Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Il mostro marino

Pubblicato il 25/01/2021

“A me non importa il tuo peccato, mio mostro, troveremo una terra che ci perdoni per essere deboli tanto così.” Disclaimer: il racconto prende spunto dall’idea di Emily Winfield Martin (nel suo libro “Immagina) di scrivere storie a partire da brevissime trame decontestualizzate.

31 Visualizzazioni
13 Voti

Il mostro marino sapeva che non si sarebbero incontrati di nuovo.

Nei miei ricordi, l’infanzia altro non è stata che una lunga estate meravigliosa. Un ingenuo negazionismo, il mio, lo capisco. Persino le urla e i litigi, la cattiveria che ho ascoltato, per me, suonavano come un arrivederci; e l’idea - radicata in me - che servisse la tempesta per far crescere i fiori - maledetta idea - non mi lascia in pace nemmeno ora. Ma la tempesta rovina tutto quello che trova davanti a sé, e la povertà che ne deriva è irrimediabile.

Così, conobbi quello che Lei aveva deciso di presentarmi come “il mostro marino”.

Il mostro - mi servirò del nome infamante che Lei gli scelse - abitava in casa, o almeno, ci è vissuto per un tempo che non ricordo. Possedeva una sua metà dell’armadio per le camice, aveva i suoi prodotti per la cura personale in bagno e talvolta mangiava alla nostra tavola.

No, mangiava sempre alla nostra tavola.

Solo di rado cucinava: non lo sapeva fare. Quest’ultimo fatto venne fuori prepotentemente il giorno in cui il mostro fu cacciato finalmente da quelle quattro mura calde, e fu segregato in una cantina, come i veri mostri meritano.

Un giorno fummo invitati nella sua cantina sporca, dove nemmeno un topo della peggiore razza sarebbe voluto entrare. Il mostro cucinò per noi un surgelato e delle patate lesse: tutto quello che le sue vecchie mani potevano offrire, avendo rimestato a fatica in fondo al vecchio frigo che per sbaglio si trovava lì (la corrente elettrica era una misericordiosa concessione di Lei).

Disse che avremmo guardato una pellicola - proprio così la chiamò, “pellicola”. Prese un aggeggio elettronico trovato in un cassonetto e la sua “pellicola”, e ci mostrò un filmino da morire dal ridere. Ma lui non rideva. Non so se si tratti di un’abitudine da mostri, e a dire il vero non ricordo nemmeno se in tutto quel tempo che aveva vissuto dentro la nostra casa avesse mai riso.

Forse per questo era diventato un mostro. Perchè non era più felice.

Sono sicura che nemmeno Lei lo fosse, ma avendo scelto modalità diverse per esprimere la sua infelicità, Lei, straordinariamente, non si era trasformata. A lui solo era toccato questo ingiusto destino. Solo lui era il colpevole di quelle cose indicibili - che infatti non vennero mai dette: nessuno di noi seppe mai niente di niente.

Ma al di là di questo, io a lui mi ero affezionata, da quando aveva subito la trasformazione, da quando era stato cacciato dal castello. Non ricordo di averci mai avuto a che fare, nei miei primi anni della mia vita: forse lo odiavo pure - quando aveva l’aspetto umano, intendo. Ma ora che la sua pelle era ricoperta di squame e lasciava, camminando, una scia melmosa, come le lumache; ora c’era qualcosa a legarci, come un legame di sangue. Non oserei mai dire che io lo vedessi come un padre, certo. Forse un caro amico, per me, un amico che torna da un lungo viaggio e sembra cambiato, stranamente in meglio, però.

Un giorno il mostro mi chiamò alla porta della sua caverna - lo so, i mostri di mare dovrebbero stare in mare, ma il mostro di cui parliamo era il più bistrattato dei mostri che mai vi capiterà di conoscere.

Allora mi presentai alla sua porta, ansiosa che mi volesse raccontare una delle sue incantevoli storie o che mi volesse fare ridere con una di quelle “pellicole” dei tempi suoi. Ma no.

Disse che doveva partire, che ci avrebbe lasciati il giorno stesso, per approdare in paesi lontani, che non sarebbe mai più tornato e, in ultimo, che la cosa doveva andarci bene. Lo disse con gentilezza, con maniere che non si addicono ad un mostro. Lo disse piangendo e stringendomi le mani.

“Oh, mostro. Per me mai sei stato mostro. Se il tuo tormento è che le tue mani non riescono a reggere un fiore senza spezzarlo, io ti voglio aiutare.”

Ma lui fu categorico. Grugnì qualcosa nella sua lingua e disse che aveva sbagliato, sì, ma la cantina non se la meritava proprio. Che forse sarebbe tornato al mare, o in un qualche fiume ospitale. Disse che non aveva un programma ben preciso, ma che qualcosa gli sarebbe pur venuto in mente.

Non potei fare altro che acconsentire.

Forse i piccoli - le persone piccole, che non sono mai cresciute - riescono a vedere le cose solo in maniera piccola. Non riescono a fare drammi, a pensare al futuro, a preoccuparsi, a dispiacersi. Ed io ero molto piccola, nel senso che avevo vissuto poco ma avevo visto molte cose - non come chi viaggia tanto, più come chi non è mai felice e sa che non è colpa sua.

“A me non importa il tuo peccato, mio mostro, troveremo una terra che ci perdoni per essere deboli tanto così. Ma ora non lasciarmi. Non lasciarmi proprio ora.”

Ma lui aveva già posato le valige davanti all’entrata della caverna. Disse che aveva aspettato solo di dirmi addio, prima di andare.

Con un alito di coraggio mi chiamò Figlia, per l’ultima volta, e mi benedì con la sua mano mostruosa. Poi partì. 

Logo
4872 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (13 voti)
Esordiente
10
Scrittore
3
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large pexels brett sayles 2896889.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente
Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Inquietante e coinvolgente... e compiuto. Una "storia del disagio" che crea mostri e quant'altro, narrata bene. Però pensavo all'incipit, a quella frase: "Il mostro marino sapeva che non si sarebbero incontrati di nuovo"... che "galleggia", per conto suo. Secondo me, è pressoché inutile... superflua. Segnala il commento

Large luthien.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Lúthien ha votato il racconto

Esordiente

Trattazione molto particolare di un grande dolore, il racconto mi ha catturato e fatto percepire in modo vivido i sentimenti dei protagonisti. Qualche imprecisione stilistica, già evidenziata da altri (niente di grave). L'unica cosa che mi lascia perplessa è la frase iniziale in terza persona, quando il resto del racconto è narrato in prima. Non so se si tratti di scelta stilistica o di svista, mi risulta comunque un po' stonata.Segnala il commento

Aoh14gi06bnuqnmrh0yulq1ld0vmlnvmlwbdv1ipdhirug=s50?sz=200

Frisbie ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
Large 20210409 190335.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Non indolore.Segnala il commento

Large img 1919.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente
Large img 2435.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Barbara ha votato il racconto

Esordiente
Large 20200316 014434.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
Large whatsapp image 2020 03 19 at 18.06.27.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Accipicchia che esordio! Originale il soggetto, interessante la trama, per quanto appena accennata, bello lo stile (sì, ha ragione Ti Maddog, qualche imperfezione. Ma davvero minima).Segnala il commento

Large img 20210705 011756.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Bel racconto. Soggetto difficile trattato con singolarità. Ben curato, non ci sono refusi. Ogni tanto qualche frase mi risulta costruita non all'altezza del ritmo generale del racconto, e infatti si inciampa un po'; giusto per farti un esempio "mi servirò del nome infamante che Lei gli scelse" (dove GLI puoi tagliarlo) o "nei miei primi anni della mia vita" (qui è MIEI che puoi tagliare), insomma, piccolezze di questo tipo, che però si sentono in un racconto quasi perfetto come mi sembra il tuo. Bau! :) TiSegnala il commento

Large img 20180819 wa0007.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Stiven Zaka ha votato il racconto

Esordiente
Large foto0001.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
Large 6e3cfbb1 743c 4eeb be17 0358aa2572f9.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di Zsófia

Esordiente
Bellevilletypee logo typee typee
Lascuola logo typee
Bellevillefree logo typee
Bellevillework logo typee
Bellevillenews logo typee