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Narrativa

Il taccuino

Pubblicato il 28/08/2022

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 Fu in estate al mare che Giacomo conobbe Martina. Era andato a trascorrere una settimana di vacanza per rilassarsi un pò ma nello zaino ovunque andasse teneva con se il taccuino.                                                              

Lei lo aveva notato in spiaggia. Si distingueva da tutti gli altri che affollavano la spiaggia. Era gentile, garbato con chiunque. Prendeva il sole, mangiava al ristorante e se qualcuno si avvicinava per provare a dargli confidenza, lui con modi cortesi lo dissuadeva a farlo.

Lei stava lì annoiata infastidita da tutti quei balordi che le scorazzavano intorno,

 “ dai muoviti, vieni con noi ,“  gridavano,

 “ ma cos’hai, siamo qui per divertirci, basta pensare al lavoro, ai problemi “ le dicevano le amiche,

Quando poteva lei vagava qua e là cercando un angolo dove nascondersi ma non era sempre possibile perché era carina e più di un uomo le stava intorno.

Giacomo la notò, aveva intercettato il suo sguardo, e quando le sorrise gli occhi della ragazza si accesero di una luce così intensa da procurargli un brivido, una emozione che non avrebbe mai pensato di provare in quella torrida estate lì al mare.

Continuava a riflettere, ad annotare pensieri, formule, concetti sul suo taccuino, ma sempre più spesso si concedeva delle pause pensando a lei.

Si conobbero e chiacchierarono con naturalezza senza formalità. Sembravano due persone che si ritrovano dopo tanto tempo e non vedono l’ora di riallacciare un legame su cui avevano posto tante speranze. Dopo aver  fatto un bagno ed essersi asciugati al sole, Giacomo la invitò nella sua stanza per bere una bibita fresca e fu un diluvio di baci, di carezze.

Lui l’aspettava nella sua camera, lei arrivava nel pomeriggio  e facevano l’amore dopo aver mangiato, bevuto qualcosa. Giacomo era restio a parlare di se e lei non insisteva, preferiva che fra loro due ci fosse questo alone di mistero, ma qualcosa entrambi raccontavano della loro esistenza. Lui insegnava, lei era una precaria in una azienda di elettronica. Lui era divorziato, lei aveva da poco lasciato il fidanzato. Lui scriveva saggi, lei si dedicava al volontariato.

Fu un gesto, un occhiata distratta se Martina notò il taccuino  nel cassetto semichiuso, gli chiese cosa scriveva, se poteva dare uno sguardo, ma  Giacomo richiuse il cassetto quasi indispettito. Lei insisteva, gli chiese cosa contenesse di così importante

“appunti” le disse,

 “ e non ti va di parlarne“,

“ no, non ora, ci sto lavorando da tanto tempo, a nessuno ho mostrato il mio lavoro e non intendo farlo sino a quando non lo riterrò concluso “,

“ potrei suggerirti una idea, darti un consiglio “ insisteva lei, ma Giacomo fu categorico rispose di no.

Quella sera, qualcosa si guastò fra loro due, fu meno passionale, senza slanci il loro incontro e quando Martina andò via Giacomo prese il taccuino lo sfogliò ed era nervoso, inquieto, forse avrebbe dovuto concederle il privilegio di leggere e magari condividere ciò che lo tormentava da anni.

Quando si rividero ebbe la sensazione che volesse riprovarci, lei guardava il cassetto e un ombra di curiosità mista a malinconia oscurò il suo viso,

“ tu mi nascondi qualcosa, per te sono solo un avventura estiva “ affermò Martina risentita,

 “ ma no, cara non è così “ disse Giacomo contrariato,

 “ e allora perché non vuoi che veda il taccuino” chiese lei,

 “ sono solo appunti, presi qua e là, niente di eccezionale “.

 Giacomo provò a sminuire a dare poca importanza a quel taccuino, ma lei insisteva,

 “ eppure ci tieni tanto,  lo nascondi come se fosse un oggetto prezioso “, 

 “ non puoi essere gelosa di un taccuino “, disse Giacomo.

 Martina andò via furiosa. Giacomo provò a fermarla ma lei era ritornata fra i suoi amici e lui restò in camera a rimuginare, a imprecare e ripeteva. “ Non dovevo lasciarmi andare a questa storia d’amore “.

Provò a dimenticarla ma quando andava in spiaggia o sulla terrazza continuava a cercarla,  sperare che ritornasse tutto come prima.

 Dava un occhiata a quella allegra compagnia provando a intercettare lo sguardo della ragazza, ma lei sembrava che fosse sparita, dissolta.

Il treno si fermò alla stazione di un piccolo paese situato a pochi km dalla città dove Giacomo viveva.

Qualcuno entrò nello scompartimento, un signore di mezza età, distinto e ben vestito, salutò e restò seduto in silenzio dopo aver sorriso a Giacomo e dopo essersi rassicurato che fosse una presenza di cui fidarsi. Aveva con se una borsa e l’aprì. Giacomo guardò fuori al finestrino per non sembrare un curioso ma dopo alcuni minuti sbirciò dalle parti dello sconosciuto e notò che aveva un taccuino simile al suo su cui annotava qualcosa, provò un brivido, era costernato “no, non è possibile, quel taccuino è simile al mio “pensò.

 Giacomo andò via dallo scompartimento. Vagò nel corridoio del treno prese il taccuino e lo scaraventò fuori dal finestrino e pianse.

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Il nostro taccuino e’ unico non ne esiste un altro uguale. E se per caso trovi uno con un taccuino esternamente come il tuo e’ come il conto del ristorante a cifra tonda, una improbabilità che si verifica. In ogni caso quello che tu ci hai scritto è unico e bastaSegnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Il taccuino, i nostri segreti più intimi, le nostre curiosità, il nostro guardare dentro e fuori di noi. Non capisco la disperazione finale, doveva essere felice di aver incontrato uno come lui. Ma come dice il Signor Fabiani ha scoperto di non essere unico, ma ognuno è unico e scrive le sue cose personali, uniche e intime.Segnala il commento

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Zoe Benetollo ha votato il racconto

Esordiente
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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Mi porto a casa questo messaggio: il taccuino simboleggia la nostra convinzione (presunzione) di essere unici e irripetibili, di avere qualcosa di così particolare, che abbiamo solo noi, da non dover essere condivisa con nessuno, al punto che non ci facciamo problemi a rinunciare, in suo nome, anche a legami potenzialmente molto importanti; salvo scoprire, prima o poi, che così non è, che, appunto, era solo un’illusione, che c’è anche qualcun altro col taccuino, magari col nostro stesso taccuino, e siccome la matematica ci dice che molto spesso una cosa o non esiste o esiste e ce n’è solo una, ma se ne esistono due allora probabilmente ne esistono infinite, ecco qui la nostra disperazione… Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Paola Zaldera ha votato il racconto

Esordiente
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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente
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. ha votato il racconto

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di Raffaele 57

Esordiente
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