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Fantastico

«Il senso della vita» in 10.000 battute?

Pubblicato il 22/06/2022

Seconda (e ultima) parte di appunti grezzi (massimamente grezzi), disordinati (insopportabilmente disordinati) e brutti (ma proprio brutti, brutti tanto, brutti forte, altroché) su un possibile racconto (neanche troppo) fantastico.

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Il secchiello è furibondo. Cosa vuol dire quell’accusa di non aver mai amato davvero? Non è vero, proprio no, accidenti! Il secchiello sciorina tutto ciò che ha fatto di buono in vita: ha amato e rispettato la moglie, non l’ha mai tradita e se ne è sempre preso cura, amorevolmente; così come con i suoi genitori, di cui si è preoccupato ogni giorno, fino all’ultimo dei loro giorni, sinceramente. E i figli? Vogliamo parlare dei figli? Quanti sacrifici, quanta fatica, senza mai un fiato! E neanche a dire che tutto questo amore sia stato confinato nella cerchia delle persone care (“se amate solo chi vi ama, che merito ne avrete? Non fanno così anche i pubblicani?”). “Beneficenza” e “volontariato” – ricorda il secchiello – sono state le parole d’ordine della mia vita, il tutto fatto in silenzio, con discrezione – come si conviene – perché il rumore non fa bene e il bene non fa rumore. E poi un carattere mite, pacifico, accondiscendente…

Il mare lo interrompe. “Non ho detto che tu non sia buono o non abbia fatto cose buone. Al contrario. So che ne hai fatte tante, tantissime, che hai speso una vita intera a fare cose buone per tutti, perché sei buono dentro, ma…”

“Cosa?”. Il secchiello è indispettito.

“Ma in tutto ciò che hai fatto di buono – ed è stato davvero tanto – non hai mai amato davvero, ed è per questo che ora hai paura di “perderti” nel mare”.

Il secchiello non capisce, e il mare deve spiegare.

“Tu non hai mai amato, hai fatto del bene, sì, ma senza amore, perché non sei mai riuscito ad annullarti per qualcun altro, a sparire in nome di qualcun altro.

Perché amare significa questo e null’altro: sparire, annullarsi, in nome di ciò che si ama, perdersi in chi si ama, come l’acqua di un secchiello si perde nel mare: “nel mite bagliore di un raggio di sole, avrò smarrito per sempre la via del ritorno”, recita il Risveglio di Karma Nur May, proprio come l’acqua marina che torna al mare e smarrisce per sempre la via del ritorno nel secchiello.

Capisci? In tutte le cose buone che hai fatto – e sono tante – sopravviveva sempre io: a volte ti aspettavi proprio di essere ricompensato, anche solo in senso lato (“dopo tutti i sacrifici che io ho fatto per voi, figli miei, spero proprio che non mi deluderete…”), altre volte sentivi di essere tu a corrispondere ad una aspettativa altrui (“che figlio sarei mai stato, io, se non mi fossi preso cura dei miei genitori?”) e altre volte ancora avevi la sensazione di fare del bene (“io guadagno così tanto che è più che giusto io dia un decimo in beneficenza”).

Vedi, io era sempre lì: io mi sto prendendo cura della mia famiglia, io faccio beneficenza, io faccio volontariato… io, io, io… hai sempre declinato tutto in prima persona singolare: io.

E cosa vuoi che accada quando hai trascorso un’intera vita a dire io, fosse pure per fare cose buone? Che continuerai a dire io anche da morto, ovvio, anche se io, da morto, non ha più senso.

Dove sarò io, dopo essermi tuffato in mare? – hai continuato a chiederti. Sarai esattamente dove saresti stato se, in vita, avessi trovato anche solo una volta il coraggio di amare, di smarrirti totalmente in qualcun altro, sino a diventare l’altro, come ora ti si chiedeva di smarrirti nel mare, per diventare tu stesso il mare. Citando Meister Eckhart: Tutto sarebbe donato a chi rinunciasse a sé stesso assolutamente, anche per un solo istante.

Un istante, bastava un’istante solo di amore, di amore vero in vita, di totale abbandono di sé stessi, un solo istante senza pensare, senza ragionare, senza filosofeggiare, senza desideri né obblighi né aspettative, un solo istante di amore vero, e ora non avresti così tanta paura di perderti nel mare.

Ma se in vita non sei riuscito a farlo nemmeno per un solo istante, non c’è da sorprendersi che non ci riesci ora, che c’è in gioco l’eternità”.

Il mare è diventato una sottile linea blu, non se ne sente più né l’odore né il rumore, c’è sabbia ovunque.

Il secchiello è terrorizzato. “E ora? Ora che ne sarà di me?”

La voce del mare arriva flebile. “Non hai voluto la vita eterna, tornerai alla vita mortale”.

“Cosa vuol dire? Dove mi manderai?”

“Dove ti manderò? Proprio non capisci, eh? Io non mando nessuno da nessuna parte, perché io non esiste. Sei tu che andrai dove vorrai: dov’è il tuo cuore, là sarai tu”.

Il mare scompare, tutto si fa buio, il secchiello viene attraversato da un dolore bestiale, una luce lo abbaglia, e ha ancora un barlume di consapevolezza per percepire alcune parole…

“È nata, è nata… è una femmina!”

L’istante dopo torna tutto confuso, le parole si trasformano in rumori, e poi fame e freddo, paura… cosa sta succedendo? Dove sono? Chi sono questi esseri che mi circondando?

Si ricomincia, con una nuova vita, con una inevitabile morte. Perché solo chi sottrae il suo cuore alla ferocia dell’ego, sa che la morte non muore né mai nascerà.

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Anna Genna ha votato il racconto

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Bravo. Una bella metaforaSegnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Essere amati non vuol dire mica martirizzati. Credo che il romanticismo che si è protratto fino a soprattutto gli anni '80 abbia mietuto molte vittime innocenti... Amare è il contrario di annullarsi. Super ego cattolico cristiano. Mi uccido nel nome di... Segnala il commento

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Franco Battaglia ha votato il racconto

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Senza la paletta, il secchiello è nulla (parafrasando pubblicità famose)Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un problema assai diffuso con cui ci sarebbe da fare i conti in molti, se solo ne fossimo consapevoli. Le sfaccettature sono tante ma gli esempi che scegli rendono l’idea. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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Un grande insegnamento di profonda saggezza Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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di Signor Fabiani

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