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Non-fiction

Il piccolo ius soli

Pubblicato il 14/01/2021

Il primo giorno di scuola, Luca guarda incuriosito i nuovi compagni di avventura. Senza distinzione di razza (ero indeciso se pubblicare questo racconto che, come l'ho scritto, non mi convince. Salvo solo il messaggio)

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Al primo giorno di scuola, la giovane maestra della prima elementare di Luca riceve in aula i genitori per le dovute presentazioni.

La classe è piccola con un soffitto alto e finestre luminose, l'edificio è antico ma conserva ancora il profumo della Storia.
I bimbi raccolti nei loro grembiulini blu, piccoli angioletti colorati, ingenui seduti su minuscole sedie dietro ai banchi disposti a ferro di cavallo, si guardano intorno spaesati alla ricerca di un compagno dell'asilo mentre gli adulti (diffidenti) con lo sguardo sospetto lanciano una «radiografia» alla nuova docente.

I genitori, con prudenza e diffidenza, scrutano i volti dei piccoli compagni di classe dei rispettivi pargoletti mentre la maestra illustra il programma, i progetti e gli obiettivi da raggiungere in questo primo, importante anno scolastico.

Mentre la maestra spiega, il papà di Luca nota una bimba pakistana (o almeno lui così suppone) alla sinistra del figlio: la ragazzina è felice, sorridente, intenta a colorare un disegno di Peppa Pig, gentile dono della dolce maestrina a tutti i nuovi arrivati.
Il figlio, incuriosito dalla nuova amica di banco, attira la sua attenzione toccandole il braccio e le presta le matite.
Un po' per istinto, un po' per statistica, il papà di Luca effettua una veloce panoramica sull'intera classe: a conti fatti, quasi metà degli studenti non sono italiani (o, comunque, extracomunitari).

Il breve discorso introduttivo della giovane maestra termina, il padre di Luca ritorna concentrato, saluta tutti mentre con lo sguardo lancia il necessario incoraggiamento al piccolino, poi scappa al lavoro.

La sera, appena rientrato, chiede al piccolo Luca come sia andata la giornata.

Con l'innocenza tipica di un bimbo di sei anni, Luca elenca i nomi dei nuovi compagni senza stupirsi per la vicina asiatica.

I suoi occhi puliti osservano un mondo colorato e privo di cattiveria.

Per il bambino non c'è alcuna differenza tra Marco, Francesca, Dominique e Ginja, questi marmocchi sono solo i suoi nuovi «amici» di scuola.

Il papà, ancora in giacca e cravatta, l'ascolta entusiasta mentre riflette "un bimbo di sei anni se ne frega del «principio dello ius sanguinis» imperniato sull'elemento della discendenza o della filiazione al contrario dello «ius soli» che fa riferimento alla nascita sul suolo, sul territorio dello Stato. Per un bimbo di sei anni, gli amici di scuola sono tutti cittadini della Terra".

E mentre ascolta e guarda il figlio felice, farfuglia "ehi si, hai proprio ragione tu piccolino".
«Riprorrò con forza la modifica della Legge del 5 febbraio 1992, n.91! Un paese può definirsi civile senza una giusta legge che riconosca la cittadinanza ai bimbi stranieri nati sul suolo italiano?».

Il Primo Ministro andrà fino in fondo? 
Lo ius soli, diventerà Legge?
Perchè, come gli ha dimostrato il figlio, lo ius soli è già realtà.

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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occhineri ha votato il racconto

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Non si parla altro che di pandemia, ma sono tanti i temi di grande attualità messi nel dimenticatoio che aspettano una riflessione, un dibattito, un punto d'incontro. Segnala il commento

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Alessandro D. Massa Larsen ha votato il racconto

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A sei anni ho lasciato il paese dove sono nato. Sono venuto in italia. Ho quindi abbandonato quello da cui venivo? Non lo so, adesso vivo dove sono nato, e rimango confuso. Lo ius soli è più naturale per i bambini, che desiderano più che altro quello che hanno vicino - potremmo dire che i bambini sono creature della terra. Ma i bambini sognano anche, è un loro vizio, e i sogni dei piccoli diventano le ambizioni dei grandi: e viaggiare, migliorare, esplorare, rischiare o perché no fare l'amore in un altro paese e lasciare la propria prole, sono cose che hanno valore. E quindi siamo schiavi della terra da cui siamo nati? Ma i fili invisibili della "cultura" non sono forse arterie ricche che passano da genitori a figli e ne nutrono "l'essenza" quanto la terra? Io sto ricercando la mia risposta, e sono contento altri buttino giù parole per cercare di capire. Grazie Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Alla base di tutto c'è la razza umana. I bambini questo non lo calcolano nemmeno. I bambini dividono il mondo fra mamma/papà, gli amichetti, ed i signori che non si conoscono. I bambini partono dalla base... Personalmente considero il racconto stimolante, solo un po' sbrigativo sul finale. Complimenti per il gusto che esprimi nei confronti della discussione. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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"Bimbi stranieri" no, piuttosto bimbi di origine straniera se sono nati qua...Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Interessante l'argomento, ma affrontato soltanto di "striscio"... Lo "ius soli" non è ancora realtà, ed è proprio in quello "scarto" fra realtà e aspirazione personale (dal mio punto di vista) che avresti dovuto indagare, con le 1200 battute che avevi ancora a disposizione. Non vuole essere un rimprovero, né un giudizio, ma una considerazione. L'argomento è spinoso e complesso, e meriterebbe un maggiore approfondimento. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ci vuole coraggio (e tu ne hai dimostrato parecchio con i tuoi brani) ad affrontare un tema delicato come il principio dello ius sanguinis contrapposto allo ius soli. Una partita che si gioca al limite dell'accettazione e del riconoscimento sostanziale (quello formale è sulla bocca di tutti) dei diritti umani. Sono sincera, non mi pare trattato in modo adeguato. Calca la mano: crea una conflitto tra i sostenitori dell'uno e dell'altro. Segnala il commento

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di mariomonfrecola

Esordiente
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