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Narrativa

IL PONTE

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 19/07/2019

La realtà spesso supera l'immaginazione. In questo breve racconto ciò che conta alla gravità del fatto sono i sentimenti che la tragica realtà stessa suscita in tutti a cominciare dalla protagonista.

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Da alcune settimane non si parlava che di “lui”, il Ponte. Scricchiolii, rumori sordi, asfalto inclinato avevano creato in tutti coloro che l’attraversavano alcuni timori, ma le rassicurazioni degli esperti allontanavano ogni volta paure e insicurezza. 

 Alto sopra la testa, fiero per il suo lungo collo, lo sguardo all’orizzonte, lontano. Il sindaco aveva tagliato il nastro accompagnato dalla banda, gli applausi e le acclamazioni della folla. Finalmente  avrebbe traghettato tutti dall’altra parte del fiume superando con facilità le piene irruenti d’autunno o quelle improvvise e rovinose di primavera. Il Ponte il loro grande amico.  

Poi il Ponte aveva cominciato la sua vita da “ponte” di collegamento tra le due rive, da una parte la grande città dall’altra il villaggio da tempo isolato. Era il “Ponte” di tutti e per anni visse una buona vita. 

 Aurora l'havisto nascere poi si è trasferita per lavoro e l’ha lasciato. 

E’ una bella giornata di giugno, Aurora, tornata  dalla madre per le vacanze, sale con la sua vettura sul ponte. “E’ fantastico dominare il territorio sottostante”, dice a se stessa, guardando fiori dal finestrino, il panorama incanta. L’auto si sta muovendo sul Ponte lungo i suoi parapetti di pietra alti e massicci, il semaforo multicolore all’entrata e la discesa veloce fino a valle, punti dipartenza e di arrivo, inorgogliscono i paesani nel farli sentire così vicini alla città.  Le auto sommate ai camion coprono la vista, la strada sembra un fiume di lamiera, i parapetti sono quasi invisibili, l’orizzonte quasi nascosto. Aurora è un po’ seccata ma non vuole rinunciare alla passeggiata sul ponte. 

A un tratto un intoppo:“ Ma che succede, perché questo rallentamento? " Dal finestrino vede persone che scese dall’auto si sbracciano e urlano, fanno segni con le mani di rallentare, di fermarsi. Aurora non capisce e soprattutto non vede niente per la nebbia che avvolge il ponte nelle prime ore del mattino. Per sicurezza ferma l’auto rasente il parapetto, scende, vuole vedere e rendersi conto. Un grido, un singhiozzo, un sussulto, non crede ai suoi occhi, non riesce a distinguere bene, la polvere sta coprendo tutto. Aurora aguzza la vista ora e prova sgomento: “Ma dov’è il ponte, dov’è andato a finire. Perché non si riesce a distinguere nulla?”Arrivano grida e lamenti. “Indietro! Indietro!”, urla qualcuno, “Indietro! Il Ponte non c’è più, è caduto, è la sdraiato sulla riva erbosa del fiume, finito miseramente come un vecchio senza decoro né dignità. Le grosse pietre, orgoglio della bella costruzione, sono cadute una sull’altra, l‘asfalto si è sciolto come colla liquida, i parapetti sbriciolati come farina. Il sole della mattina salito nel cielo fa luce e mostra la caduta rovinosa del grande Ponte che tutti reputavano invincibile, immortale. Il Ponte è finito a terra come un pugile cade dopo un pugno sferrato a sorpresa dall’avversario. nessuno sa chi sia il colpevole,  certamente un vigliacco che colpisce senza avere il coraggio di mostrarsi. Aurora, salva per miracolo, rigida per la paura, lo sguardo annichilito verso lo sprofondo, là dove l’acqua del fiume è scura, pesante, dopo aver inghiottito parte del Ponte. E mentre pezzi di pietra continuano a cadere dall’alto creando un inferno, la notizia affiora sulle bocche di tutti, la gente, la gente accorre, osserva disperata.  Quello che credevano un “Mito” non è altro ora che un ammasso di pietre grigie, sporche, orribili. 

E’ il momento delle sirene, è il momento della polizia, dei sopralluoghi, dei pensieri più impensati, delle cause più disparate, delle accuse più incredibili di tutti contro tutti, delle menzogne e delle bugie. Niente e nessuno possono far resuscitare la carcassa immobile e gigantesca che ora pesa oltre che sul terreno sulle coscienze di tutti. Era il Ponte di tutti ora è il ponte di nessuno. Il villaggio è spezzato, tornato al suo destino isolato, abbandonato senza speranza. 

Il sindaco torna accompagnato da alte autorità del Paese, seguito da polizia e carabinieri. Questa volta non indossa la fascia tricolore, non ha uno sguardo fiero, non ha una voce calma e gioiosa, non ha nastri da tagliare, non ha il petto gonfio d’orgoglio, avanza a testa bassa per la vergogna, lo sguardo tetro come la notte, la voce rauca. Il silenzio è pesante. Aurora è spaventata, non sa cosa dire, assistere alla fine di un grande Eroe di pietra caduto miseramente in quella mattina di Giugno che sperava fosse per lei la più bella, è terribile.  Il Ponte non ha avuto il rispetto che meritava e è stato tradito. 

Lontano il ricordo di tanta bellezza.           

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Davide Marchese ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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