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Narrativa

Il più grande politico di sempre

Pubblicato il 05/04/2018

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Lui lo sapeva. Perchè? Perchè lui veniva dal fango, da quello che mangiamo tutti i giorni, che ti arriva fino alla bocca e ti affoga. Ti entra nelle vene e diventa la tua unica linfa. Ecco lui aveva vissuto in questa situazione per vent'anni.
Era stanco di ingoiare quella montagna di merda quotidiana. NO, non sarebbe rimasto accondiscendente come gli altri. Come tutti i suoi vicini, i suoi compaesani e la sua stessa famiglia. Non avrebbe chinato la testa, piegato a novanta come una di quelle donne che vedeva sempre agli angoli della strada. Così aveva deciso, si sarebbe dato alla vita politica, come sindaco del suo paesino. Fu eletto. La regola dei volti nuovi e incensurati nel paese marcio fa sempre il suo dovere, pensava lui.

Da primo cittadino lo spazio di manovra però era troppo poco, c'era sempre qualcuno che ti dava gli ordini. Poi era stanco di quei luridi compaesani, così ignoranti. Ogni volta gli dicevano di ricordarsi degli amici. Lui li avrebbe mandati a fanculo quegli amici, così stupidi, che ogni giorno chinavano la testa. Non poteva accontentarsi, doveva emergere. Così iniziò la scalata al successo. Divenne, dopo quasi cinque anni di duro lavoro, primo ministro. Era stata una di quelle scalate da prescelto. Vuoi per il destino o per altro era stato come se tutto procedesse con il copione che aveva sempre immaginato. Lui era "The Chosen One".

Ora era lì. Poteva alzarsi e dirigere tutto. Non si fece però impaurire dalla posizione e fu un premier discretamente giusto. Contribuì a migliorare il paese, a risalire la china tanto che fu rieletto con una vittoria ancora più schiacciante della precedente.
A metà del secondo mandato, una mattina come le altre, mentre era tranquillo, il tonfo. Era come se lui fosse il maestro e il paese l'orchestra, insieme suonavano da Dio, solo che a un certo punto la bacchetta si ruppe. Sì, si ruppe. 
Vennero a galla infatti una serie di collegamenti tra lui e gente coinvolta in malaffari. E quando sei alla Scala, dirigi l'orchestra e si spezza la bacchetta è facile passare dalle stelle alle stalle. Ben presto quelli che erano stati applausi divvennero fischi assordanti, tanto che non riusciva a sentire i suoi stessi pensieri.
Per mesi venne sepolto dai giornali da quel fango che era sempre rimasto lì ad aspettarlo. Lui cambiò, non era più lo stesso. Lo stress lo aveva divorato. Infondo cosa pensavano, che si potesse uscire da quella merda puliti. IMPOSSIBILE, si appiccica alle persone e diventa la loro stessa pelle. Quello che aveva fatto di buono dov'era finito? Semplicemente dimenticato, perchè infondo a girar pagina basta poco. E tutto scompare dietro l'ombra di un nuovo inizio.
Forse dimettendosi e lasciando passare qualche tempo, magari scusandosi, lo avrebbero rieletto. Lui però non poteva ammetterlo. Da chi arrivavano le critiche? Erano perfetti questi sconosciuti? Chi vive di valori assoluti è un coglione, pensava lui.

Non poteva certamente rimanere indifferente a questa situazione. Venne in soccorso per lui la Storia. Sì perchè alla fine le risposte che cerchiamo le troviamo nel passato. Infondo i nostri predecessori si facevano le stesse domande

Gli vennero in mente tutti i più grandi martiri della storia. I loro sacrifici rimangono impressi tuttora nella mente di ognuno di noi. La sua immagine sarebbe diventata quella di una divinità. Certo non voleva emularli completamente. Avrebbe inscenato un rapimento e ancora una volta sarebbe tornato a essere il maestro che dirige splendidamente la sua orchesta. Avrebbe dimostrato al mondo una volta per tutte quanto lui fosse indispensabile. Il tutto sarebbe culminato con la sua morte, ovviamente finta.

Così accadde. Non richiedette molto sforzo, gli amici giusti non mancano mai a quelle persone. Un po' di lavoro servì per il video. Girare tutte le scene nello scantinato, poi il discorso di addio, la scena in cui il cadavere viene gettato nel fiume. Insomma una grande macchinazione, da far paura al miglior complottista, e poi alla diffusione ci pensò il Web. Lì tanto passa di tutto.
Andò tutto a buon fine, ci credettero tutti, persino la moglie che lo aveva lasciato dopo lo scandalo.
Stronza forte, pensava. Anzi forse meglio così, si diceva, tanto era fango anche lei.

Ovviamente fu costretto ad abbandonare la nazione. Non poteva neanche andare in un paese "occidentalizzato", infatti lo avrebbero potuto riconoscere. Così si recò in un posto disperso dove non arrivavano neanche i piccioni viaggiatori. Le notizie giungevano dopo mesi. Nonostante ciò arrivarono voci incredibili. La gente aveva prima pregato per la sua liberazione e poi pianto alla scoperta della sua morte. Persino una statua gli avevano costruito e il paese ricadde in crisi.
Che bello sarebbe stato vedere le loro facce, pensava. Già perchè nel posto in culo al mondo dove si trovava ora manco un gazzettino pubblicavano.
Che bifolchi! Tanto anche voi chinate la testa, urlava compiaciuto. Un giorno, dopo essere riuscito a imparare un po' della lingua locale, chiese a un nativo chi fosse il capo della comunità. Egli rispose: "Nessuno! Io faccio quello che voglio quando voglio. Sono libero. Qua ci si aiuta a vicenda ma non esiste alcuna legge.". Lui sbiancò, quei bifolchi non chinavano la testa, non mangiavano la sua stessa merda che aveva inghiottito per anni. Era finito in una sorta di paradiso terrestre.



Il giorno dopo lo trovarono morto nella sua catapecchia, si era impiccato lasciando un biglietto. Chiedeva di essere seppellito in una tomba con la seguente epigrafe: "Qui giace il più grande politico di sempre.". Sfortunatamente i locali non conoscevano la sua lingua.

Fu gettato nella fossa comune, sepolto con un po' di terra e fango.

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