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Romance

Il fidanzato

Pubblicato il 25/12/2017

Natale è la festa dell'unione che scalda i cuori. Si cerca questa gioia, in un modo o nell'altro.

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Chi lo sa, forse ti avrà portato fuori per la cena della vigilia. O a un allegra tavolata di amici e di familiari a cui ti presenterà raggiante. Ti avrà dato un mondo di calore e amore, dopo tanti natali orfani e solitari. Ti avrà comprato un regalo da indossare, che ti sta bene, sicuro, qualunque cosa sia. Perché c’hai il fisico, tu, sei alto e fatto bene.

Ti avrà offerto una cena ricca, con piatti prelibati cucinati da lei e da sua madre o con qualche amica o sorella. Insieme agli altri uomini avrai aspettato con l'aperitivo in mano.

Vi muoverete scambiandovi sguardi amorosi da coppia nuova. Avrai portato una bottiglia ma la tavola sarà già imbandita e non mancheranno il vino strutturato per il piatto principale e quello da dessert. Mangerai di gusto e farai il bis, apprezzando e ringraziando.

Ti abbraccerà spesso, mostrando a tutti la vostra felicità. Durante la cena ti tenderà la mano sotto la tovaglia o dietro lo schienale della sedia. Per farti sentire al sicuro, protetto. Accolto, beneamato. Amato così come sei.

Ti sarai vestito al meglio, ma modestamente perché non hai nulla di elegante e nemmeno di nuovo. Avrai indossato una camicia con tutti i bottoni e il tuo pullover migliore in misto lana. Perciò deduco che lei ti avrà regalato qualche capo caldo e di buona fattura.

Lei invece sarà elegante, con un tubino che le sottolinea i fianchi snelli, gli orecchini pendenti e il capello raccolto. O forse no, perché ha i capelli corti e allora avrà un taglio alla moda, che mostra la nuca e il collo di cigno. Se sia davvero slanciata ed elegante in realtà non lo so perché non l’ho mai vista. Credo però che sia bella perché non sei un tipo facile. Dici che la bellezza per te non conta, ma almeno deve avere forme toniche e pelle liscia. 

Che era quello che dicevi sempre di me. Ti incantavi a guardarmi, quando mi spogliavo. Ogni volta ti stupivi del mio corpo, perché ogni volta te n’eri dimenticato.

Non ricordavi allora come non ricorderai adesso.

Dei nostri natali noi due soli e niente altro. Lasciando fuori i miei parenti che nemmeno sapevano di te. I pranzi che ti ho preparato, con quanto amore non lo sai, ma semplici. L’arrosto che l’ultimo anno era diventato freddo, e forse non era stato eccezionale. La tavola apparecchiata solo per due, un vaso di vetro con un rametto luminoso, i tovaglioli di carta blu. La casa un po’ fredda, senza addobbi. Senza cerimonie, perché al natale noi non ci crediamo. Né tu né io andiamo in chiesa e anzi siamo piuttosto anticlericali, e della tradizione non ce ne facciamo niente. Senza regali, perché non avevamo una relazione. Senza niente se non il nostro vuoto di anime spaiate. Ti ho invitato alla mia tavola e nel mio letto, forse ci sei venuto perché non avevi altro da fare. Non hai mai saputo quanto avevo atteso quei giorni e quelle uniche notti in cui ti fermavi a dormire da me. E mentre scampanava la messa, noi ci abbracciavamo nudi respirandoci l’uno nell’altro.

Stasera nel frastuono della festa, con l’affetto di una famiglia calorosa, non ricorderai sicuramente i natali un po’ blasfemi passati con me. Senza benedizioni né un regalo da scartare. O forse ne avrai un ricordo stretto, di quelli che non risuonano nel cuore. Mentre invece rimbomba il mio.

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bianca ha votato il racconto

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Michele Pagliara ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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nessuno ha votato il racconto

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Leda ha votato il racconto

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Ernesto Sparvieri ha votato il racconto

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Un po' melenso e nostalgico, il personaggio dà l'idea di essere una vittimista che non sa andare avanti...Segnala il commento

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Carla ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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di CarlaG

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