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Narrativa

Il dottor Macchia

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 08/02/2021

"C'era una volta il medico di famiglia, ora non c'è più", questo il leitmotiv di questo breve racconto tra nostalgia, ricordo e realtà attuale.

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 Il dottor Macchia non era un medico qualsiasi, era il nostro medico di famiglia come lo era per tutte le famiglie del paese. Da piccola, quando stavo male, mi spaventavano le sue mani sul mio gracile corpo mentre il cucchiaio da cucina freddo e pesante apriva la mia gola per perlustrare con una pila il rossore la cui gradazione avrebbe decretato il grado del mio malessere e le necessarie cure con pasticche e punture nel sedere e, in caso di febbre, un forzato immobilismo a letto come una prigioniera senza via d’uscita. Il dottor Macchia, un uomo alla mano, sorridente, quando entrava in casa si toglieva il cappello prima di entrare in camera di mia madre per la visita, mentre io l’aspettavo fuori intimorita. A lui è legato il tempo della mia crescita tra malattie e cure. Non sempre ero io il richiamo per la sua venuta, era anche il desiderio di trascorrere qualche minuto a chiacchierare con mia madre, donna semplice, ma arguta che, dato il suo lavoro di sarta, era a conoscenza di tanti pettegolezzi curiosi su piccoli accadimenti in paese. Appena si presentava sulla porta la macchinetta del caffè era già pronta sul fuoco. Il dottor Macchia si sedeva al centro del divano giallo del salotto mentre mia madre gli porgeva la tazzina. Stanco, dopo aver raggiunto le case dei contadini sparse tra i campi più lontani, prima di tornare a casa, se aveva qualche minuto, si fermava volentieri da noi per un caffè. Sebbene mia madre non potesse condividere niente con il dottore, lui laureato in medicina, lei senza neanche la quinta elementare, lui benestante, lei piccola artigiana, sostenevano entrambi il ritorno all’ordine e alla pace, dopo il terribile conflitto. Discutevano di tanti problemi e. bevendo il caffè. sorridevano di tanti piccoli aneddoti della vita sociale del paese. In quelle occasioni sembravano essere sullo stesso piano ma, appena il dottor Macchia saliva sulla sua utilitaria e salutava mia madre già pronta con il grembiule da cucina, ognuno tornava al suo posto. Anch’io lo salutavo con la mano e pensavo che il dottor Macchia appartenesse un po’ anche a me. In città dove da tempo mi sono trasferta il medico di famiglia ha cambiato nome, si chiama medico di base. Nessuno lo conosce, nessuno sa chi sia, nessuno sa cosa significhi “di base”, una cosa è certa, bisogna tenere le distanze e non fare confusione con il vecchio medico di “famiglia”. Quando sono stata male ho rimpianto il dottor Macchia, il mio medico di famiglia, per un consiglio e non sentirmi sola. Da un pezzo l’ho perso di vista, al telefono quando cerco il dottore mi risponde la voce metallica incisa sul nastro: “Qui la segreteria del medico di base, dottor…”, riaggancio e capisco che il medico di famiglia e il dottor Macchia sono scomparsi per sempre.  

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Franco 58 ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Traslocando si perde sempre qualcosa, in questo racconto ti sei persa una I in "mi sono trasferta" :) Bau! TiSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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