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Storico

IL PANIERINO NOTTURNO

Pubblicato il 09/09/2019

Vita quotidiana durante la seconda guerra mondiale; ispirato ai ricordi d'infanzia di mio padre.

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La Tata prepara il panierino la sera come ultima cosa, dopo aver lavato i piatti. Ci mette dentro il pane, quel poco che avanza dalla giornata. Poi il cartoccino dello zucchero, minuscolo, stretto accuratamente con uno spago. Poi il vasetto del burro, bianco con sopra un dito d’acqua.

Ha già spento la stufa e raccolto le braci per preparare il prete con la suora, lo ha già messo nel letto per scaldarlo. Adesso che è inverno e che non c’è più il babbo, dormono tutti insieme nel lettone: la Mamma, Nino, Titti, la Tata, il Prete e la Suora.

Chiude il panierino e lo lascia sulla tavola pulita.

Nino e Titti, già pronti in pigiamino di flanella e calzerotti, si tengono per mano sulla soglia della cucina e la osservano.

«Una volta, tanto tempo fa, i bambini mangiavano il pane burro e zucchero tutti i giorni.» Dice Nino a bassa voce. Titti non dice niente ma sa che suo fratello grande ogni tanto dice le bugie, ha preso anche le sculacciate per questo. Il pane, burro e zucchero si mangia di notte.

Titti non sente la sirena, si sveglia quando la Mamma e la Tata accendono la candela. La mamma lo tira su dal letto, lo avvolge nello scialle già pronto sulla sedia vicina. Poi sono nell’ingresso.

«Tata, il panierino» dice sempre la Mamma come ultima cosa, perché una volta è stato dimenticato e Nino e Titti hanno pianto per tutta la notte. Non gli passava nemmeno con le sculacciate; le vecchie, giù in rifugio, hanno detto che erano viziati.

Tutte e due le donne hanno il cappotto abbottonato sopra la camicia da notte, le calze di lana e una sciarpa sulla testa. La candela resta in casa, accuratamente spenta, bisogna fare attenzione agli incendi. Fuori ci si vede sempre un po’ meglio: il riflesso della neve compensa l’oscuramento.

Un attimo di gelo e poi dentro il portone e giù per la scala lunga lunga. In rifugio ci si vede quanto basta, perché c’è una lampadina  appesa al soffitto. Ci sono le panche, tutte in fila una dietro l’altra. La Mamma ha detto: «Quando andrete a scuola, sarà proprio così.»

Sulle panche siedono già le vecchie, appena li vedono si stringono per fare posto alla Signora coi due bambini piccoli e alla sua serva «che il marito gliel’hanno portato via i tedeschi, poveretta».

Il marito è il Babbo quando è andato via, dice Nino. Titti se lo ricorda, era notte «Non era notte, scemetto, era mattina presto presto». Comunque stavano dormendo, nella loro cameretta, e si sono svegliati perché hanno sentito la sua voce: «Babbo è venuto a salutarvi.»

Nino si è alzato in piedi sul suo letto e lui e Babbo si sono stretti la mano tutti seri. Titti invece come al solito non ha capito niente, ed è rimasto sdraiato nel suo lettino come un pesce lesso; allora il Babbo lo ha preso su e gli ha dato un bacio. I baci del Babbo erano rari, ma gli piacevano per via della barba pelosa.

«La cosa più importante, scemetto, è che il Babbo aveva il cappotto marrone, e anche il cappello, e dietro c’erano due no tre no quattro no cinque tedeschi» qui Nino mostra cinque dita «tutti vestiti di nero e col mitra e con gli stivali.» Infatti il giorno dopo la Tata era inginocchiata per terra col secchio e lo straccio che puliva le impronte degli stivali, e intanto piangeva.

Si accomodano; Titti in braccio alla mamma e Nino in braccio alla Tata. Accoccolate per terra lungo il muro ci sono altre donne più giovani, già pronte col rosario in mano. In piedi, appoggiati alla parete di fronte, gli uomini fumano.

«Ave Maria, mater dei»

«Ora pro nobis.»

Intanto la mamma comincia a tagliare quadratini di pane, li spalma di burro e zucchero, e Ninni è già pronto con la bocca aperta. Il caldo di tanta gente pigiata, il fumo delle sigarette e in bocca quel buon sapore. La cantilena familiare del rosario: mater santissima, ora pro nobis, mater castissima, ora pro nobis. Con la testa appoggiata sul seno della Mamma, Titti se la gode.

BUM!

Titti si sveglia di soprassalto non tanto per il rumore quanto perché la mamma sussulta e lo strizza. Sulla sua testa la lampadina è sempre accesa. Qualcuno ha improvvisamente smesso di russare.

Dal fondo della stanza viene la voce monotona di una bambina grande:

«Mamma, non voglio andare a scuola, domattina non mi alzo, anche la Patrizia non ci viene più, anche la Silvana - »

BUM – BOUM – BADABOUM! Tutto trema, qualcuno strilla, dal soffitto cadono sabbia sassolini e sassi grossi. La mamma strizza troppo forte Titti che non riesce a respirare, si dibatte ma lei è molto più forte di lui. La luce della lampadina trema, si spegne, si riaccende per un attimo, si rispegne. Si riaccende.

«Mamma, vero che domani non mi svegli per andare a scuola? Dai, mamma, non mandarmi più a scuola, le altre hanno già smesso, quando il babbo torna non glielo diciamo!»

BUM!

Titti si sveglia di soprassalto ed è nel lettone. È già mattina, dalla finestra entra il sole.

Strilla fortissimo, piange e prima che la Mamma e la Tata arrivino di corsa lui si è già fatto la pipì addosso.

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Molto ben fatto Riproduce voci ed emozioni grazie ad uno stile comprensivo di animo Bel lavoro veramente, di spessore e ben sfumato SalutiSegnala il commento

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LaPi ha votato il racconto

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Camelia ha votato il racconto

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Viola ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Mi hai ricordato i racconti di mia madre. Hai descritto molto bene l'esperienza della guerra dal punto di vista di un bambino. Belle paroleSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

Molto bella la descrizione del luogo e delle persone.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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di francesca colombo

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