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Narrativa

Il fattorino che diede la mancia

Pubblicato il 10/01/2019

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Un bus e due tram: un’ora e quaranta col naso poggiato sulla condensa dei respiri di quella frittata di piumini invernali multiculturali. Nella transumanza dei compratori ritardatari dei regali di Natale dal centro città alla cena calda di periferia, io andavo incontro al mio primo giorno di prova. “La ricerca non dà da mangiare”, dicevano, allora avevo cercato un secondo lavoro come fattorino in pizzeria, così da averne uno assicurato ogni sera, di pasto. La disponibilità a firmare un contratto il ventitré di dicembre nel buco del culo del Giambellino: un passepartout per l’assunzione.

Stando alle statistiche il food delivery ha avuto un incremento annuo medio del cinquanta percento negli ultimi anni, in Italia come nel trend mondiale, volto a consolidarsi attorno ad una stima del tre o quattro percento per il futuro prossimo: indicativamente l’uno percento delle assunzioni italiane della “gig economy”. Ovvero? “I lavoretti”, li chiamano. I vecchi voucher, la partita IVA, i lavori intermittenti, i contratti per autotrasporti: da chi guadagna tre euro e cinquanta lordi a consegna, con mezzi propri, a chi arriva a sette e cinquanta l’ora, con i mezzi del locale. Dai colossi danesi, britannici e tedeschi alle startup di nicchia, ciascuno con una percentuale di guadagno differente a gravare sull’azienda che ne usufruisce, ciascuno con una politica differente circa il rincaro dei prezzi di listino e ciascuno con dei costi di consegna differenti in base al raggio di copertura del servizio.

Io potevo definirmi una alto borghese di quella “gig economy”, diciamo.


Orario di consegna: 22.15.

Base rossa con aggiunta di bufala.

Commenti: bufala in uscita, grazie.

Via Lorenteggio 4/1, Cit. 2241 Scala C, 3° piano.

Totale (consegna inclusa): 9.50 euro.

Già pagato con carta 882XXXXXXX.


Alla porta una signora sulla cinquantina con degli abiti eleganti stanchi dalla giornata: gli angoli stropicciati della camicetta stirata saltavano fuori dalla vita alta del pantalone nero come a cercar respiro, dopo l’apnea pomeridiana. I capelli, senza più laccio, iniziavano a ribellarsi alla morsa della lacca che ancora li teneva all’indietro, lasciando immaginare l’alta coda di cavallo che era, lasciando immaginare la folta chioma disordinata che sarebbe diventata. Sul tappetino di lato alla porta due francesine nere, una all’ingiù. Ai piedi due brutte babbucce di pelo, rosa.

Aveva delle guance tonde, come le cosce, gli avambracci, i polpastrelli e gli occhi.

Il senso di pienezza di quelle curve era svanito d’improvviso dal suo sorriso, ora imbarazzato, nel chiedermi se potessi entrare per appoggiarle la pizza nel piatto, apparecchiato con cura sul tavolino del salotto davanti alla TV: una tovaglietta rettangolare di stoffa a fantasia scozzese su cui poggiavano un grande piatto in ceramica dipinto a mano ed un bicchiere già riempito d’acqua ai tre quarti. Le posate infilate nel tovagliolo arrotolato alla destra del piatto e subito a lato una rotella Ikea, con ancora l’etichetta adesiva sul manico nero in plastica. Mi accorsi di aver soddisfatto l’insolita richiesta di quella donna sconosciuta prima ancora di darle un cenno di assenso.


Mi diede un euro di mancia: “per il caffè”, mi disse.

(Mi diede un euro di mancia: “grazie”, pensò).


Di settimana in settimana iniziavo a ricordare i nomi delle vie, l’architettura dei palazzi, le aree ZTL proibite dei Navigli, le scorciatoie che il navigatore non conosce, i clienti che lasciano la mancia e quelli che abitano al quinto piano senza ascensore (e che magari non la lasciano la mancia). Per ammazzare il tempo tra una consegna e l’altra avevo iniziato a compilare una lista di stereotipi, in base alla quale scommettevo con il pizzaiolo chi mi avrebbe aperto la porta di casa di lì a poco:


1. Famigliola: tre pizze di cui una margherita con i wustel, per il bambino;

2. Studente universitario: 45% “crea la tua pizza personalizzata”, sei aggiunte per un totale di 16.50 euro se sei bocconiano, frequenti IED, NABA, Cattolica o sei un radical chic; 45% Americana se vai in Statale o Bicocca ed ortolana se vai in Statale o Bicocca, ma ultimamente sei vegetariano; restante 10% impasto speciale per celiaci ed amanti del prosciutto Crudo di Parma;

3.Un gruppo d'amici davanti alla partita di Champions: dalle quattro alle dodici pizze, anche qualora i commensali fossero solamente tre;

4.Palestrato: bresaola con aggiunta di bresaola;

5.Ragazza in crisi sentimentale: pizza standard (assortimento variabile) + pizza dolce (preferibilmente farcita Nutella);

6.ragazzo/i in fame chimica: vedi “crea la tua pizza personalizzata” al punto 2 + vedi punto 3.


Triangolando poi gusti- costo della vita di questa o quell’altra zona- eleganza dell’ingresso del condominio- tecnologia del citofono- giorno della settimana ed orario dell’ordine, iniziai a vincerle per davvero, quelle scommesse.

Di settimana in settimana iniziavo a conoscere quella città, che non m’aveva vista nascere, ma avevo scelto mi vedesse crescere.


Orario di consegna: 22.15.

Base rossa con aggiunta di bufala.

Commenti: bufala in uscita, grazie.

Via Lorenteggio 4/1, Cit. 2241 Scala C, 3° piano.

Totale (consegna inclusa): 9.50 euro.

Già pagato con carta 882XXXXXXX


Erano quelle guance tonde, come le cosce, gli avambracci, i polpastrelli e gli occhi: ricordavo quello stesso ordine e chiesi di poterlo consegnare io, di nuovo. Arrivò ancora e poi di nuovo. E di nuovo ogni martedì e giovedì, di ogni nuova settimana. E ancora e poi di nuovo, e di nuovo ogni martedì e giovedì, di ogni nuova settimana, chiedevo di poterlo consegnare io. E ancora e poi di nuovo e di nuovo ogni martedì e giovedì, di ogni nuova settimana, io le appoggiavo la pizza nel piatto, apparecchiato con cura sul tavolino del salotto davanti alla TV. La tovaglietta rettangolare di stoffa a fantasia scozzese su cui poggiavano il grande piatto in ceramica dipinto a mano ed il bicchiere già riempito d’acqua ai tre quarti, le posate infilate nel tovagliolo arrotolato alla destra del piatto e subito a lato la rotella Ikea, con ancora l’etichetta adesiva sul manico nero in plastica: il senso di pienezza di quelle curve restava sempre più appigliato al suo sorriso, ora meno imbarazzato, in quella insolita richiesta di quella donna ancora sconosciuta, che non doveva nemmeno più essere pronunciata per essere soddisfatta.


Un giovedì di tardo inverno, che tutti impazienti già chiamano primavera, guardando il tramonto rosso che dal Cavalcavia del Giambellino colorava i canottieri in lontananza sul Naviglio grande, decisi che era arrivato il momento.

Alle ventidue e quindici, raggiunto il terzo piano della scala C del civico 4/1 di Via Lorenteggio, con il senso di pienezza che quelle curve mi avevano insegnato, appoggiai la sua pizza nel suo piatto e con un sorriso senza imbarazzo le chiesi se avessi potuto farle compagnia per la cena, mangiando con lei la mia pizza di fine servizio. La mia insolita richiesta venne soddisfatta prima ancora che mi fosse dato un cenno di assenso.


“Come mai sempre la bufala, in uscita?”

“Castel Volturno. Amava prepararmi la pizza, con la “sua” bufala. Ho fatto tardi per anni al lavoro ogni martedì e giovedì. Ho trovato la cena apparecchiata per anni tornando tardi dal lavoro, ogni martedì e giovedì. Servita nel piatto alle ventidue e quindici. 

Io ripetevo che la fantasia scozzese stonava con la ceramica decorata a mano”


Le diedi un euro di mancia, “grazie”, le dissi.

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

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Lettura scorrevole che crea la suspence per un finale ad effetto che tuttavia poteva essere più ad effetto . Comunque complimenti.Segnala il commento

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Santina Scopelliti ha votato il racconto

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Puntuale ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Daniele Lanza ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Andrea Fratea ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Buono l'inserimento nel racconto della descrizione della nuova economia del food delivery Segnala il commento

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Maria Scimé ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di Manuela Garbellini

Scrittore