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Narrativa

Il santo

Pubblicato il 13/08/2019

La santità è dono. E come tutti i doni, a volte si può essere tentati di riciclarlo.

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Il pretino aveva gli occhi lucidi mentre si batteva il petto; inginocchiato davanti al vecchio, così tanto peso avevano i suoi peccati da piegarlo a terra.

“Su, su” sospirò il vecchio, “Dio ama tutto, e tutti, e non c’è bisogno di inginocchiarsi” aggiunse. Si tirò su dalla stuoia dove passava le giornate, e aiutò il giovane ad alzarsi. Pioveva fuori, e gocciolava anche nella baracca in cui viveva il vecchio.

Il prete si soffiò il naso, in piedi ma curvo ancora perché l’esistenza gli fiaccava la poca carne che aveva addosso. Il vecchio alzò la mano a benedire e congedare ma il prete gliela fermò a mezz’aria: “Io davvero vorrei diventare come lei padre, un santo! Il primo passo, padre, mi indichi quello. Come è arrivato qui?”

Il vecchio ristette, e guardò il panorama di spazzatura e periferia dal buco nella lamiera che faceva da finestra. La fronte sempre liscia, perché mail il buon uomo pensava alle cose della vita, si increspò.

“E’ da tanto, tanto tempo che non ci pensavo. Ero un... un insegnante, sì. Anni fa. Che veniva a trovare un sant’uomo, che viveva qui prima di me. Un vecchio, come sono io ora."


Inginocchiato davanti al vecchio che abitava la baracca, l’insegnante guaiva alla vita.

“La pace! Solo un po’ di pace dalla sofferenza! Darei un braccio per un po’ di serenità” piangeva. Era venuto a trovare il sant’uomo per aggrapparsi alla sua forza. Alla sua fede: che non era fede, perché chiunque poteva vedere che i suoi occhi non guardavano il mondo ma partecipavano alla pienezza del Tutto. E le persone, non solo l’insegnante, accorrevano per poter sbirciare in quegli occhi, come bambini in un cinema d’estate, qualche sprazzo di uno spettacolo che non era fatto per loro, e che non capivano – ma che li attraeva. Il vecchio lasciava fare, sdraiato sulla stuoia ruminava ceci e santità, mansueto e indifferente. Le parole dell’insegnante però lo smossero; appena un poco, perché gli si increspasse giusto un po’ la fronte.

“Davvero?” chiese il vecchio, a fuoco ora, e non svagato e vacuo come al solito.

“Sì! Sì!” ansimò l’insegnante; che vide una indecisione sul volto del sant’uomo, e frenetico si aggrappò al cencio che il vecchio portava addosso.

“Si può? Sì? Oh Dio, si può!”

“Tu vuoi conoscere il senso delle cose e io...” disse il vecchio, poi tacque. “Le cose. Le cose, quelle piccole. Ma anche quelle grandi, eh? E’ che non me le ricordo più. Forse mi mancano. Magari l’ultima volta, prima di morire...” Pose le sue mani sulla testa piegata davanti a lui, che tremava di timore.

Il vecchio portava la sua santità da così tanto tempo; e se ne disfece in quel momento, preso da una nostalgia del mondo che aveva dimenticato, e che ora ritrovava all’improvviso, prendendo il peso dell’uomo a capo chino di fronte a lui; e aggiustandoselo addosso barcollò, mentre ricordava come si porta la vita. E dopo averlo fatto si guardò intorno e vide di nuovo lo squallore della sua baracca, e la sporcizia, e annusò a narici larghe il puzzo di merda che saliva dal secchio nell’angolo. E sorrise, e gli fece male perché non lo faceva da anni. Poi si girò verso il suo ospite, e gli vide gli occhi sgranati e fissi mentre il Tutto ci si riversava dentro.

“Allora amico mio, sei contento ora?” chiese con tono quasi gioviale. “Hai trovato il senso che cercavi?”

“Sì. Sì. Perché Dio...”

“Ti ama. Già. E quanto ti ama?”

“Tantissimo” disse quieto l’insegnante.

“Certo. Eccome, verissimo! E dimmi un po’, quella porta?”

“La ama.”

“Tantissimo! Proprio” disse il vecchio quasi con ilarità. “E quel mattone? Eh? E lo stipite, la polvere, quella strisciata di merda? Eh?” disse, quasi isterico.

“Ama tutto. Immensamente.” Disse quieto il insegnante.

“Ti ama quanto ama uno schizzo di merda” rise il vecchio. “Amore dappertutto. Senza distinzioni.” Poi si tirò su dalla stuoia e si stirò.

“Gesù Cristo la schiena... Vieni, vieni qua” disse, e accompagnò l’uomo dove fino a poco prima c’era stato steso lui. Lo fece distendere, mentre quello, ottuso, guardava intorno l’Immensità.

“Io vado. Ti lascio la mia roba. Fa schifo, ma tanto a te ora serve poco e niente. Dio, ucciderei per una panino alla mortadella e una birra fredda. Mica sai se è ancora aperta la salumeria in via Fabrizi?”

Ma ormai l’insegnante era perso al mondo, e non rispose. Il vecchio sospirò. Poi, come ravvedendosi di qualcosa: “Una donna! Una qualsiasi. Potrei avere cinque, magari anche dieci minuti di amore. Forse dovrei pagarla, ma non fa niente: un poco di amore solo mio, in tutto l’universo un po’ di amore tutto mio e di nessun altro.” Sorrise a questo pensiero, allungò il passo e uscì.


"...e io rimasi qui” concluse il vecchio.

Il pretino, gli occhi sgranati e ormai asciutti, fece per girarsi verso la porta ma il vecchio fu lesto ad afferrarlo.

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Danilo ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Scrittura ineccepibile. Idea buona. Racconto ironico, sarcastico. Un po' "bruciato" il passaggio di santità raccontato dal vecchio.Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

puzza di parabola zen, ma poi profuma di racconto ben scritto. e precipita dall'"alto" al "bassissimo" che è un piacere.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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francesca colombo ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Phi ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Quando si dice aggrapparsi alla fede... Ironico, dissacrante, stile con perfetti equilibri Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Esordiente

Bella idea. Finale interessante.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Interessante la fine, col vecchio che afferra il pretino....Segnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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di Fiorenzo

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