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Young Adult

Il seme e il bruco

Di martina maranelli - Editato da Martina Maranelli
Pubblicato il 13/04/2022

La storia di un seme e di un bruco, un'allegoria sulle dinamiche familiari

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C'era una volta un seme che prima ancora di mettere radici intuì di essere una quercia.

Pensò bene di farsi ramo ma ciò restò inevitabilmente solo frutto della sua fantasia.

Un ramo è l'evoluzione naturale di una pianta che cresce, mentre il seme, impaurito dalla terra, sapendosi destinato al cielo, non aveva mai bucato il suo guscio.

Passò il tempo e tutte le altre piante intorno a lui crescevano, e il seme, che vedeva bene, era contento di sapere di essere l'unica quercia tra quelle pianticelle. Ma le pianticelle, per quanto differenti e meno maestose, continuavano a crescere, mentre il seme, vivendo solo della sua immaginazione, era rimasto chiuso.

La sua immaginazione crebbe sempre di più, anche per compensare il feedback esterno: la terra non gli dava niente. Dov'è il mio nutrimento?! Sbottava il seme. Ma la terra non rispondeva. Passarono altri anni e il seme, ormai esausto, si crepò.

La crepa gli provocò molto dolore, il seme privo di forze e ormai rinsecchito credette che fosse arrivato il momento di morire e così chiuse gli occhi e si spense per sempre.

Nel frattempo però, la terra vide un pertugio e pensò: io lì mi metterò. Acqua e vita toccarono l'interno del seme e questo contatto fu assai forte per il seme, che senza difese, si sentì invaso.

Soffrì, soffrì e quel dolore fu talmente grande che come un elettroschok lo riportò in vita.

Basta, basta nutrimento! Questo è il mio confine, non oltrepassarlo. Disse il seme alla terra, tentando di chiudere il buco con le poche energie che aveva guadagnato.

Il seme era ancora vivo, ma assai contrariato. Questa terra è invadente! Il mio corpo ha profanato!

Vero è anche...che morto ormai ero... e che la terra solo, aiutarmi ha fatto...

Ma allora la colpa, di chi è? Io una quercia sono, perché sto qui sotto terra? Come faccio a uscire? Perché gli altri non hanno avuto problemi?

Tornò il bruco che il seme riconobbe avergli bisbigliato antetempo la sua natura.

Tu bruco!! La colpa è tua!! Tu hai visto il cielo e le piante e mi hai detto di cosa c'è fuori quando ancora io non ero che un piccolo seme! Così, sì tu, così rovinato tutto mi hai.

E il bruco rispose: ti sbagli, io così feci con te per aiutarti: un giorno una farfalla mi disse tu sarai come me ma io non la volli ascoltare perché troppo grande mi sembrava il compito di diventare tale. Così come mi vedi, eccomi qua! Per tutta vita io bruco rimasi a vivere nellaldiquà. Allora io credetti che tu dovevi sapere!! Che la mia fine non dovevi fare!! Tu quercia io so puoi diventare! Saperlo devi fare e paura non devi avere.

Io paura non ebbi, tu mi dissi che quercia io fossi e io quercia mi sentii e di esserlo seppi.

Allora quale fu il problema? Chiese il bruco

Nulla! Rispose il seme, di te e quello che tu mi dissi io mi fidai troppo, e dallo spavento tuo anch'io m'allarmai. La terra intorno ostile io pensai.

Ti chiedo scusa mio seme, dal primo giorno che ti vidi io ti voletti bene. Mai avrei pensato di recarti danno alcuno e ora guardati! Sciupato, non sei nessuno.

Sbagli! Bruco, mio amico sincero. Io prima ero un altro e adesso, io vedo!

Ora tu puoi starmi vicino, accompagnarmi nel mio cammino. Tanta strada ho da fare amico bruco, ma con te al mio fianco meno solo mi sentirò. E da solo affronterò il mio destino. Ora vai, sciò, da fare ho. Torna a trovarmi, ti aggiornerò.

E così il seme si mise al lavoro.

Passarono gli anni e il seme, con i suoi rintoppi, era riuscito a mettere radici e a farsi quercia, una quercia un po' più piccola del previsto ma pur sempre una quercia. Così convinse il bruco, ormai vecchio e rattrappito, a uscire dalla terra e a sentire insieme l'aria aperta. La quercia ricordava il suo essere stato seme in maniera molto cara e insegnò al bruco come mettersi le ali con la fantasia.

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