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Narrativa

Il segno

Pubblicato il 15/03/2019

Anton Cechov. Tentativo di imitazione (mal riuscito) di un maestro inimitabile

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Ilyusha seguiva con trepidazione le mani della signora seduta di fronte: mani lunghe, magre, di una agilità sorprendente. Mani che prendevano dalla borsa un libriccino sfogliandolo velocemente, salvo soffermarsi su una pagina per leggere avidamente chissà cosa. Mani che, dalla stessa borsa, estraevano il portacipria e gestivano il pennellino con l’abilità di un pittore, colorando con rapidi tocchi le guance.

Ilyusha era rapito dalla bellezza di quelle mani e pensava che la mamma doveva averne di uguali. Ma quando la signora alzò gli occhi e incrociò i suoi, Ilyusha arrossì e volse lo sguardo.

- Come ti chiami? – chiese affabilmente la signora.

A Ilyusha mancò la voce.

- Su, rispondi – lo incoraggiò lo zio, seduto al suo fianco nello scompartimento ferroviario.

- Mi chiamo Ilya Fedorovic Popov.

- Quanti anni hai?

- Ho dodici anni e vado a Pietroburgo per entrare in seminario.

- E’ una sua scelta, – si affrettò a precisare lo zio, con un sorriso forzato - segue una vocazione autentica.

Ilyusha si sentì rimescolare, perché su questa scelta si addensavano i dubbi più feroci. Orfano di madre dalla nascita e da due anni di padre, era affidato alle cure dello zio, mercante di tessuti. Lo rodeva il pensiero che per lo zio fossero gli affari a prevalere. Temeva che volesse sbarazzarsi di lui.

Una certa vocazione per la vita religiosa la sentiva, Ilyusha, ma non sapeva quanto fosse sincera o quanto instillata dallo zio. Attendeva un segno, voleva che Gesù stesso gli indicasse la strada. Quante volte aveva creduto di cogliere un segno divino. Poi il messaggio perdeva consistenza e i dubbi si sommavano ai dubbi.

- Lo vuoi un pasticcino? – chiese soavemente la signora, tirando fuori dalla borsa magica, con le mani flessuose, una scatola di latta.

Ecco, la signora era un’apparenza, dietro c’era la mamma che indicava che la scelta era giusta e che il pasticcino morbido, che Ilyusha addentava con voluttà, era una dolce ostia, simbolo della futura vita consacrata.

In quel momento un calabrone, risucchiato nello scompartimento dal finestrino aperto, volteggiava sulle teste dei passeggeri.

- Ih, ih – gridava la signora.

Ilyusha pensò che il segno era il calabrone: non doveva farsi blandire dalla signora e se fosse entrato in seminario, fino a diventare un pope, si sarebbe condannato a una infelicità senza fine.

Il calabrone scomparve. Ilyusha chiese di potersi sgranchire le gambe. Nel corridoio ben presto si annoiò e si mise a guardare dal finestrino. E la pianura sterminata, e un pioppo solitario, e i contadini che al passaggio del treno interrompevano l’aratura, e un’isba dimenticata, e l’erba alta carezzata dal vento, e un fiume grigio e placido, e il treno che correva sferragliando e lasciava ogni cosa dietro di sé, e un’ampia curva che rivelava l’intero convoglio, con la locomotiva in testa e i bianchi gomitoli di fumo che si alzavano pigri nel cielo, tutte queste cose Ilyusha trascinava nel cuore. Si chiedeva se il suo viaggio avrebbe avuto un ritorno.

Rientrò nello scompartimento e si sedette. La luce cominciava ad appassire, era stanco del viaggio e mangiò solo un poco del cibo che lo zio aveva portato in un cestino. Scese la sera, le palpebre si fecero pesanti e si addormentò di un sonno inquieto.

Si svegliò che era l’alba e il sole non era ancora sorto. Il treno stava fermo nella sconfinata pianura. Lo zio e la signora se ne domandavano il motivo, senza trovare risposta.

- Un guasto, non si sa ancora… – disse un ruvido capotreno passando svelto nel corridoio. La sua figura, alta e ricurva, la testa calva e il naso adunco, ricordò a Ilyusha un avvoltoio.

L’arresto nella campagna era il segno: Gesù, con le sue mani, aveva bloccato il treno perché il viaggio non proseguisse.

La sosta forzata si prolungava. Qualche passeggero usciva dal treno, girovagava svogliato nella campagna e si perdeva nelle nebbie del mattino. Anche Ilyusha scese. Davanti agli occhi si stendeva l’immensa pianura, affogata nella caligine in cui si fondevano terra e cielo. Ilyusha ebbe voglia di correre, di fuggire senza sapere dove, ma caracollò per pochi passi nel terreno molliccio, quando, dalla nebbia, sbucò un cervo dagli enormi palchi. Maestoso, possente. Immobile, si guardava intorno. Ilyusha se lo rubava con gli occhi. Forza, saggezza, perseveranza, sprigionavano dal cervo. Si ricordò del babbo, che aveva le stesse doti. Sotto le sembianze del cervo, il babbo gli indicava le virtù della vita religiosa. Quello era il segno.

Come un lampo, il cervo fece un balzo e si dileguò nella nebbia. Un bramito echeggiò tra i campi.

Da lontano Ilyusha udì la voce dello zio. Diceva di tornare, il guasto era stato riparato e presto il treno sarebbe ripartito. Ilyusha risalì sul vagone e si buttò stancamente sul sedile. E il cervo maestoso e il capotreno rapace e il volo del calabrone e la signora dalle mani leggiadre, tutte queste cose mulinavano e si aggrovigliavano nella sua testa. E in silenzio singhiozzò.

Poi uno strattone… un altro: il treno ripartiva. Il viaggio continuava…

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Alex Chiapparelli ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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Elegante, delicato. E viva la libertà di scelta, sempre.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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vita e passione ha votato il racconto

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Immagini precise, taglienti che alludono e suggeriscono e si elevano e ricadono e la storia alla fine ritrova la propria dimensione reale.Segnala il commento

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Otorongo ha votato il racconto

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Grande stile e bravura , non ci sono Cechov o Sordov che tengano !Segnala il commento

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Intenso limpido evocativo come un quadro. Complimenti molto bello! Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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L'incertezza di questo ragazzo è commovente e tu l'hai resa molto beneSegnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Quanta eleganza.Segnala il commento

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Dalcapa ha votato il racconto

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Cechov o no, piaciuto molto. Si legge di un fiato. Spero solo in un altro segno che fermi il treno!!! =0)Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Giata ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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di Paolo Sbolgi

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