Certe volte invidio le bilance, specialmente quelle di precisione e soprattutto quelle meccaniche, a due braccia, con doppio quadrante di lettura, piedini regolabili, cuscinetti in agata, perni di acciaio rettificato, meccanica tropicalizzata e struttura in alluminio pressofuso e acciaio, con una risoluzione di 0,050 grammi, e la loro capacità di dare un peso alle cose, anche a quelle più leggere.

Non me ne sono mai potuta permettere una - ché sono troppo care - ma ne ho tre o quattro elettroniche, di quelle da cucina, che sono precise al grammo, grammo più o grammo meno. Una delle quattro pesa sempre un grammo in più, rispetto alle altre, e un'altra spesso "divaga" di un grammo, in più o in meno. Le altre due, invece, sembrano " sincronizzate". La cosa divertente - ma anche interessante - è che ci puoi pesare perfino il soffio, su quelle bilance. Ti metti a una distanza di cinque, sei centimetri dal piatto della bilancia, ci soffi sopra... e il peso corrispondente rimane "in memoria".  Una soffiata di 10/15 grammi riesce a chiunque, arrivare a 30 è possibile, con una minima di impegno. Superare i 50 è già più impegnativo, ma alla portata di tutti. Oltre i 70 grammi, le cose si fanno più difficili, e arrivare a 100, è roba da veri esperti. Superare "l'etto" di soffiata, è appannaggio di pochi eletti, dotati di un grande talento e di capacità fuori dal comune. 

Ma con le bilance meccaniche, tutto si complica, ulteriormente.

È assai difficile soffiare, mantenendo il soffio, mentre guardi il quadrante con la coda dell'occhio, sistemare sul piatto di riferimento i pesi e i pesini corrispondenti alla soffiata, ricordarsi il peso esatto, e poi mollare tutto l'ambaradam, per trascriverlo e dare un senso compiuto all'esperimento. Bisognerebbe essere in due: uno che soffia sul piatto, in modo continuo ed uniforme e l'altro che si occupa di mettere sul piatto di riferimento i pesi corrispondenti alla soffiata in corso, finché il braccio è in orizzontale perfetta rispetto all'indicatore di verticale, per poi annotare, finalmente, il peso rilevato.

In tre funziona ancora meglio, con il terzo uomo che se ne sta a un paio di metri dagli altri due, controllando i loro movimenti, e correggendoli, eventualmente, con un tono di voce calmo ma deciso, perché basta un nonnulla, per compromettere la riuscita dell'esperimento. Un altro vantaggio del farlo in tre, è che il terzo uomo può assumersi anche  il compito della trascrizione del peso, lasciando liberi gli altri due di seguire il proprio compito senza distrazioni di sorta. 

Ma in quattro, l'esperimento raggiunge l'apice della perfezione. Il quarto uomo è colui che si assume la "regia", per così dire. Se ne dovrebbe stare a un metro circa, dal terzo uomo, in piedi - sarebbe l'ideale che fosse un poco più alto di lui  - per tenerlo d'occhio, mentre costui, a sua volta, annota tutto, e tiene d'occhio gli altri due, che svolgeranno il loro compito in perfetta "sincronia differenziata",  sotto la supervisione discreta del quarto uomo, il quale, come un direttore d'orchestra,  muoverá sempre la bacchetta (simbolicamente)  una frazione di secondo prima che gli strumenti si mettano in movimento.

Posso affermare quanto sopra con assoluta certezza, perché ho un amico orafo che possiede due bilance meccaniche di precisione: una è sul banco della sua gioielleria, mentre la seconda la tiene in casa, dove l'abbiamo usata per l'esperimento appena descritto. La prima volta in due. La successiva in tre, e l'ultima, giusto un paio di sere fa, quando abbiamo cooptato un altro amico comune, ripetendo l'esperimento in quattro. 

Io ho messo in pratica la "parte esecutiva", occupandomi dei pesi, mentre il mio collega di ventura soffiava sull'altro piatto, entrambi concentrati sull'ascolto del terzo uomo, col quarto a supervisionare l'andazzo complessivo di tutta la faccenda, in piedi e di poco discosto dal terzo. 

La soffiata massima che abbiamo misurato, è stata di 73 grammi scarsi, ma in lieve ascesa, tra un tentativo e l'altro. 


D'altro canto, ci sono "cose" molto più leggere - apparentemente - di un soffio, e anche più importanti, da (sop)pesare: così, d'acchito, mi vengono in mente i pensieri, i sentimenti, le intenzioni rimaste tali, i desideri inespressi e il piacere - o il dispiacere -  sempre in accumulo, all'interno del nostro organismo, e in attesa di un evento liberatorio che ci spinga a rivelarli, e, nella migliore delle ipotesi, a condividerli, sommandoli alle rivelazioni di qualcun altro, dando così origine ad una mescolanza di "cose", ovvero a un' "ipotesi di relazione in nuce", come direbbe qualcuno, ma passibile di ulteriori e futuri sviluppi, atti a (di)mostrare, che perfino un poker di maschi, casualmente assortiti, possa  esprimere le proprie "capacità misurative di genere applicate all'inutile" non già per dare un senso all'inutilità in questione, bensì per esplorare le possibilità della cooperazione e della condivisione, a tutto tondo. 

E le donne stanno a guardare, sconsolate.