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Narrativa

Il tatuaggio

Di Barbara - Editato da Barbara
Pubblicato il 27/06/2019

Lo fece per fare dispetto ai genitori sapeva che se ne sarebbe pentita.

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Le sue compagne al liceo la chiamavano "La sfigata".

Il potere delle parole supera le montagne così iniziò a crederlo pure lei.

Romina all'epoca aveva sedici anni, un corpo leggermente sbocciato, la figura snella e aggraziata, i modi garbati, si rivolgeva a chiunque con educazione, amava lo studio in particolar modo la letteratura.

Si identificava nelle eroine dei romanzi  perdendo la testa in sogni romantici e in altri proibiti che aveva paura di  confessare persino a sé stessa.

Vestiva sobria, pantaloni blu e camicetta bianca, non c'era la divisa nella sua scuola, ma sua madre insisteva, quel tocco raffinato la distingueva dal "mazzo" di minigonne e magliette aderenti delle altre fanciulle un " tantino" volgari.

I suoi capelli, di un anonimo castano, in inverno erano sciolti sulle spalle ed in primavera legati in fondo alla nuca con un nastro di seta rosa.

Vista e apprezzata dalla prima ginnasio dai professori, sbeffeggiata ed esclusa dai compagni perché manteneva un comportamento da educanda.

Provarono a sfruttarla Marisa e Cinzia  invitandola a pranzare in mensa al loro tavolo. 

La sua intelligenza intuì il pericolo al contrario i suoi scrupoli le impedirono di rifiutare.

Opportuniste fino all'osso, prima di terminare la pasta al ragù le avevano già proposto di scambiarsi compiti e verifiche attraverso i cellulari confrontando contenuti e i risultati. Ovviamente omettendo che a svolgerli  sarebbe stata Romina, loro avrebbero copiato.

Per un mese intero, sgobbando senza sosta portò le iene alla sufficienza rovinandosi la media, roba di tutti i giorni a cui nessuno fa caso.

Un insegnante attento  si accorse che la ragazza era stanca e nervosa, le bastò un confronto diretto alla cattedra senza telefoni per smascherare la penosa truffa.

Romina pianse per la finta amicizia, per l'umiliazione subita, cadde in un incubo .

Evitata come la peste, si ritrovò messa peggio che una meretrice.

Le notti insonni trascorse a chiedersi come diventare popolare sino al sacrificio, dei suoi principi, violentando la sua anima sperava di uscire dal "buco nero".

L'aveva letto da qualche parte e lo mise in pratica.

Entrò titubante nello studio facendosi largo tra personaggi coperti di tatuaggi su ogni centimetro di pelle.

Un pesce fuori dall'acqua con l'istinto di scappare.

Le si rivolse un tipo con un anello al naso, fece la sua richiesta decisa, mezz'ora dopo rimirava nei pressi del suo inguine una soave farfalla azzurra.

Il giorno dopo a scuola tutti parlavano della nuova richiesta d'amicizia ricevuta da una provocante ragazza che si presentava in bichini, una farfalla osè faceva capolino dalle sue mutandine. 

Una maschera argento a forma di occhi da gatta copriva il suo viso tanto intrigante che le fantasie dei maschietti si scatenarono.

Romina in disparte si godeva la rabbia delle furbette e pregustava la notorietà. 

Rimase delusa quando con sottile perfidia e senza troppa fatica qualcuno scoprì il suo segreto, le piovvero addosso proposte indecenti e i suoi genitori le diedero una punizione solenne.

Sua madre scandalizzata si vergognava talmente da saltare il caffè settimanale con le amiche, pettegole inopportune a caccia di punti deboli.

Suo padre si chiedeva chi avesse rubato la sua bambina e gli avesse lasciato, al suo posto, quella gatta erotica.

Romina quasi svenne quando lesse la lettera di sospensione: un mese intero.

"Ne era valsa la pena, se la sua bravata costava una bocciatura per pessima condotta?"

Nessuno dei suoi compagni si fece vivo, nella sua famiglia non trovò il minimo appoggio, per una settimana non reagì, pensava di essere stata tradita e di essere la vittima di un complotto.

Prese in mano per noia acuta uno dei suoi amati libri, quasi aveva dimenticato

la gioia che le dava la lettura e i sogni fatti sulle protagoniste in cui si identificava.

Non lesse nulla, decise di uscire di casa senza permesso, peggio non poteva andare.

Girovagare per la sua città nei vicoli più suggestivi, raggiungere il porto e assistere all'arrivo e alla partenza dei traghetti, sostare al fresco su una panchina, rimpinzarsi di gelato al pistacchio fino ad essere piena come un uovo.

Pensare e pensare sino a trovare la soluzione, sino a capire di non essere una vittima. ch Solo la verità  paga sempre, era solo una ragazza che aveva commesso uno sbaglio per piacere agli altri, non una poco di buono e nemmeno una figlia ingrata.

A testa bassa e a cuor leggero  si rimise in pari con i suoi studi.

A testa alta fece rientro in classe, indossava un abito azzurro intenso, sopra il ginocchio e portava un nuovo taglio sbarazzino sprigionante freschezza e voglia di vivere.

Se ne accorsero tutti, i professori videro la vera Romina, dell'educanda e della gatta fece perdere le tracce. 

Promossa con la sola sufficienza  toccava il cielo con un dito.

Ricevette un invito per la cena di fine anno, non tutti furono gentili con lei quella sera, qualcuno fece battute sgradevoli, ci ritrovavano a farla sentire "La sfigata".

Romina non rispose.

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Violeta ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Le tue storie sono carine ma devi mettere più attenzione nella stesura. Rileggi bene prima di pubblicare, non avere frettaSegnala il commento

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Candy ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Tante storie da raccontare....devi solo trovare la tua voce. Non avere paura di usarla, si sente che c'è....Segnala il commento

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di Barbara

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