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Narrativa

Il sogno di Martha

Pubblicato il 18/05/2019

I sogni...Illusione, convalescenza, rinascita?

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Santo Domingo, agosto 2018


Jorge ha fatto del birdwatching la sua religione. Ci siamo conosciuti su Internet condividendo la stessa passione e ora sono volato fin qui per trascorrere le ferie a caccia di scatti. La casa sulle rive del lago Enriquillo è diventata il nostro campo base ma un giorno, rientrando, ci accorgiamo della Yaris parcheggiata sul retro. Attraverso la finestra del soggiorno riconosco Martha per via della foto che Jorge mi ha mostrato più volte. È invecchiata, un po’ ingrassata, sprofondata nel divano, davanti al televisore e a un porno di bassa lega.

«Cosa ci fa in casa tua?» sussurro a Jorge, per non dire altro.

«Non ho mai detto che fosse casa mia» risponde in tono altrettanto furtivo.

«Come sarebbe?»

«Martha l’ha ereditata, ma dopo la morte di Mateo non ci è più venuta. Quando ci siamo separati non mi ha chiesto le chiavi.»

«Non lo sa che ci vieni?»

Lui alza le spalle, e mi fa segno di allontanarci. Gli dispiace vedere la sua ex moglie così.


«Martha era terrorizzata. Sapeva che nostro figlio sarebbe morto in ospedale, ma non poteva accettarlo.»

«Lo capisco.»

Io e Jorge ci trasferiamo in mattinata al Los Haitises National Park, alla ricerca della sempre più rara Poiana di Ridgway e, in modo naturale, lui comincia a confidarsi.

«A me hanno sempre dato del pessimista» dice, «soltanto perché ho questa prerogativa di vedere le cose per quello che sono. A Santo Domingo mi chiamavano el buho. Il gufo. Nessuno chiedeva mai la mia opinione.»

«Lo credo. Chi non tiene alle proprie illusioni?»

«E chi può dire di esserne privo?»

«Quella cosa che hai fatto a Martha, quando ci ha sorpresi in casa sua, come ci sei riuscito?»

«Se conosci davvero una persona, Roberto, puoi farle credere qualsiasi cosa.»


Questa volta l’arrivo di Martha ci ha sorpreso all’interno. Abbiamo provato a svignarcela dal retro ma la Yaris, parcheggiata vicino al muro, ci ha impedito di aprire la porta. Jorge sbircia il soggiorno attraverso la tenda della dispensa. Il volume del televisore è ancora più alto della volta precedente.

La scena è la stessa, la donna geme nella casa che crede vuota. Io e Jorge lasciamo vagare lo sguardo nel buio, in direzioni opposte, imbarazzati.

«Non credevo che le donne si eccitassero col porno» sussurro a Jorge nell’orecchio.

«Dalla morte di Mateo, Martha non è più la stessa.»

Un’ora dopo, la donna si è ritirata in camera da letto. La casa è immersa in una penombra soffusa. Il silenzio del bosco e la calura creano un’atmosfera magica. Mentre attraversiamo il soggiorno tentando la fuga, la figura di Martha emerge dal disimpegno. È ubriaca.

«Qué pasa?» dice e ci viene incontro, nuda. Jorge le si para davanti. Le posa le mani sulle spalle e un bacio come un soffio sulle labbra.

«Esto es un sueño, Martha. No te preocupes.»

«Jorge…» sussurra lei, sfiorandogli la bocca con le dita.

«Soy Jorge, sì, ma esto es un sueño, entiendes?»

«Sì, es un sueño.»

«Ahora cierra los oyos y yo me voy, de acuerdo?»

«No, no te vayas.»

«Tengo que ir, niña, porque yo no soy real, entiendes?»

«Entiendo ma…»

«Tengo que ir, ahora.»

«Quién es el muchacio?»

Ho quarantadue anni, due meno di Jorge, ma anche un aspetto minuto e giovanile, il resto lo fanno la penombra e l’alcool. Jorge si volta verso di me e la tristezza nei suoi occhi sfiora la sofferenza.

«Es Mateo. Ha crecido. En el sueño no se muere, lo sabes.»

Lei, a sua volta, mi osserva rapita.

Jorge le posa un altro bacio fra i capelli. «Y voy. Cuidade, sì?»

Martha piange fra le mani quando io e Jorge ce ne andiamo.


La videochiamata arriva in una mattina di primavera, da Santo Domingo. Jorge è seduto sotto la veranda di un bar. Io in soggiorno, nel mio appartamento della bassa Padana, in Italia. Valeria, sulle mie gambe, saluta a sua volta Jorge.

«Come te la passi?» chiedo.

«Lavoro come un matto nel ristorante di Martha, anche se spesso lo faccio gratis.»

«No es verdad. Yo le di toda mi alma.» La voce, energica e femminile, arriva da un punto fuori dal campo visivo della webcam.

«Vieni a salutare Roberto e Valeria, Martha» la esorta Jorge, poi si volta rassegnato. «Non vuole farsi vedere. È timida.»

«Hai la solita faccia da funerale» gli faccio notare.

«Martha ride anche per me.»

«Por suerte.»

«Perché volete tutti che io rida? Ho questa faccia, non la posso cambiare»

«Non la vuoi cambiare.»

«È la stessa cosa.»

«Rie, Jorge, rie»

«Dev’essere una gran donna, per sopportarti.»

«Non è grande. È grossa.»

Il contenuto di un bicchiere, acqua o chissà cos’altro, lo colpisce in pieno volto.

«Cazzo, Martha!»

«No se juega commigo, tonto.»

«Buenos dias, Martha» la saluto.

Il viso largo della donna si affianca a quello di Jorge. Ha un suo modo particolare di tenere il mento sollevato e guardare l’interlocutore con un’espressione impudente.

«Ciao» saluta e subito si ritira dall’inquadratura. Lo scorcio dell’Avenida al di là dei pilastrini della veranda è sbiancato dal sole. Fuori dalla nostra finestra, invece, una campagna imbevuta di pioggia. Io e Valeria ricambiamo il saluto, con gioia.

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Etis ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Ottima scrittura, e belli gli "inserti" in spagnolo. Ma trovo che le narrazione si logori nella Sua estensione logica. In ogni caso, bello.Segnala il commento

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Candy ha votato il racconto

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Nel finale tutto il racconto. Come si reagisce al dolore nessuno può saperlo. Come ci si aggrappa ai sogni invece, lo hai detto molto bene:)Segnala il commento

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Viole ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Ben reso il personaggio di MarthaSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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I tuoi racconti mi sono sempre piaciuti. Questo lo trovo un pò confuso, ci ho capito poco e non solo per i dialoghi in spagnoloSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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C’è così tanto dolore e così tanta profondità ma anche una sensazione di calore e umanità che riscalda. Mi è piaciuto moltoSegnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Carino. Però non mi va di non capire. E invece dovrei usare il traduttore. No. Non mi va.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Celai ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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di Roberto Ballardini

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