Stavo nella mia stanzetta umida e guardavo fuori i bimbi giocare, avrei voluto uscire ma non potevo, mia madre non voleva. E mi sedetti alla mia scrivania, la chiamavo così ma era soltanto un piccolo tavolino rimediato chissà dove e chissà quando. Sentivo in cucina i miei genitori che litigavano ad alta voce, e io andai sul letto e mi tappai le orecchie per non sentire le loro urla. Li odiavo quando facevano così. Avevo solo dieci anni , e volevo scappare via. Quello era sempre stato il mio sogno, forse volevo dei genitori diversi da loro. Io quindi approfittai dell'occasione, vedendo che la loro porta era chiusa. Io aprii la porta di casa e corsi fuori al parco giochi che era lì di fronte. E incominciai a vagare nei giardini. Ad un certo punto incontrai un grosso cane che mi veniva incontro, io per paura scappai via, e correndo inciampai ad una radice di un albero.  Sbucciandomi un ginocchio. Alzai lo sguardo e mi trovai con  il suo muso sulla mia faccia, che me lo stava leccando. Che schifo pensai. Per paura mi alzai di colpo e corsi via. Poi da dietro un albero spuntò un giovane, lo riconobbi subito, era il figlio del fornaio, che stava sotto casa mia. Che mi disse:" Ciao che fai da queste parti?" E io:" Stavo passeggiando." E lui:" Ho della cioccolata la vuoi?" Io leccandomi il labbro superiore annuii. Era una delizia che non potevo mai permettermi. Me ne diede un pezzo e ci sedemmo entrambi a mangiarla, su di un tronco. Lui faceva battute divertenti e io ridevo, poi mi mise un braccio sulla spalla per poi lo fece scivolare sulla vita facendomi il solletico. Io ridevo tanto. Il tronco a malapena ci teneva e cademmo entrambi a terra e ridevamo da matti. Lui approfittando dell'occasione mi fece il solletico sulla pancia. Mi stavo divertendo troppo. Infatti lui voleva di più da me, cercava attraverso il solletico di mettere la sua mano fra le mie gambe per poter arrivare su fino all'elastico delle mie mutandine. Cercava con un dito ti tirarlo via, per metterci dentro la sua mano. Io ci rimasi subito male, capii al volo che era meglio scappare via, perché avevo capito le sue intenzioni. E non certo buone, e così con molta furbizia e sveltezza, mi rotolai su me stessa, facendo finta di ridere e giocare. Invece mi alzai di colpo, prendendolo di sorpresa e corsi via verso casa mia. E meno male che avevo lasciato la porta di casa socchiusa. Quindi entrai piano, piano senza farmi vedere da loro, che stavano ancora litigando in cucina. E me ne ritornai nella mia cameretta. Mi sedetti alla mia pseudo scrivania e presi il quaderno in mano, appena in tempo. Da lì a poco entrò mia madre che mi chiese: se avevo fatto i compiti. Io dissi di sì.