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Fantastico

Il mercante di coralli.

Di GAP
Pubblicato il 23/07/2021

Il "mio" è senza Leviatano.

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La prima volta che il figlio di Komrover, andato militare e capitato in marina, tornò in licenza fui combattuto per alcuni giorni se fosse il caso di andare a trovarlo. Mi chiedevo cosa avrebbero pensato in paese vedendo un rispettato mercante di coralli quale io ero chiacchierare con un giovane che a detta di tutti si era lasciato trascinare sui rischiosi oceani solo a causa della sua stupidità. Ma la nostalgia in me era diventata sempre più forte e alla fine mi decisi. Lo aspettai per strada e quando lo vidi lo salutai. Mi guardò stupito, ma poi mi riconobbe, mi aveva incontrato qualche volta a casa di suo padre.

Lo presi sottobraccio e lo portai in osteria per offrirgli un bicchierino di vodka. Dopo che ebbe bevuto il primo, versandogli il secondo, gli chiesi finalmente ciò per cui lo avevo portato fin là.

“Allora, Alexander, dimmi, com’è il mare?”

“Il mare è grande, è una distesa di acqua senza confini” rispose.

A Progrody non ci sono laghi e neanche fiumi, non c’è neanche uno stagno e io questa distesa d’acqua non me la sapevo immaginare. In quarantacinque anni non avevo mai messo piede fuori dal mio paese e l’unica distesa grande che conoscevo era quella della steppa che circondava Progrody.

“È come la steppa?” gli chiesi.

Lui mi spiegò che il mare era più grande della steppa e che era diverso dalla steppa perché questa è immobile, mentre il mare è mutevole, a volte sembra uno specchio, a volte ci sono onde alte come una nave che fanno paura, altre volte ci sono solo delle leggere increspature nell’acqua, dipende dalla forza dei venti, mi diceva. Ma io dei venti conoscevo solo la forza che avevano nel trascinare la sabbia della steppa.

“E quanti mari ci sono? Li hai visti tutti?” gli chiesi.

Poi gli domandai delle navi, dei palombari e se era mai stato sul fondo del mare a camminare tra i coralli. Domanda dopo domanda finimmo la bottiglia di vodka e, mio malgrado, gli augurai la buonanotte. Tornai da lui a interrogarlo il giorno dopo e tutti i giorni della sua licenza. 

Quando Komrover andò via io ripresi la mia vita di sempre. Commerciavo i coralli, andavo in sinagoga, partecipavo alla vita del paese. La sera mi sedevo sulla poltrona, prendevo in mano i miei coralli e alla luce della candela li guardavo e li accarezzavo. Sentivo nel cuore una nostalgia per la loro casa, ma si può avere nostalgia di qualcosa che non si è mai visto, mi chiedevo. Poi alzavo gli occhi, guardavo mia moglie seduta sulla sedia a rammendare. Non l’amavo e non l’odiavo. Stava con me ormai da diversi anni e non era stata capace neanche di darmi un figlio. Ma cucinava, faceva il suo dovere di donna e non mi disturbava. Io la sera la guardavo un attimo e poi tornavo a tuffarmi tra i miei coralli.

Contavo i giorni che mancavano alla prossima licenza, quando, una mattina, sfogliando il giornale arrivato a Progrody quel 10 marzo 1866, lessi un titolo che colpì la mia attenzione: IL MARE DI ODESSA SI RIEMPIE DI STELLE. Incuriosito, continuai a leggere. Si parlava di un fenomeno inspiegato e inspiegabile: sotto la superficie dell’acqua erano apparsi tanti punti luminosi e fissi e il mare di notte sembrava risplendere come la volta celeste. Quella sera stessa abbandonai Progrody per la prima volta da quando ero venuto al mondo.

Dopo tre giorni di viaggio giunsi a Odessa. Fermai un passante e mi feci spiegare come fare per raggiungere il mare. Quando vi arrivai il sole era alto nel cielo. La massa gigantesca di acqua che dai racconti del giovane Komrover non avevo saputo immaginare mi si presentò davanti. In quel momento mi sentii liberato da quella nostalgia che mi accompagnava ormai da anni e che avevo tenuto segreta in me. Ebbi la certezza di aver trovato il mio posto nel mondo.

Affittai una piccola casa di fronte al mare e mi sistemai là, in attesa che facesse buio e potessi vedere quel fenomeno di cui avevo letto solo pochi giorni addietro sul giornale. A mano a mano che il crepuscolo avanzava vedevo il mare iniziare a scintillare. Guardavo il cielo e vedevo le stelle e guardavo l’acqua che sembrava un altro cielo altrettanto ricoperto di stelle. Sentivo i lavoratori del mare a fianco a me, pescatori, armatori, marinai guardare quello spettacolo col mio stesso stupore incapaci di comprendere a cosa esso fosse dovuto.

Per sette sere guardai quel curioso avvenimento. Intanto, alcuni palombari si stavano organizzando per calarsi in mare e cercare di dare una spiegazione a quel fenomeno. Erano già là sulla spiaggia, in attesa che tramontasse il sole e che il mare cominciasse a scintillare. Ma quella sera il mare restò scuro. Le stelle erano tornate tutte in cielo.


Da venti anni vivo qua a Odessa. Ho cambiato nome, ho comprato una piccola barca e ho cominciato a commerciare per mare. Ho saputo che mia moglie dopo qualche anno, credendomi morto o disperso, si è risposata. Sono sicuro che continui a cucinare, a fare i suoi doveri di donna e a non disturbare. Io per conto mio continuo ad aspettare che le stelle ritornino in mare.

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terrybu ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello! Piaciuto molto, una bella storia in bello stile.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Bella storia è bella scrittura. Tripletta Segnala il commento

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stefano querti ha votato il racconto

Esordiente
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Sonia A. ha votato il racconto

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

Il tuo stile mi è sempre piaciuto ma qui fai un passo in più e costruisci una vera storia. Segnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente

Molto bella la chiusa.Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Ma sai che mi piace molto la tua scrittura? Ci vedo costanza e metodo, e un che di creativo. È una cosa che dico a pochi. "Il mare di latte", mi pare lo chiamino così quel fenomeno. A prestoSegnala il commento

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di GAP

Esordiente
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