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Storico

Il seme di pesca

Pubblicato il 30/06/2020

Aprile del '44, il giovane partigiano Martino scrive a un suo amico ed ex-compagno dell'esercito, ora al servizio dell Repubblica di Salò.

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3 Aprile 1944

Caro Antonio,

ti scrivo questa lettera con grande ansia e spero possa arrivarti al più presto e che tu riesca a cogliere tutto il mio sentimento. Alcuni miei compagni si sono offerti di recapitarla con le dovute precauzioni e perciò, ovviamente, non troverai alcuna informazione precisa riguardo la mia posizione o azioni che svolgo. Nonostante questo io sono convinto che, anche se hai scelto di cedere le armi ai tedeschi, tu non voglia davvero affidarti a loro. Io ti chiedo ora se tu sei veramente convinto di restare a combattere per difendere gli stessi che ci hanno mandato a morire congelati nella steppa.

Ti ricordi quando siamo arrivati al caposaldo quella mattina di novembre e quanto eravamo convinti di combattere per l'orgoglio d'Italia? Abbiamo visto morire i nostri compagni colpiti dai mortai e dai moschetti e abbiamo sentito i lamenti dei giovani russi travolti dalla mitragliatrice. Quando ricevemmo le notizie di accerchiamento e l'ordine di ritirata ancora non ci rendevamo conto di cosa ci avevano fatto. Solo durante la gelida marcia nella steppa realizzai quale fosse il vero nemico. Non di certo le donne e i ragazzi russi che combattevano per difendere i loro paesi e le loro famiglie. So che anche tu hai pensato a tutto questo. Mi ricordo quelle frasi pronunciate a mezza bocca, tra i lembi delle giubbe mentre affondavamo gli stivali nella neve; quando dicevamo cose che in accademia ci avrebbero fatto finire con un proiettile nella schiena. Poi al momento della scelta non avesti il coraggio. Io scappai per paura, ma presto mi resi conto per cosa è davvero necessario combattere.

Come ci hanno mentito al tempo, vi mentono ora e vi costringono a uccidere i vostri stessi fratelli; a rubare ai contadini di che mangiare; a uccidere e deportare i nostri compatrioti con il solo motivo di essere nati diversi da voi o di opporsi alle follie del regime; e, infine, a combattere contro la stessa liberazione del popolo italiano che Mussolini tanto afferma di voler sollevare. Stai combattendo a favore degli invasori, dei tiranni, di coloro che hanno messo il nostro popolo in ginocchio, che ci hanno sottratto ogni libertà, che ci hanno portato la guerra. Come puoi non vedere tutto questo anche tu. La sporca propaganda fascista ci ha ingannati e ci ha resi ciechi entrambi, ma ora abbiamo l'occasione di riscattarci e combattere per ciò che è giusto, sta volta. Qui da noi accettiamo chiunque voglia farlo, senza distinzioni di alcun genere. Quando tutte queste atroci assurdità saranno veramente finite, il popolo potrà finalmente governare l'Italia senza che la smania di potere lo sfrutti ancora.

Se hai paura di fuggire non ti devi preoccupare, io e alcuni miei compagni aiuteremo te e tutti gli uomini che vorranno aggiungersi alle forze ribelli. So dove si trova il tuo battaglione e ho studiato i movimenti delle sentinelle tedesche, il bosco a nord ci aiuterà. Dovrai lasciarmi solo un messaggio di conferma: pianterai un seme sotto la grande quercia sulla quale ci arrampicavamo durante l'accademia. Se vuoi venire con noi pianta un seme di pesca, altrimenti piantane uno di albicocca.

Ti dico tutto questo perché so che nonostante la nostra attuale distanza, non avresti mai la crudeltà di consegnarmi ai tedeschi, anche se dovessi declinare la mia offerta. Io ho fiducia in te Antonio e so che prenderai la giusta decisione e potremo presto combattere ancora dallo stesso lato del fronte, quello della libertà.

Voglio finalmente darti anche una buona notizia. Tua sorella Elisa è riuscita a salvarsi dalle rappresaglie del mese scorso e ora combatte anche lei tra le file partigiane. Quando le ho detto che tu eri ancora al battaglione è rimasta sconvolta e ha pianto lacrime amare per tre notti di fila. Fallo almeno per lei.

Spero presto al tuo fianco

tuo amico e fratello

Martino

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