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Narrativa

Il riscatto

Pubblicato il 02/04/2021

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Novembre, le sette di sera. Dalla finestra del salotto buio un lampione acceso, l’asfalto lucido di umidità e un’indecisione di pioggia, in realtà nebbia così densa che gocciola.

In fondo al corridoio la cucina inondata di luce calda e del profumo avvolgente e antico della torta di mele. Lei è lì, di spalle, intenta come ogni sera. È ancora molto giovane e molto bella, minuta, curata ed elegante; ho sempre ammirato la sua bellezza originale, mi sembra un’attrice francese degli anni Cinquanta, quel suo modo di fumare una sigaretta guardando nel vuoto.

La sbircio senza farmi vedere. Mi chiedo a cosa stia pensando ma non mi ci soffermo troppo, sono troppo piccola. Mi basta la sicurezza della sua presenza, anche in silenzio. Arretro. Mi infilo in camera sua. Sento il suo profumo lievemente amarognolo, Grès Cabochard, sospeso nell’aria.

Una luce da lettura sempre accesa accanto ad una poltrona bergère rivestita di rose stampate su un tessuto ormai un po’ liso. I libri, allineati su scaffali semplici. Scopro Cime Tempestose, ho tredici anni, e lo leggo d’un fiato, capendo sì e no la metà di tutto quello che significa, intuendo che lo rileggerò altre mille volte.

Lei i libri li legge per trovare il suo mondo possibile, e per riscatto.

Sì, perché la suora, il primo giorno di scuola al collegio, in prima elementare, chiese ad uno ad uno -‘Che scuola hanno fatto i vostri genitori?’ e mentre i piccoli e le piccole rispondevano si faceva delle annotazioni accanto ai nomi. Arrivò a lei, che con un filo di voce disse -‘Mio papà fa la farina al mulino e la mamma bada ai bambini, siamo in nove.' Gli occhi della suora si alzarono, oltre le mezzelune delle lenti, e rimasero fissi su di lei per pochi secondi, che le sembrarono un’eternità, poi li abbassò e passò al successivo.

Finite le elementari non ci fu più scuola, lasciare il collegio significava tornare a casa per aiutare a rigovernare, badare ai più piccoli, curare l’orto e imparare a mungere per avere il latte quotidiano. Arrampicarsi sugli alberi, cercare mele selvatiche e attraversare il bosco da sola, correndo, col cuore in gola per andare dal papà, al mulino, solo per vedere il viso di un uomo profondamente buono.

Dicono che una bambina cercherà sempre in un uomo il modello che ha avuto nella sua infanzia. Ma non va sempre così. Perché vivere subendo le umiliazioni di chi crede di avere un diritto acquisito sulla tua esistenza, e ti ricorda continuamente e con disprezzo che vieni dal nulla, è la conseguenza di un clamoroso abbaglio.

Non so. Il fatto è che io non capisco perché ora stia piangendo. Lui è arrivato con un regalo bellissimo e lei sta dicendo -“No, non lo voglio”, e piange. Li guardo e penso che si è cattivi a rifiutare un regalo bellissimo. Dentro di me si muove un senso di ingiustizia. E corro nella mia cameretta, profondamente avvilita.

A cena nessuno parla e io mangio guardando in basso.

Il bracciale, preziosissimo e vibrante dei riflessi di ogni fonte luminosa, viene riposto al buio nel suo astuccio rosso lacca, in fondo ad un cassetto, tra foulard e altre scatoline importanti. Ogni tanto quando sono sola in casa sbircio di nascosto quella luminosa preziosità e mi incanto a immaginarne la bellezza una volta indossato. Non ho il coraggio di toccarlo e sogno di vederlo uscire da quel castigo immeritato.

È sabato sera, c’è un evento importante e lei è bellissima. Come sempre. Lo sguardo mi scivola sul suo polso sinistro e lo vedo lì, brilla così tanto da restare ipnotizzati. Mi sembra che mi si sia ristabilita una verità e passo il resto della serata leggendo a pancia in giù sul divano e dopo un po’ mi addormento. Sono troppo piccola e sono fermamente convinta del fatto che la giustizia prevalga sempre.

Tutto è accaduto molto tempo fa. Sto ascoltando una musica che è racconto, The Hours, e scendo verticalmente nel flusso fatto di memorie e proiezioni. Non ho più bisogno di giudicare e nemmeno di prendere una posizione, nemmeno a pancia in giù.

Ci sono regali che sono promesse del cuore, manifestazioni d’amore. E regali che sono ammissioni di colpa, e ancora più dolorosi della colpa stessa. Ed è già abbastanza.

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Commenti degli utenti

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Arthur Parodi Secchi ha votato il racconto

Esordiente

Molto scorrevole e si legge tutto in un fiato. Quello che non sono riuscito a fare è di fermarmi per raccogliere la sensazione di una scena, ma credo sia un mio problema, essere lì dentro ad osservare l'evoluzione del movimento. Complimenti per la biografia che, secondo il mio parere, deve avere questo tipo di scorrevolezza composta. Segnala il commento

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Amari ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Si, forse l’inizio va un po’ asciugato ma per il resto secondo me é molto bello e anche i dettagli più superficiali come: la poltrona Bergère e Grès di Cabochard, (profumo icona di un’ epoca passata) sottolineano un tipo di Charme femminile, una certa borghesia lo status sociale ma anche l’amaro di quella relazione. Ci sono molti spunti di riflessione e di curiosità. Per esempio lo sguardo della bambina e il suo rapporto con la bella signora. Brava comunque c’è indagine psicologica e sensibilità Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

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Bello. Anche per me è riuscita molto bene la descrizione della bambina a scuola che risponde all'appello della suora.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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belloSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

La parte iniziale è appesantita da troppi aggettivi ("In fondo al corridoio la cucina inondata di luce calda e del profumo avvolgente e antico della torta di mele" - avrei omesso "calda", "avvolgente" e "antico". "È ancora molto giovane e molto bella, minuta, curata ed elegante": qui pesa la ripetizione di "molto", e credo sarebbe bastato scrivere "giovane e bella; e così via). Bella la seconda parte.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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Sonia A. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

L'inizio tarabaralla un po'. Dopo la prima frase, secca: "Novembre, le sette di sera." una serie di descrizioni, che si allungano, forse un po' troppo, senza dispiegarsi, come vorrebbero, poi la nota quasi leziosa, del Grès Cabochard, e infine Cime Tempestose, che segna un cambio di registro. Commovente la scena dell'appello, in cui pare di ascoltare le parole della bambina, e di vedere gli occhi della suora... e assai bello tutto il resto: la nascita della consapevolezza, dello smarrimento e della riflessione interiore. Poi la discesa verticale nel flusso di memorie e proiezioni... e la chiusa, tanto sorprendente quanto sintomatica, che spiega tutto quello che non avevamo capito. Bello davvero. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Che brava :)))Segnala il commento

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Soffiobinario ha votato il racconto

Esordiente

Ho sempre amato la posa che assumono certi visi nella consapevolezza di alcune verità. Fra le tue righe ho trovato questo. Ed è stato piacevole.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello, ben scritto.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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di Luisa Alliswell Campedelli

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