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Narrativa

Il fratello virale

Pubblicato il 03/03/2018

Elisa pensa di essere nata nell’epoca sbagliata. Questa è l’epoca in cui le foto dell’intervista di Fabio, non si sa come, sono finite su internet. Su internet, le foto hanno iniziato a fare dei giri lunghissimi, poi sono arrivate anche su Facebook e da lì dappertutto, in un contagio.

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Elisa pensa che i guai di suo fratello sono cominciati come cominciano per tutti, cioè con la nascita. Fabio, però, lo hanno tirato fuori con il forcipe – Elisa solo a pensarci sente le ginocchia instabili: il forcipe, che in sostanza è il telaio di una pinza per l’insalata, gli si è chiuso intorno alla testa e qualcosa è andato storto. Fabio è venuto fuori sano ma la sua testa no.

Spesso la madre di Elisa dice che Fabio è stato graziato. Elisa pensa che la questione delle grazie e della religione è molto delicata. Suo padre, una volta, ha detto che se trova il santo che ha fatto la grazia – Elisa non lo può ripetere perché è una bestemmia. Il problema di Fabio non è la testa deformata, schiacciata sul lato sinistro come se un pallone da calcio l’avesse sfondata. Il problema di Fabio è che in certi incidenti che succedono con il forcipe i bambini restano ritardati e paralizzati, lui invece no. Fabio ha la testa deformata e che gli funziona.

Elisa nemmeno riesce a immaginare come si deve sentire suo fratello. Pensa ai giorni in cui lei si alza con la voglia di scomparire nella sua stessa pelle, rivoltarsi al contrario come un guanto e non mettere piede a scuola. Pensa che Fabio questa stessa sensazione deve provarla con un’intensità maggiore, così forte che forse gli viene voglia di ammazzarsi. Anche Elisa ha voglia di ammazzarsi, ogni tanto, e allora chissà Fabio. Il paese è piccolo, lo chiamano con gli stessi nomi da quindici anni: melone bucato o fagiolo.

La situazione è stata sopportabile a lungo. Come tutte le famiglie, anche la loro è assuefatta alle deformità – non solo la testa di Fabio ma anche l’ossessione religiosa di sua madre, il problema che suo padre ha con la proprietaria della tabaccheria.

È tutto precipitato per via di un servizio del telegiornale regionale. Un’inchiesta andata in onda alle quattro del pomeriggio, nella fascia oraria degli approfondimenti. Sua madre era stata contattata dagli Angeli della Carità dell’ospedale provinciale, che è quello in cui è nato Fabio. Le avevano chiesto di partecipare alle riprese per combattere la pratica dell’aborto. Quando sua madre l’aveva spiegato a Elisa, a Fabio e a suo padre, c’era stata della confusione. “Vogliono combattere l’aborto e vogliono intervistare Fabio” aveva ripetuto suo padre, senza capire. “Sì, poi intervisteranno altra gente. Secondo me è una bella opportunità” aveva detto sua madre “Avremo anche l’occasione di far luce sull’assurdità della procedura. Quelli di Uniti contro il forcipe ci manderanno un cesto enorme a Natale, vedrai”. Suo padre aveva guardato Fabio, anche Elisa aveva guardato Fabio. Fabio a malapena si era mosso. “Mà, ma non credi che quando uno mi vede un po’ la voglia di abortire gli può venire?”. Se Fabio avesse piazzato una bomba sotto il tavolo l’effetto sarebbe stato lo stesso. Era finita con i pianti convulsi di sua madre, con suo padre che prendeva la porta, con Fabio che abbassava la sua testa pro-aborto, chiedendo scusa, e accettava l’intervista solo per farsi perdonare. L’intervista era poi rimbalzata su un canale nazionale.

Elisa pensa di essere nata nell’epoca sbagliata. Questa è l’epoca in cui le foto dell’intervista di Fabio, non si sa come, sono finite su internet. Su internet, le foto hanno iniziato a fare dei giri lunghissimi, poi sono arrivate anche su Facebook e da lì dappertutto, in un contagio. Elisa si è accorta che Fabio era diventato un contenuto virale quando era già troppo tardi. Il primo articolo con la foto della sua faccia diceva che Fabio era un ragazzino siriano scappato da Aleppo. Nei commenti la gente lo compativa, si azzuffava, postava gif animate di gatti piangenti.

Per via della carnagione, Fabio continua ad andare tantissimo negli articoli sulle tensioni in Medio Oriente. Elisa è contenta che Fabio non abbia un account su Facebook. Se Fabio usasse Facebook si vedrebbe guardare con occhi tristi il cronista, nel fotogramma virale, e scoprirebbe di essere: il fratello di una ragazzina palestinese che schiaffeggia un soldato israeliano; un profugo afgano a cui hanno negato l’ingresso negli Stati Uniti; un prodigio del calcolo matematico costretto alla fame a Idomeni; il figlio di una zingara morta nel rogo del campo Orzinuovi di Brescia.

Anche il padre di Elisa sa delle foto di Fabio, così la famiglia è divisa in due: loro due, che sanno, e Fabio e sua madre, che non sanno. Elisa ci ha provato a proporlo, a suo padre, di mettere in mezzo gli avvocati. Suo padre ha detto che è inutile, è come per il video porno di quella ragazza che si è impiccata: una volta che la tua faccia è su internet è impossibile cancellarla e gli altri possono farne quello che vogliono – e comunque loro non hanno soldi, e poi a Fabio come glielo spiegano, che adesso sta dappertutto? Elisa sa che suo padre ha ragione ma vorrebbe dirgli che le prende una cosa, quando per sbaglio inciampa nelle foto di Fabio, una cosa che somiglia a qualcuno che vuole morire soffocato.

Anche Elisa si sente divisa in due, proprio come la sua famiglia. Fantastica di sparire insieme alle foto di suo fratello ma non ci riesce. Su Facebook ci sono gli scatti del suo ultimo saggio di danza, dove si vede che è dimagrita, e una foto in particolare ha centosei like. È divisa tra i centosei like e le immagini di suo fratello, tra un piacere nascosto e un malessere nauseante.

Un giorno è il compleanno di Fabio e lo festeggiano al ristorante. Sono tutti vestiti bene e Elisa ha fatto i capelli. Sua cugina fa una foto a lei e a Fabio, mentre lui sta seduto ed Elisa dietro di lui, lo abbraccia come lo abbraccia sempre, con la testa appoggiata alla sua tempia buona. Mentre tutti cantano ‘Tanti auguri’ Elisa guarda suo fratello e pensa che ha un bel carattere e che l’ultima volta che l’ha sentito piangere è stata forse due anni prima. Sembra proprio che Fabio stia iniziando a pensare come sua madre – ieri c’era un servizio in tv sulla preparazione degli atleti paraolimpici e lui ha detto, a tavola, di sentirsi fortunato: sua madre ha ripetuto che è vero, lui è stato graziato, e suo padre ha ingoiato la bestemmia, ha pure sorriso.

Poi succede che la cugina di Elisa pubblica su Facebook la foto di Fabio e di Elisa che lo abbraccia da dietro. Questa foto fa un altro giro lunghissimo e finisce su uno di quei siti di notizie online, da lì ritorna su Facebook. Sotto la foto di Elisa e Fabio c’è scritto che vivono in Pakistan e che sono fidanzati e che la famiglia di lei è contraria al matrimonio perché lui ha la testa deforme. La foto di Elisa e Fabio pakistani si diffonde in un’epidemia, la gente commenta, anche gente con foto profilo di girasoli e di santi. “Io se era figlia mia la chiudevo in casa”, “Se è vero amore perché no”, “Avrà il cazzo più lungo della testa”: questo commento ha trecento sessantuno like. Elisa legge per sbaglio. Il giorno dopo le previsioni portano burrasca, Elisa va a scuola di danza, al ritorno si ferma per una nuotata, anche se è gennaio e non sa nuotare. Non torna più.

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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