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Narrativa

Il frate

Pubblicato il 03/09/2021

Credulità e scetticismo sono armi spuntate della ragione, guardiani che peccano - per eccesso o per difetto - di cecità dolosa. Di fronte all'inspiegabile occorre essere duttili e disposti a sondare tutte le possibili spiegazioni, anche quelle meno plausibili.

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La casa in cui sono nata aveva tre piccole stanze. 

I miei fratelli maggiori - Nino e Pino - dormivano in soggiorno. Ogni sera, dopo cena, dovevano spostare il tavolo e otto sedie, per aprire il mobile letto che fungeva anche da libreria e armadio per coperte, lenzuola e cuscini. Antonietta e Cristina, dormivano nello sgabuzzino adiacente alla camera. Io e Sergio, ultimi in ordine d’arrivo e quindi i proverbiali “mal alloggiati”, dormivamo nel letto matrimoniale con i nostri genitori.

Sergio, che aveva posto fine alla nidiata, godeva del privilegio di dormire ai piedi di mia madre. Io, un po’ meno fortunata, rischiavo ogni notte la morte per asfissia ai piedi di mio padre. A volte il puzzo era tale che stentavo a prendere sonno. Ma i miei cauti tentativi di allontanare le narici dalle odorose pendici paterne, suscitavano le ire genitoriali, sicché al supplizio dell’afrore s’aggiungeva pure qualche calcio. Mia madre, che di solito piombava nel sonno prima che la testa raggiungesse il cuscino, a volte era colta da un’illuminazione fulminea, e sbottava: “Matteo, ti lavasti i pieri?” Domanda a cui faceva eco l’immutabile: “Dumani” di mio padre. 

La mattina era l’unico momento della giornata in cui potevo crogiolarmi tra fantasia e lenzuola, senza rischiare di ricevere pedate o rimproveri. Non dormivo, perché in 48 metri è difficile fare qualsiasi cosa senza invadere lo spazio altrui. Tuttavia, mia madre penava non poco a convincermi a scendere dal letto. Ad ogni suo richiamo, opponevo la richiesta di “altri cinque minuti”, che scoccavano sempre dopo mezzogiorno.

Quella mattina qualcosa mi aveva stanato dalle mie evasioni mentali. C’era un uomo davanti al letto, così vicino che se avessi appena allungato la mano, avrei toccato il saio o il cordone che gli pendeva dal fianco sinistro. Era alto e dai tratti austeri. I capelli scuri e spioventi coprivano le orecchie e parte del collo. Il naso era dritto e sormontava le labbra serrate in un ghigno di disapprovazione. Sotto le sopracciglia squadrate, gli occhi erano dilatati dalla fissità di uno sguardo accusatorio. Non sapevo chi fosse né perché mi fissasse a quel modo.

Le maniche del saio aderivano al corpo e lasciavano scoperte solo la punta delle dita. Non si muoveva. Io tentavo di fare altrettanto, anche se il fiato si accorciava e il corpo era in preda a un tremito crescente. La paura tamburava sui timpani e allontanava il rumore di mia madre che sfaccendava in cucina. Avrei voluto gridare, ma gli occhi spietati di quell’uomo me lo impedivano. All’improvviso ebbi la sensazione che stesse per muoversi. Il terrore che potesse toccarmi mi aveva strappato un urlo dalle viscere. Speravo di vedere spuntare mia madre ma dall’altra stanza era arrivata solo la sua voce:

“Adri vieni tu. Sono in cucina.”

Non avevo mai provato il senso d’impotenza che chiamiamo “disperazione”, e non mi ero mai sentita più vulnerabile e sola. Con uno scatto fulmineo ero rotolata verso il centro del letto e, per evitare di scontrarmi con quell’uomo, ero svicolata di fianco ed ero corsa in cucina. Mi ero fermata sulla soglia, incapace di fare un passo in più. Mi sorreggevo con le unghie agli stipiti. Non riuscivo a respirare e mi ero piegata in avanti. Stringevo le mani sui ginocchi, e fissavo mia madre che continuava a sfaccendare. Finalmente si era girata: non era stupita dal mio solito pallore ma aveva notato che tremavo.

“Stai tremando dal freddo, non stare a piedi nudi”.

All’idea di rientrare in camera ero scoppiata in lacrime. Mia madre era sorpresa dalla mia reazione, ero sempre stata una bambina obbediente e taciturna. Aveva asciugato le mani nel grembiule, e si era avvicinata. Sentivo il suo alito che profumava di caffè. Non ricordo le parole con cui mi consolò. Non le dissi nulla di quanto accaduto, perché temevo che se lo avessi fatto quell’uomo sarebbe tornato.

Cinquant’anni dopo, ho scoperto che anche altri lo avevano visto. Tuttavia, a loro si mostrava col cappuccio abbassato e il capo chino, mentre camminava avanti e indietro sul pianerottolo di casa. Non so perché quell’entità si sia rivelata apertamente solo a me, ma credo che certi misteri abbiano contribuito a fomentare la mia curiosità, il bisogno d’indagare la verità, e di non dare mai nulla per scontato. 

Quell'entità non ha detto nulla, non ha fatto nulla e forse era solo la proiezione, l'ombra, del nulla.  Eppure, dal suo nulla ho imparato che gli estremi - come la credulità e lo scetticismo - sono  la negazione di tutto ciò che può risolvere un mistero.



Dedico il brano a tutti coloro che credono che se abbiamo indagato l’aldiquà, senza la pretesa di giungere sempre alla verità, a maggior ragione dovremmo esplorare l’aldilà, senza la presunzione di sapere cosa sia reale e irreale. Un socratico “So di non sapere” è la più saggia delle risposte.






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Violeta ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Cinzia M. ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Adriana, questo testo mi è sfuggito! Sarebbe stato un peccato, il racconto è bello, ma lo sai che ti ho vista in quel letto insieme a tuo fratello e ai tuoi genitori? Amo questo genere di racconti. Brava come sempreSegnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

C'è un'esperienza nel tuo racconto che ci accomuna:anch'io da piccola ho condiviso il letto con mio fratello. Che ridere i calci che scappavano! Per il resto il tuo racconto come anche il tuo stile mi affascina. Nella cultura di noi siciliani l'aldiqua e l'aldilà convivono e non sempre si cercano spiegazioni. Complimenti Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Anch’io trovo che la descrizione del dormire di molti in poco spazio sia fantastica. Trovo sempre una grande carica umana nei tuoi racconti. Per il resto ho sempre pensato che ci sia una parte di mistero nella vita. ‘So di non sapere’ é la più saggia delle risposte ma chissà perché di frequente basta poco per dar sfoggio al poco che non si sa.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Durante la lettura di questo tuo racconto, quindi prima di aver letto il commento di Fabiani, pensavo che sarebbe stato molto efficace scritto al presente, come fosse la bambina di allora che racconta l’episodio in tempo reale, magari soffermandosi ancor di più sulla sorpresa e sulla conseguente paura legate all’apparizione. Casualmente la mia idea ha conciso con la sua ma resta il fatto che anche così il racconto risulta coinvolgente, persino gustoso in quel passaggio inerente ai piedi di papà ( mi è scappato un sorriso). In ultimo, la considerazione finale mi trova d’accordo, tutto ciò che non si riesce a spiegare non può neppure essere negato a prescindere.Segnala il commento

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azzurro_90 ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Riuscitissima la descrizione del dormire di molti in poco spazio.Segnala il commento

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Antonietta Cocco ha votato il racconto

Esordiente

È un bel racconto, nel tuo stile. Per non sbagliarmi, voto l'Adriana di ieri, di oggi è anche di domani!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

mi colpisce il cambio da umoristico a misterioso/spaventoso. mi allaccio al commento di Fabiani e dico che è vero, l'Adriana adulta racconta e riedita la sua infanzia, lo si sente in molti tuoi racconti, ma non mi sembra un ostacolo; è il tuo stile, l'hai scelto e coltivato. a questo proposito mi chiedo, questa entità, come la chiamavi da piccola (se nella tua testa la chiamavi in qualche modo)? e il tuo spavento veniva dal suo aspetto, dalla sua presenza, dal fatto che la sua presenza fosse inspiegabile..? ti facevi domande oppure ti sei lasciata andare al mistero senza indagare per tanto tempo?Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Sì in effetti probabilmente l'unico atteggiamento corretto di una sana ragione sarebbe quello di una continua apertura. Non vi sono limiti se non quelli dati da idee preformate, la tradizione: agiscono in ogni campo anche in quelli che dovrebbero essere privi di dogmi. Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Il tuo ricordo è nitido che par quasi di vedere ciò che hai vissuto. Qualcosa di simile mi è capitato da bambino, un evento indelebile. Un incontro con un volto angelico, bello e paralizzante. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Il 99% della storia è impostato con la Adriana “di oggi” che racconta la Adriana “di ieri”. Già questo è un ostacolo all’immedesimazione nel personaggio, perché si crea quell’effetto “C’era una volta…” che può andar bene per fiabe rivolte a bambini, ma non per un pubblico adulto. Sarebbe stato meglio – infinitamente meglio – un racconto in prima persona al tempo presente (la forma narrativa più potente). Nell’1% finale la Adriana “di ieri” scompare, e la Adriana “di oggi” si prende il palcoscenico, per spiegare il senso della storia. Questa è una grave mancanza di rispetto verso il lettore, come insegnano in qualunque corso di scrittura, oltre ad accentuare l’effetto “C’era una volta” con tanto di morale della favola. Non solo. La frase “a loro si mostrava col cappuccio abbassato e il capo chino … Non so perché quell’entità si sia rivelata apertamente solo a me” denuncia una conoscenza ingenua e superficiale del fenomeno di cui si intende parlare. Il che non sarebbe un problema, se il Punto di Vista fosse stata la Adriana “di ieri” (una semplice bambina), ma qui, a parlare, è la Adriana “di oggi”. Se non vuoi leggerti Rudolf Steiner, per capire come funzionano queste cose, quanto meno recupera le interpretazioni più rigorose dell’apparizione di Gesù Cristo dopo la sua morte (detto molto alla buona: i morti non scelgono alcunché, sei TU che li percepisci in base alla TUA “sensibilità”). Scrivere, senza prima documentarsi, è un’altra grave mancanza di rispetto verso il lettore.Segnala il commento

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Frato ha votato il racconto

Esordiente

Fa quasi rabbrividire quel frate. Chissà cos'è, o chi è. Molto bello e scorrevole. Ciao, Frato.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

I gatti, che godendo di superiore saggezza vivono a volte nella regione di mezzo, colgono presenze a noi invisibili (chi non ha familiarità con loro non ne comprende l'occasionale fissità midriatica dello sguardo, apparentemente perso nel vuoto). Ci sono cose tra terra e cielo...bel racconto, sanguigno e inquietante, di quelli che un tempo, prima di internet, affascinavano i bambini, custodi anche loro di un mondo più complesso.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

AffascinanteSegnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Parlo solo di questo testo perché dell’altro ancora non ho smesso di ridere e pensare. Qui ci dai uno spaccato di vita che luccica di realtà, chiaro e netto, dove si capisce che il tuo sguardo sul passato è pieno della saggezza data della comprensione di quello che si era. Solo così si riesce a raccontare con lucidità. Complimenti. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

La storia è affascinante, le descrizioni vivide e credibili. Lo stile pulito, preciso. Un bel brano. Sulle cose strane che possono accadere non mi pronuncio, non so cosa dire (ma che paura avrei avuto). Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Le tue parole dovrebbero essere lette, rilette, studiate e studiate. E questa tua savia ingenuità curiosa ed aperta dovrebbe essere colta come un dono, sia quando scrivi un ulteriore capitolo del tuo libro ( come ora.. ), sia quando adotti l'ironia per stemperare un clima "malevolo" (come quando, poi, ti ri rimuovono il testo insieme all capra ed ai cavoli!). Complimenti!!!!!!Segnala il commento

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di Adriana Giotti

Scrittore
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