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Narrativa

Il profumo

Pubblicato il 03/12/2020

Questo racconto non è un’inedito ma una delle mie prime pubblicazioni su typee. Basato su una storia che mi raccontava mio nonno, è uno dei miei preferiti e ho deciso di ampliarlo un po’. 1944. Padre e figlio vengono portati via dalle milizie fasciste. Solo uno dei due tornerà.

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Era esattamente come doveva essere, come ci si aspettava che fosse. Dapprima un sentore leggero, quasi impercettibile, molecole che grazie a una legge chimica si aggregavano e in breve invadevano l'aria in un'esplosione che stuzzicava i recettori olfattivi e riempiva la gola, così inebriante da diventare quasi presenza. 

Quel mattino d'aprile, è certo che nessuno si aspettasse di sentirlo di nuovo.

Il Profumo, caricatosi di tutta l'energia possibile, lasciò il luogo d'origine e uscendo dal finestrino aperto scese in strada. Dopo più di un anno di assenza sentiva forte l'urgenza di ritrovare il giusto percorso, per non rischiare di disperdersi prima di aver raggiunto tutte le sue destinazioni. Tenendosi  ben stretta l'entità della sua portata, attraversò rapido il tratto disabitato che lo separava dal paese e infilò la via principale.

Il borgo era piccolo, una manciata di case e in fondo la chiesa, gli abitanti poco più  di trecento anime di cui la maggior parte imparentate fra loro. Il Profumo, superato il primo istante di smarrimento, si diresse sicuro verso la fila di case. Le riconobbe una ad una, la prima era quella del fabbro e subito accanto quella del "bagatt", il rigattiere. Nella grande corte era accatastata una montagna di roba ma la guerra aveva congelato ogni cosa e il risveglio era stato lento,  come quello delle marmotte appena uscite dal letargo. Il profumo pensò che era ora di rilasciare qualche traccia, qualche indizio che risvegliasse i sensi delle persone, afflitti da un tempo feroce che ancora mostrava i suoi effetti devastanti sugli animi e sulle cose. La prima ad avvertirlo fu la moglie del fabbro che, finestre spalancate, si dedicava alle grandi pulizie. Era la settimana di Pasqua e le donne usavano rinfrescare casa dopo che il fumo dei camini aveva depositato ovunque la sua patina di grigio. Il Profumo entrò senza indugi e le solleticò le narici ridestando un ricordo che stava accantonato da qualche parte, in attesa di un evento che rimettesse a posto le cose. Fu un attimo, appena il tempo di realizzare e di affacciarsi al balcone per scorgere Bettina, la dirimpettaia, pure lei a naso teso per catturare quel non so che nell'aria, con la stessa espressione di meraviglia stampata in faccia. Intanto il Profumo avanzava, insinuandosi nelle case e penetrando voluttuoso le narici che incontrava sul suo cammino, sempre più appagato nel vedere sguardi increduli e bocche spalancate per la sorpresa. Era tutto un intercalare di - Oooh!..- Non ci posso credere!...- Ma sarà vero?...Qualcuno lo ha visto?...-

Nessuno ci capiva niente, eppure quel profumo che tanto era mancato adesso era lì, tangibile e vero quant'era vero che la guerra era finita e che il Signore stava di nuovo per risorgere. 

Nella piccola chiesa, il parroco era raccolto in preghiera davanti al crocefisso che nei giorni precedenti la Pasqua veniva deposto su un catafalco ricoperto da un drappo nero, affinché i fedeli potessero rendere omaggio al Cristo morto. Anche le campane venivano legate e non potevano suonare sino alla mattina della domenica di Pasqua.

Il Profumo entrò con discrezione, come si conviene in un luogo di culto, sfiorò i banchi deserti, accarezzò la statua di Maria e finalmente raggiunse le narici del parroco. La reazione era sempre la stessa, un misto di stupore, sollievo e curiosità e via via che il Profumo procedeva la gente usciva per strada e in poco tempo si generò una piccola folla vociante.

- Andùma vedd ... andùma vedd -

 Non c'era altro da fare se non andare a vedere di persona e così la squadra partì, parroco compreso. Le donne si erano buttate addosso uno scialle in tutta fretta e con i bambini per mano erano uscite al seguito del corteo, scambiandosi dubbi e speranze su quell'eventualità che avevano creduto remota e che ora appariva più concreta che mai. Il Profumo poteva ritenersi soddisfatto, aveva svolto degnamente il suo compito e li stava conducendo proprio lì, com'era sempre stato nelle sue intenzioni.

Mano a mano che la processione si avvicinava l'intensità aumentava, di pari passo all'impazienza che tutti avevano di vedere, di capire...

Faticarono a riconoscere il Ginètu nel fantasma in canottiera che si parò loro davanti. I pantaloni troppo abbondanti per quel corpo che appariva così esile, il volto scavato e un sorriso triste, in cui mancava persino  qualche dente. Tutti notarono le cicatrici che aveva sulle parti scoperte e forse qualcuno pensò che non erano peggio delle altre, quelle che stavano dentro e non si vedevano. Gli si strinsero attorno. Il Profumo, da ogni angolo della stanza, osservava la scena. 

Un sottile velo bianco fluttuò nell'aria creando strisce di pulviscolo che parevano polvere magica nel sole che filtrava dalla finestra, poi si posò  sugli abiti, sui capelli e sul viso di tutti quelli che il Ginètu adesso stava accarezzando, con le mani sporche di farina.

Una domanda premeva sulla bocca dei presenti ma nessuno ebbe il coraggio di farla e la risposta, a saperla vedere era tutta lì, nelle lacrime che scivolarono giù dai suoi occhi devastati.

 Due ceste piene di pagnotte dalla crosta dorata erano posate a terra. Le altre, ancora nel forno, avevano già iniziato a spargere tutt'intorno nuovo profumo.

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giumer1972 ha votato il racconto

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Frato ha votato il racconto

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:-)Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

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Il mondo che respiroSegnala il commento

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rabolas ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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occhineri ha votato il racconto

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Molto belloSegnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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greic0c0c0 ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo racconto, corale per i personaggi che ci fai incontrare e toccante, con un finale tragico, appena accennato. Fil rouge del racconto è il profumo, un senso spesso trascurato nella scrittura, ma qui perfettamente collocatoSegnala il commento

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Luigi Celardo ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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LoSteNo ha votato il racconto

Scrittore

La Vita stessa E' un tozzo di pane caldo, freddomorteguerrapandemia son già più lontani, perchè il tuo profumo è giunto fin qui.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Il profumo, Suskind a parte, e l'olfatto non sono sensi particolarmente esplorati in letteratura che privilegia in genere la vista o il tatto. Il tuo racconto dimostra invece che per questa strada si possono ottenere risultati narrativamente molto apprezzabili.Segnala il commento

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Valentina Raniello ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Valentinacomesai ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo e dolceSegnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Bellezza, gentilezza, sensibilità. Che brava LauraSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. Il focolare che accoglie il dolore in un abbraccio d’amore con i profumi e gli odori delle cose piccole e autentiche. Una chiusura perfetta che ci scalda ancora con la stessa forza. Commovente Laura.Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Forse le cose davvero vive non siamo noi umani ma ciò che da noi si genera come il tuo Profumo che allontana dal male e dalla guerra. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello e casalingo, rassicurante, con i piaceri impalpabili della vita, che la cambiano. Le sensazioni che ci accompagnano, guidandoci e proteggendoci... gran bel racconto.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Grande testo, Laura, grazie di averlo riproposto. Letteratura tout court.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo. Mi hai fatto emozionare. Mi ha ricordato quando mio padre ci raccontava il ritorno dello zio Pino dalla prigionia in Germania, se lo sono ritrovato davanti una mattina, sull'aia della cascina. Pensavano fosse morto ed eccolo lì, con sottobraccio la sua cassettina di legno con dentro i suoi quattro effetti personali che ancora conserviamo.Segnala il commento

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Ghiro Sveglio ha votato il racconto

Esordiente

intensoSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

un profumo che ti chiama! (forse ne hai dimenticato uno minuscolo, nella prima parte, dopo le marmotte uscite dal letargo...)Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Grazie. Una storia che mi ha solleticato la memoria; mio nonno me la raccontava con eventi e nomi diversi, ma la fame, l'orgoglio, il desiderio, la febbre di "resistere" era la medesima. Una bellissima lezione. Complimenti!Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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nadelwrites ha votato il racconto

Scrittore

L'odore del pane caldo appena sfornato è già un gran Profumo di per sé, figuriamoci allora, in quei tempi in cui era una fortuna poterne mangiare... Bellissimo, ti ringrazio per avercelo riproposto.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Grande letteratura :))Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

che bello Laura, di “sapore”Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
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Amid Solo ha votato il racconto

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Quando la tecnica conduce il filo del senso e lo porta al sentimento si può parlare di ricerca, o di modernismo, quando è il sentimento che fonda nelle sue ragioni la tecnica, narrativa, si dà il caso del classico. Il classico offre al lettore un senso immediato, una seconda lettura gli farà poi scoprire i tanti strati non immediati ma presenti nel testo. Le ciccatrici visibili e quelle invisibili, possono alludere a questo. Il classico è laconico, il tuo è classico e moderno. Bella idea riproporcelo.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Fiorenzo ha votato il racconto

Scrittore

Ma bello!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Non mi capita spesso di commuovermi quando leggo (sono sempre attenta alla tecnica, alla costruzione delle frasi, ecc), ma questa volta ho sentito i brividi sulla schiena. Hai fatto bene a riproporlo. E' un ottimo testo, è ricco, commovente, travolgente. Bravissima LauraSegnala il commento

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Luciano Rossi ha votato il racconto

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Quale portata simbolica! Se voi non troverete me, io troverò voi.Segnala il commento

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di Laura Chiapuzzi

Scrittore
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