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Fantastico

IL GIOVANE PIXAN

Pubblicato il 24/11/2022

avventura di un giovane sacerdote del passato

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Capitolo 1.

Mi prende la mano e me la bacia, Coptil è distesa su un letto di marmo, mentre respira a volte emette dei piccoli rantoli, non piango, la guardo mentre lei fissa il soffitto in silenzio. Coptil è la mia maestra, da un mese ormai non cammina più, non si muove più, non mi insegna più, mio padre mi ha detto che potrei diventare io un nuovo maestro adesso, Coptil ha sempre parlato bene di me ai suoi colleghi, liberandosi un posto sicuramente mi prenderanno in considerazione, ma io sono giovane, prima non me ne rendevo conto ma è stata Coptil a farmelo capire, me lo diceva sempre, di essere consapevole, consapevole del tempo in cui vivo, essere grato dei vantaggi che ho. Coptil non è la mia unica maestra, ne ho altri due, Tlamatini e Yolotzin, anche loro sono bravi maestri ma sono maestri diversi, loro mi insegnano come essere un sacerdote, anche mio padre è un sacerdote, anche mio nonno e anche mio fratello maggiore, mia madre quando ha saputo la notizia della malattia di Coptil ha sorriso leggermente, poi mi ha abbracciato e ha pianto insieme a me. Voglio bene alla mia famiglia e fare il sacerdote mi piace, i riti e le celebrazioni sono solo una parte del mio lavoro, il compito più importante è occuparci dell’arte, della musica, dello spazio, Il nostro compito è aggiungere domande, Tlamatini lo dice sempre, che le domande non possono terminare, il nostro compito è produrne sempre di più, Tlamatini è stato dall’altra parte del mare, dice che siamo fortunati, che non c’è niente se non animali feroci e piante velenose, hanno navigato attorno ad un’altra isola per giorni interi senza trovare nient’altro che acqua, Siamo noi e le stelle, dice sempre Tlamatini. Coptil mi insegna a vivere, quando glielo dico ride e mi dà uno schiaffetto sulla nuca, ma è la verità, Coptil mi consiglia che libri leggere, mi ha fatto vedere i disegni delle stelle, mi ha mostrato la via della meditazione, la bellezza della natura, mi dice di non vergognarmi mai per la mia felicità, che il mare non è banale, amo andare a mare con Coptil, meditiamo o chiacchieriamo, a volte fumiamo, a volte peschiamo dei pesci che mangiamo la sera stessa, inizio a piangere guardando Coptil respirare a fatica, lei mi sente e mi accarezza la fronte.

Stasera bruciamo il corpo di Coptil, non mi fanno assistere alla cerimonia, solo gli altri maestri possono essere presenti, rimango seduto vicino la casa a sentire i canti mortuari e il fumo uscire dal camino, non piango. Dopo una ventina di minuti i maestri escono dalla casa, mio fratello mi vede e si dirige verso di me, mi abbraccia con le lacrime agli occhi, mi abbraccia più a lungo del solito, mi dice che Coptil mi ha lasciato una lettera, un disegno, mi dice che le ceneri sono già nell’anfora appoggiata sul tavolo, non capisco, lui mi bacia sulla guancia e mi lascia solo. Apro la busta e guardo il disegno, è la spiaggetta dove andiamo io e Coptil, è piccola e non è affollata, noi ci sediamo sugli scogli per meditare, diverse volte dei bambini creavano un piacevole brusio, la maestra amava i bambini, la spiaggia è per loro, è vostra, io sono una spettatrice ormai, quando sono iniziati i primi acciacchi mi disse che era grata della sua vita ma non voleva morire, voleva restare per un altro po’, C’è ancora tanto da vedere, mi diceva. Entro nella casa e le ceneri sono sul tavolo, sul disegno una x indica una piccola caverna sugli scogli, io e Coptil ci mettevamo lì quando il sole era troppo forte, vuole essere portata lì, già me ne aveva parlato, Fino a che non si allaga tutto voglio restare a guardare le onde, me lo disse ridendo dentro la caverna, eravamo sdraiati e fumavamo dell’erba.

La spiaggetta è abbastanza vicina, impiego più o meno un’ora per arrivare, durante il tragitto si vedono solo alberi, c’è silenzio, io e Coptil iniziavamo a meditare già nel tragitto, un silenzio del genere non deve essere sprecato in alcun mondo. Il mare non è molto agitato, mi sposto sulla riva e mi faccio accarezzare i piedi dalle onde leggere che a turno toccano le mie dita. Con facilità arrivo alla piccola caverna, il vento ora si è alzato e scuote la parte bassa della mia tunica, mi abbasso ed entro nella caverna, sorrido vedendo tutti i disegni di Coptil, pesci, disegnava solo i pesci, il primo pesce del giorno che vedeva sbucare fuori dall’acqua veniva subito raffigurato. So già dove mettere l’anfora, è il buco dove metto le erbe per fumare, è il buco più sicuro, non ci arriva acqua ma per sicurezza è meglio tapparlo, domani verrò con un po’ di argilla, non c’è nessuna erba dentro al buco ora, non vengo alla caverna da quasi un anno ormai. Mi siedo e decido di restare un altro po’, guardo il mare e penso, esco un libro dalla mia sacca, mi stendo e leggo godendomi il rumore del mare.

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di Nunzio Ferreri

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