il perché per alcune cose e per le altre ci passi sopra come uno spolverino.

Fu in quella casa che m’innamorai della lettura, delle copertine rigide dei libri, delle pagine ingiallite, dei segnalibri dimenticati tra una pagina e l’altra. Una volta trovai un dollaro in mezzo a “Guerra e Pace”, fu il mio motivo di vanto per anni, gli inventai storie incredibili su quel dollaro, dimenticato da zii americani alti due metri che mangiavano ostriche e senape a colazione, compravano scarpe lucide abbinate a smoking gessati e fumavano sigari profumati.

- Sono stato a Nuova York anni fa, le ragazzine baciano con la lingua e fanno vedere le zinne gratis.

Poi lo persi ad una scommessa con i ragazzi della via Cinta. Non vi dico il dispiacere.

- Scimunito non fare quella faccia, tutti lo sanno che non sei mai stato dai tuoi parenti ricchi Americani, tu no ne hai parenti.

Dicevano in preda a tachicardia e lingua secca. Io girai i tacchi e presi a scalciare pietre lungo la strada di casa mia.

I libri mi salvarono dal fumo dei palazzi, mi fecero passare oltre la zanzariera di strade affollate dove i miei compari di merenda rimanevano imbrigliati e accecati dalla rete d’ignoranza. Erano pesci grassottelli che sbattevano contro il vetro delle responsabilità.

Uscii da quella casa a diciotto anni, ero tranquillo come la vecchia del secondo piano quando non arriva al bancone del tabacchi e ordina con voce squillante un pacco di Diana gialle.

Passai sotto i portici e incontrai Caruso e Figliabbè. Mi squadrano leccandosi i denti, uno dei due uscì una sigaretta dalla tasca della tuta e fece un cenno all’altro per l’accendino. Mi guardai le scarpe, avrei scommesso che fossero più strette del normale. Mi dondolai tra i vicoli scuri, illuminati dalle luci della sala da pranzo, provenienti dalle piccole case rumorose ai primi piani. La città era stranamente gialla e quel colore vischioso s’incastrava tra le balate di marmo. La salutai per l'ultima volta.


Logo
4931 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (18 voti)
Esordiente
11
Scrittore
7
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large img1.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

palu ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con RoCarver: è un buon soggetto, ma necessita qualche sistemazione. Forse maggiore fluidità nei differenti punti di vista temporaliSegnala il commento

Large 20121231 114226.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

LoSteNo ha votato il racconto

Scrittore

C'è del buono nelle tue periferie, e quando lo farai convergere al centro, lo centrerai e varrà molto più di un singolo dollaro, varrà la gloria immortale del sole al tramonto.Segnala il commento

Large citt%c3%a0 alta.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Interessante. Lo rivedrei collegando meglio alcuni passaggi e, come dice Ro, costruendo meglio alcune frasi.Segnala il commento

Picture?width=200&height=200&s=200&type=square&redirect=true

Liliana Bernardo ha votato il racconto

Esordiente

Bella la descrizione.degli ambienti, si riescono a sentire perfino gli odori. L'umanità in primo piano.Segnala il commento

Large default

Isa.M ha votato il racconto

Esordiente
Large 9d35ba7b c425 4417 9be4 f7c53f533f4f.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Mi sembra solo l’inizio di un viaggio per il tuo eroe. O almeno sarei curiosa di leggere altro. Segnala il commento

Large img 1431.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Ruvide descrizioni che graffiano. La storia è densa, magmatica. Brava. É l'inizio di un romanzo? Segnala il commento

Large img 1919.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente
Large immagine2.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Giacomo Costa ha votato il racconto

Esordiente

Mi sono piaciute le descrizioni che fai delle periferieSegnala il commento

Large dada.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
Large kefia.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

bauSegnala il commento

Large 20190721 162445.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello fin dall'inizio, quando "in primavera crescono i papaveri nelle aiuole e i cani ci pisciano volentieri." con quel contrasto così netto e forte, fra la morbidezza dei papaveri, il loro colore, esaltante, e il piscio dei cani, che "disturba", e ci apre subito alle opposizioni sensoriali della tua scrittura. Segnala il commento

Large images.jpeg.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large foto rocio marian ciraldo.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

RoCarver ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Ci sono alcune ripetizioni e un paio di frasi non costruite molto bene, ma l'idea di base è molto bella. Sembra quasi l'inizio di un romanzo di iniziazione. Segnala il commento

Large anatra.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ocram ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Etis ha votato il racconto

Scrittore
Large default

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large la mia foto .jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Clara Buttac

Esordiente