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Autobiografia

IL "TEMPO" DI FRANCK INFANTE, CHE SUBISCE UNO SCOSSONE, ALL' INTERNO DI UN VAGONE FERROVIARIO

Pubblicato il 15/12/2020

a proposito dei black-out cognitivi che hanno costellato la mia infanzia

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Mio padre conosceva a memoria gli orari di molti autobus, metrò, e vaporetti fluviali, nonché i nomi di centinaia di fermate della rete di Amburgo, e li snocciolava, come un mantra, quando lo accompagnavo in ufficio, tra una chiacchiera e l'altra, in quelle poche settimane che passavo con lui, durante le vacanze di Natale, o le rare volte che lo incontravo, in altri periodi dell'anno,

Per anni ho pensato fosse un mago, finché ho capito che i mezzi passavano con una cadenza regolare, di tot minuti,  calcolata su paradigmi di afflusso ben precisi. "Bastava" mandare e memoria l'orario iniziale, e poi aggiungere l'intervallo, tenendo conto dei paradigmi. Un po' meno complicato, dunque, ma pur sempre impegnativo, visto che le linee erano decine e le fermate centinaia. Per me, gli orari, specialmente quelli dei treni, con i cambi, le attese, le varie coincidenze, erano stati sempre molto difficili da gestire, anche perché ho imparato a leggere l'orologio in seconda media, nel senso che mi era sconosciuta la funzione della lancetta lunga, quella dei minuti, nonchè quella più sottile, dei secondi, mentre quella delle ore mi aveva disvelato i suoi segreti fin da subito.

Se ne accorse mio padre, un giorno, durante un viaggio in treno, insospettito dalle mie risposte vaghe ed evasive.

"Quasi le tre e mezza" avevo risposto, alla sua domanda:" Mi dici che ore sono, per favore, non ho voglia di alzare gli occhi dal libro?" mentre stavamo entrando in stazione, con tutti gli orologi e le loro lancette nere su fondo bianco, che ci scorrevano accanto,  chè mio padre prenotava sempre i due posti lato finestra, per poter guardare fuori meglio.

"Come, quasi le tre e mezza, non potresti essere più preciso?"

"Le tre e un quarto e qualcosa"

"Le tre e un quarto e qualcosa? Come sarebbe?" e lo vedo che alza gli occhi dal libro, mi guarda, e poi guarda l'orologio, che si era fermato proprio davanti al nostro finestrino.

"Sono le tre e venticinque!"

"Perché?"

"Come perché? Ma tu lo sai leggere, l'orologio, Franco?"

"Più o meno: le ore sì, quelle indicate dalla lancetta corta, ma non capisco a cosa serve la lancetta lunga, e neanche quella sottile sottile, che corre sempre, a scatti veloci, girando in tondo, come se avesse fretta.

Mio padre sorrise, un po' imbarazzato, e sorpreso, continuando a guardare, alternativamente, l'orologio, e poi verso di me, e poi ancora l'orologio.

"Ma davvero, non sai quanti minuti ha un'ora?"

Io lo guardai ancora più imbarazzato, schiacciando i pugni chiusi sul sedile, nervosamente... "

"Sessanta, babbo, questo lo so, ma come fai a dire che sono le tre e 25, e non 28, o 22?

"Come faccio? Ha! Ma dai, non ci credo... le vedi, quelle tacchette nere, sul bordo esterno del quadrante, tutto bianco ?"

"Si, le vedo, papi, ma cosa sono?"

"Franco, ogni tacca, indica un minuto, e fra un'ora e l'altra ce ne sono sempre cinque, se consideri anche la prima, ogni volta. Le ore sono dodici, e cinque per dodici fa sessanta. La lancetta dei minuti, scatta ogni sessanta secondi, mentre quella sottile, compie un giro completo, saltellando sessanta volte. Ogni minuto ha sessanta secondi, ogni ora sessanta minuti, che fanno tremilaseicento secondi, in tutto.

"Lo sospettavo, ma non ne ero certo. Ho capito il quarto d'ora, per cui so quando sono le le una un quarto, o un quarto alle due, o la mezza, ma gli altri minuti, non li avevo capiti, papi".

"Che ore sono adesso?" fa mio padre, indicando l'orologio elettrico, a due metri dal nostro naso.

Io tentenno un attimo, poi esplodo: " Le tre e ventinove! E sei, sette, otto... nove secondi, adesso, guarda, guarda la lancetta dei secondi!! e la indico col dito, il naso appiccicato al finestrino, ancora incredulo di aver risolto quell'enigma, che mi inseguiva, da anni. 

Con la coda vedo la signora seduta accanto a me, che ci guarda, incredula.

"Giovinotto" era l'ora, che imparassi, o no?"

Allora l'ho guardata, a mia volta, intimidito, e ho annuito, riprendendo a schiacciare i pugni chiusi sul sedile.

"Ma perché non me l'hai mai detto!" esclama mio padre.

"Perché, perché mi vergognavo, credo. Tutti i miei compagni di scuola sapevano leggere l'ora perfettamente, fin dalla prima elementare, ma non me la sentivo di chiedere a loro come facessero, e a me andava anche bene sapere l'ora con un approssimazione di qualche minuto in più, o in meno, tutto sommato.

Uno volta risolto l'enigma dei minuti e dei secondi, ho preso a consultare gli orari ferroviari, facendomi dei viaggi infiniti, prima nazionali, tipo Piombino Marittima FirenzeS.Maria Novella, poi più lunghi, come Milano Centrale -Amburgo h.b.f (Hamburg Hauptbahnhof), e infine internazionali, fino nel cuore della Russia, partendo sempre da Piombino Marittima, per raggiunere Leningradsky, una delle tante stazioni ferroviarie di Mosca, dopo aver attraversato numerosi paesi, col naso sempre appiccicato al finestrino, affascinato dal tempo che passava.

Mio padre non ha mai preso l'aereo, e neanche mia mamma. Se ne sono andati entrambi in treno, immagino. 


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Gianluca Ranieri ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Con che delicatezza ci fai parte del tuo mondo, delle incertezze di un tempo ormai lontano. Nessun particolare è trascurato, non un dubbio, uno sguardo o una parola sfugge alla tua penna.Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Bellissimo veramente :))Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Molto bello. Ben narrato.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

È tutto molto bello, sul dettaglio sei un "leader" Chiusa perfetta, secca. Rafforza e nobilita tutto il restoSegnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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ma che bello ... fin dalla prima riga. Un racconto di cristallo prezioso, che ci lasci accarezzare. da custodire...(e grazie✨)Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Complimenti. E grazie .Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Che tenerezza, Frank. E che bello questo padre, che c’è e non c’è, ma quando c’è è così importante. E bello pure il ritmo del ricordo.Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

I bambini hanno bisogno di sapere. Una piccola difficoltà diventa un muro. Il tuo racconto avvince per il modo come è raccontato e perchè ci coinvolge ad uno, ad uno. In più il finale. Trafigge in petto.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Che bello questo flash back riportato così lucidamente e con la solita cura del dettaglio, come se fosse accaduto ieri. Descrivi bene la tua reticenza di bambino nel confessare quel piccolo handicap e il sollievo provato quando tuo padre, con pazienza, ha risolto i tuoi dubbi. Sono anche i piccoli insegnamenti che fanno diventare grandi e si fissano nei ricordi, diventando nel tuo caso degli ottimi soggetti per un racconto.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Bella narrazione, che ci riporta ad un tempo in cui ci si vergognava di limiti che, spesso, non dipendevano da nostra inadeguatezza, e che oggi vengono invece esibiti con orgogliosa arroganza, senza alcun desiderio di superarli. Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

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Luigi Celardo ha votato il racconto

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Andreasololettore ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

è una bella reminiscenza, narrata con ritmo (inevitabile, temo) di un momento che i bambini a volte trovano difficoltoso, un po' come la prima volta che ci si allaccia le scarpe da soli; ma occhio agli avverbi ;) scherzi a parte, il finale mi piace molto, rarefatto e nostalgico, come ci hai abituati. Bravo Franco. Grazie. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

È bello e molto dolce e c’è un filo di emozione che ho sentito per tutto il racconto ma anche un pizzico di dolore, perché anch’io come te e come Adriana ho avuto delle difficoltà, più che altro alle elementari sembrava fossi un po’ ritardata. Credo fossero altri i problemi però. Mi sembra di volervi anche più bene ora. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Credo sia il racconto più bello che tu abbia scritto. Mi ha coinvolto parecchio perchè da bambina ero dislessica. Vedevo le lettere, le riconoscevo, ma non riuscivo a collegarle. Ho imparato tardi a leggere e a scrivere. Il mio tempo correva sugli anni di ritardo che accumulavo, perché come Franck, non avevo qualcuno che si accorgesse delle mie difficoltà. Segnala il commento

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di Franco 58

Esordiente
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