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Narrativa

Il finitore

Pubblicato il 12/12/2017

La vera abilità si guadagna col tempo e la pratica continua

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Per stendere la malta isolante sulla parete di un edificio occorre una mano decisa ma leggera. La spatola deve essere tirata con precisione su uno strato liscio e uniforme di materiale, sempre dello stesso spessore, senza lasciare segni o sbavature.

Esistono oggi molti materiali di finitura, forniti già nel colore desiderato. Alcuni hanno una grana più grossa e diventano ruvidi al tatto, altri sono più fini e creano superfici perfettamente lisce e lucide. Le malte più diffuse sono quelle isolanti, in cui al materiale sono mescolate piccole palline di polistirolo o altri frammenti isolanti. Vanno stese con un tocco ancora più leggero. Ci vuole una certa abilità per fare quel lavoro e lui lo fa con responsabilità e una certa soddisfazione. Gli dà fastidio sentire valutare il suo lavoro in termini di metri quadrati. Come se il metro quadro di uno valesse quello di un altro. Sono vent'anni che fa il suo lavoro. Pensa che sia un lavoro importante. Quelli che fanno i muri, i pilastri, gli impianti, e tutte le altre componenti di una casa, possono permettersi qualche imperfezione, tanto niente del loro lavoro resterà in vista. Saranno ricoperti di intonaci e altre finiture.

Lui è un maestro della spatola. Sostiene che i lavori col pennello o con i rulli sono lavori da imbianchino. Lui è un decoratore, o meglio, un finitore. È lui che stende l'ultimo strato di materiale e di colore, quello che rimane in vista. E quelle superfici resteranno visibili per anni. Chi abita quelle case ma anche i vicini o i passanti occasionali avranno quelle superfici davanti agli occhi per molto tempo. Un'imperfezione lascerà un ricordo duraturo. Per questo motivo è importante fare un lavoro preciso e delicato.

Non è stato facile arrivare al suo livello di professionalità. Per natura era dotato di mani notevolmente sensibili. Diciamo che era portato per fare lavori di una certa precisione. Però la vera abilità si guadagna solo con il tempo e la pratica continua. All'inizio faceva anche lui i suoi errori, soprattutto perché i tempi erano sempre ridotti. Le case dovevano essere consegnate e lui era uno degli ultimi a intervenire, quando gli altri avevano già accumulato tutti i ritardi possibili. Doveva fare tutto in fretta. Non poteva aggiungere ritardi ulteriori, anzi spesso doveva cercare di recuperare.

Nel cantiere nel suo campo è considerato il migliore. L'architetto affida sempre a lui i lavori più delicati, quelli sugli edifici più prestigiosi.

Gli piace lavorare bene. È una delle poche soddisfazioni che gli dà la vita, e non è poco. In fondo il lavoro è una delle attività principali di una persona. Trovare soddisfazione nel lavoro è un fattore importante nella ricerca della felicità, forse il più importante. Le altre cose, la vita sociale e affettiva contano, certo, ma se una persona non trova soddisfazione nel lavoro, che poi è l'attività a cui dedica più tempo, giorno dopo giorno, è difficile che tutte le altre attività possono essere sufficienti a rendere felice la vita.

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