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Narrativa

Il peso del vuoto

Pubblicato il 09/08/2020

La dolcezza è sicurezza.

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Fissavo il rettangolino di cielo che i palazzi lasciavano intravedere.

Un po' di vento muoveva i panni stesi e le nuvole che passavano su di noi per andare altrove. Come quando viaggi, osservi chi incroci mentre tu vai e lui è fermo. 

Guardavo il cielo, e mi sembrava lui fosse fermo, fossimo noi a muoverci.


Ero in vacanza con Luca quando ho imparato che si può morire in tante maniere.

Dipende da come ti vive chi resta.

Ero con Luca e gli altri.

Ci eravamo ritrovati in quartiere durante il lockdown del 2020, eravamo gli amici del cortile, ma negli anni ci eravamo persi, per poi invece, decidere di fare una settimana al mare insieme.

Durante quella vacanza è morta la nonna di Luca, Anna.

Quando è morta la mia io ero a mangiare fuori, mi ha chiamata mia madre e al telefono mi ha comunicato che nonna non c'era più. Ha sempre detto le cose in maniera diretta. Il dolore, a casa nostra, è un dato di fatto. Constati e continui a fare quello che stavi facendo, ma con un pezzo di meno che cambia tutta la distribuzione dei pesi e delle leggerezze. Bisogna essere sempre allenati per far si di non dare fastidio con i tuoi inciampi.

Tornai in classe con un pezzo di meno quando morì mia zia e continuai a prendere appunti su un quaderno a righe, cercando di rispettarle e non uscire dai margini. Un solo cuoricino disegnato di fianco alla data a inizio pagina per ricordarmi il bene che le volevo.

Ritrovai l'equilibrio contraendo tutti i miei pensieri quando morì mio nonno e cenai da sola a casa mia.

Così, come quando mi chiamò per dirmi che mio padre era andato via di casa affrontai la mia partita di pallavolo, con la solitudine di chi ha una squadra, ma gioca da sola. Dopo non toccai più un pallone.


Quando stavo vicino a Luca avevo sempre la sensazione di stare al sicuro, sin da sempre, sin da piccoli. Lui divideva la merenda con tutti noi e tornava sempre a casa volentieri quando la mamma si affacciava al balcone.

Quando tornammo dalla vacanza, io avevo avuto occhi e orecchie e pensieri solo per lui, ogni ricordo per me era lui che andava al mare, lui che mangiava, lui che dormiva in un'amaca, lui che trovava un cane abbandonato, lui che cucinava.

Il viaggio di ritorno era stato la tristezza di sapere che da domani, saremo tornati alla sveglia, al lavoro, alla fretta, però saremmo stati abbronzati, caldi, felici, più amati.

Arrivammo in cortile tutti insieme con gli zaini sulle spalle, come quando tornavamo da scuola, 30 anni fa.

La mamma di Luca lo aspettava sul balcone, con lo sguardo felice di vederlo, ma senza saper sorridere della condizione in cui si trovava la sua anima.

L'aveva chiamato con un gesto della mano, e davanti ad una tisana, sul divano di casa, gli aveva raccontato che da un paio di giorni, qualcosa era cambiato.

Anna non aveva dato una precedenza. Andava ancora in motorino, e forse, non era più il caso, forse, non poteva più lasciare passare prima gli altri, forse non era più fatta per i segnali terreni, quelli disegnati sull'asfalto. Per lei non era ancora il caso di vivere da vecchia, di farsi accompagnare, di aspettare. Forse è che non ha mai usato il casco per non rovinare i capelli, in effetti, aveva dei bellissimi capelli.

Per lei forse era il caso di lasciare in eredità la leggerezza di chi se ne va in un soffio di vento.

Per lui, è stato il caso di stringere forte la mamma, ora un po' più piccola, in un abbraccio e dirle grazie, per aver saputo fare che, nel suo camminare sul filo della vita, non sia mai successo che a farlo diventare forte, siano stati pesi che gli siano stati poggiati addosso con la noncuranza.

Dopo il funerale della nonna, abbiamo portato la merenda in cortile e Luca, l'ha divisa con tutti noi. Il cielo era fermo, e noi viaggiavamo tutti insieme per starci il più vicini possibile.

La torta era fatta con la ricetta della mamma di Luca, zuccherata e nutriente, come i sorrisi di chi sa tramandare dolcezza e abbondanza, quella che stando vicino a lui, ti fa sentire che la casa può essere un posto sicuro.

Luca continua a cagarmi né più né meno di ogni altro amico del cortile, mannaggia a lui. Mannaggia a me che non ho più giocato a pallone con loro.

Oggi so fare anche io quella torta, la porto a mia madre, che si è convinta a dirmi che è buona. Continuando a spolverarla di zucchero forse un po' è cambiata.

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Verde ha votato il racconto

Esordiente
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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

amore e dolore trattenuti. questo è un racconto a forma di cuore, ma pieno di cerotti e cicatrici silenziose.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto bellissimo, davvero uno dei miei preferiti al momento. Se ci fossero più pallini, te ne darei di più.Segnala il commento

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Salvatore Greco ha votato il racconto

Esordiente

Il vuoto e il suo peso. Il primo incontro su Typee davvero interessanteSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Sempre belli i tuoi racconti, c’è vita vera relazioni e molta profondità malgrado l’apparente leggerezza della narrazione. Mai banaleSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Che bello, questo tuo racconto, così leggero, e così intenso: parli di morte e di amore, di vita e di dolore come un vento; ora teso, ora leggero, ora caldo, tiepido... soffocante, ma sempre vento, vitale, inarrestabile, inevitabile, col quale non possiamo fare altro che imparare a convivere. Molto bella anche la chiusa...Segnala il commento

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Bello, piaciuto tanto. Il fluire dei pensieri è pieno di sentimento, di emozione, e tutto questo in modo naturale, senza fare niente perché viaggi verso chi legge, e questo lo rende ancora più potente. Fluire di pensieri e di ricordi con lo sguardo verso il passato e i piedi nel presente. Bello, bello, bello.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Quanta dolcezzaSegnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Semplice diretto ma anche profondo tenero e bello x me :)))Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Anche io lo trovo bellissimo. E nostalgico Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto bellissimo, che ben rappresenta il modo di condividere la vita e le esperienze. Ci sono famiglie per le quali il dolore "è un dato di fatto" e "Bisogna essere allenati" per sopportarlo senza "dare fastidio" agli altri. E famiglie in cui realtà e affetti si dividono e condividono, come torte da mangiare insieme. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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di Sonia Jurlina

Esordiente
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