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Narrativa

Il mio posto

Pubblicato il 23/05/2020

Una giornata al fiume.

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Era il giorno di San Lorenzo e ci dicemmo dai prendiamo la bici, la torcia, ci facciamo qualche tramezzino, portiamo qualche birra e andiamo a veder le stelle sul Tagliamento fino a tarda notte.

Portiamoci golfino e calze, mi dicesti, e io come al solito ti guardai storto facendoti capire di essere la solita esagerata.

Arrivammo, parcheggiamo la bici, poggiammo il mio asciugamano formato famiglia sui cocci bianchi, mangiammo i tramezzini e bevemmo la birra alla goccia dato il caldone d’agosto che contraddistingue San Vito al Tagliamento. Qualche bagno ristoratore nell’acqua gelida e poi al sole a cuocere lentamente in quel silenzio in grado di riprenderti dalle fatiche quotidiane. Con te non è mai stato difficile godersi i propri pensieri senza essere interrotti, senza il bisogno di riempire i silenzi. Sintomo di un’amicizia che non chiede ma che rispetta.

Il rumore del fiume così vicino accompagnava il nostro riposo e io non potei fare a meno di pensare che con il Tagliamento è come sentirsi a scuola: tacite regole che assegnano i posti a sdraiare per tutta la stagione. C'è chi ci arriva in bici e chi a piedi, da solo o in compagnia. Ci si accontenta di una merenda nello zaino, fresca, in contrasto con i ciottoli caldi battuti dal sole. C'è chi prende posto in prima fila a ridosso del corso e chi agli ultimi banchi, all'ombra delle sponde. C'è poi il fiume a fare da maestro, che ci insegna che la vita scorre oppure semplicemente a ricordarci che possiamo ritrovare la pace nelle piccole cose.

Non come la città e il suo cemento.

Non come quella volta in cui vi incrociai e avrei tanto voluto che i dieci euro nel mio portafogli fossero stati vostri, fu pure giorno di stipendio pensai quella volta fra me e me, ma poi vi vidi magri e purtroppo non di fame, ma poi vi vidi assonnati e non di sonno, ma poi vi vidi sommessi e non di timidezza. Io non seppi dirvi quali cose fossero cambiate nella mia città, non avrei più saputo dirvi in quali quartieri si aspetta per ore una piccola felicità effimera, fugace, impaziente.

Avreste dovuto dirmelo voi che mi guardaste a palpebre socchiuse con le dita nere di smog lui e con lo smalto a metà lei. Forse sì, avreste dovuto dirmelo voi, ma non vi avrei prestato molta attenzione a quel tempo.

E invece, allora, osservandovi da sotto la mascherina cercai di carpire quanta sofferenza fu mia, quanta pena suscitai negli altrui pensieri io, un tempo come voi.

Avrei voluto aprirvi il mio cuore, io, oltre che al portafogli e poi pensai che forse vi avrei aperto solo il cuore piuttosto che il portafogli perché sapevo in quali altre mani nere di smog sarebbe finito parte del mio ventisette del mese e allora mi dissi che se fosse stato per una colazione ve li avrei anche dati, i miei dieci euro: ma ci sono colazioni e colazioni.

Ci sono le colazioni con le amiche, quelle dello smonto notte, quelle che vorresti farti portare a letto dalla persona che al momento ti piace e poi ci sono quelle che un tempo furono. Fatte di sudore, pugni al muro, stretti stretti uno all’altra aspettando ore che arrivasse una chiamata.

Voi, forse, la chiamata l’avevate già aspettata e persa e allora eravate qui al mio fianco, strisciando i piedi da un vagone all’altro, tra un impiegato e una smontante notte da un turno non poco massacrante.

Quel giorno fu di stipendio pensai, e avrei voluto che foste voi a ricordarvelo, liberi come lo sono io ora.

Ma tornando al fiume arrivò poi verso sera una leggera brezza e le nubi del tramonto cominciarono a mandare oro sullo scorrere del fiume.

Tu mi guardasti e da dietro gli occhiali e, senza dire una parola, mi dicesti “te l’avevo detto di prendere il maglioncino, testa di cazzo”.

Non dissi nulla e, sempre senza proferire parola, prendemmo le nostre bici e ce ne tornammo al paese.

San Lorenzo sarebbe stato l’anno successivo.

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nessuno ha votato il racconto

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Bello stile. Discorsivo, quasi poetico, anche nella punteggiatura sapientemente ridotta al minimo, pur di rendere il flusso di pensieri scorrevole come il fiume. In alcuni passaggi ne risente la chiarezza, forse, ma non la resa degli stati d'animo.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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La trama manca un pochino di chiarezza, secondo me, ma ci sono bellissime immagini e anche lo stile mi piace molto. Poi, quei personaggi li sento vicini e veriSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Non riesco a inquadrarlo bene, ma mi ha preso molto durante la letturaSegnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Pennina bianca ha votato il racconto

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di Claudia Bucci

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