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Narrativa

Il ticket blu

Di RoCarver - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 05/04/2020

Racconto distopico su ciò che potremmo diventare, se non prendiamo questo stop forzato come tempo per riflettere. E cambiare. "(Non) andrà tutto bene" se tutto rimane com'è.

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Si svegliò con il rumore del martello pneumatico che premeva contro l’asfalto e perforava il suo senno. Le 7.30, era comunque ora di alzarsi. Aprì il rubinetto del lavandino in bagno e lasciò scorrere l’acqua. La sua mano era ancora un ostacolo per quella piccola colonna trasparente. Era tutto a posto. Si pizzicò il naso, partendo dal dorso fino alla punta che detestava. Ma almeno ancora c’era. 

Si pettinò velocemente i capelli in una coda e uscì. Non faceva mai colazione, le piaceva sentire la larva della fame che si espandeva dentro il suo stomaco e divorava piano piano le sue viscere. Le sembrava che almeno così ci fosse qualcosa di animato dentro di lei. Mentre scendeva le scale, la sirena di un’ambulanza e una serie di clacson furono la sigla che apriva una nuova giornata. 

Nel tunnel spuntarono due puntini rossi che sembravano due occhi felini nel buio. Lei premette il bottone luminoso e le porte della metro si aprirono, creando un foro in quella sorta di confezione sottovuoto. Le mani le sudavano, come ogni mattina. Appoggiò la tempia contro il divisorio. L’impatto contro il freddo del metallo le diede subito i brividi, ma poi cominciò lentamente ad intorpidire i suoi pensieri. Sentì una strana calma. Il freddo avvolgeva la paura dentro di lei, la faceva volteggiare come in un valzer e tutto girava velocemente, i colori intorno e la gonna vaporosa.  “Gloriés, propera parada Gloriés” disse la voce metallica in catalano. Si svegliò di colpo da quel torpore. Il pulsante sulla porta della metro divenne verde e qualcuno lo premette, come lo sparo di avvio di una corsa ad ostacoli.

Si avviò verso la scala mobile insieme agli altri passeggeri. Premette il tasto rosso come tutte le mattine e la macchinetta sputò un ticket blu. In alto a lettere cubitali c’era scritto “We need all your brain power” e in basso, più piccolo e tradotto in tutte le lingue “ricorda di obliterare questo ticket nuovamente a fine giornata”. 

Mise il pranzo in frigo e accese il computer. Intorno a lei, il brusio dei colleghi nei loro loculi creava una sorta di bambagia acustica. Indossò le cuffie e si preparò a ricevere la prima chiamata. Prefisso +44. Regno Unito. Merda. 

“Hello, how can I help you?” disse. La mano sul mouse cominciò a sudare. Le parole in inglese le uscivano sempre come se avesse delle biglie in bocca. Si sentiva goffa ed impreparata rispetto ai colleghi, lei non aveva fatto soggiorni studio nell’Upper East Side né aveva vissuto a Notting Hill. “If you think it’s opportun…” si bloccò. Oddio, che cosa ho detto, pensò. Le risate dei colleghi intorno a lei coprivano la voce del cliente. Premette su “termina chiamata” e fuggì in cucina. Nello schermo del computer di uno dei colleghi riuscì ad intravedere una chat aperta: “hai sentito cosa ha detto?”, “opportun, ma che cosa vuol dire?”, “che ignorante, ma chi l’ha assunta?”.

La sera risalì sulla metro per tornare a casa. Qualcuno le diede una pacca sulla spalla, ma era solo per chiederle se scendesse alla prossima fermata. Stava intralciando il passaggio. Tirò fuori il ticket blu e lo inserì nella fessura. Di nuovo si accese una luce rossa e il segnale acustico di errore attirò gli occhi di tutti i passanti verso di lei, come tutte le sere. Ma stavolta si diresse allo sportello reclami. Sopra il vetro divisore campeggiava la scritta “We need all your brain power”

“Buonasera signorina”

“Buonasera. Potrebbe per favore verificare il mio ticket di oggi?" porse il ticket blu all’operatore.

“Dunque… vedo a sistema che la sua situazione è in rosso da diversi mesi in un parametro in particolare: rapporti interpersonali. Lo sa quant’è importante essere conforme all’algoritmo, vero?”

“Sì”

“E lo sa quali sono le conseguenze dell’avere metriche rosse per tanto tempo?”

“Sì”

“Deve darsi da fare, signorina. Arrivi a casa adesso per esempio e cucini per i suoi cari, che ne so”

“Non ho nessuno a casa”

“E allora aiuti una vecchietta ad attraversare la strada, è uno dei gesti che dà più punti. Ci pensi su”.

Il giorno dopo, la sveglia suonò alle 7.30 ma lei aveva già gli occhi aperti da ore. Andò in bagno ed aprì il rubinetto. La colonnina trasparente stavolta scorreva senza incontrare ostacoli. Indossò un guanto sulla mano destra ed uscì. C’era una leggera brezza autunnale fuori e il guanto sventolava come una bandiera. Si sedette su una panchina vicino a un vecchio che gettava briciole di pane ai piccioni. 

“Sa, questa mattina ho cominciato a sparire” disse al vecchio, piegando le dita del guanto vuote. 

Uno dei piccioni aveva avuto la meglio sugli altri ed esibiva il pezzo di pane nero nel becco.

“Quando ero piccola avevo un puzzle che amavo, ci giocavo sempre. Un giorno, aprendolo, ci trovai un pezzo che non avevo mai visto, non sembrava combaciare con nessun altro e non sapevo come fosse finito nella scatola. Lo odiai.  Adesso lo capisco”.

Si volse verso il vecchio che continuava a buttare pezzi di pane ai piccioni. Dal suo orecchio si intravedeva il filo di un apparecchio acustico. Era staccato.

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Avalon ha votato il racconto

Esordiente

Senza che me ne accorgessi, mi sono trovato in un mondo che nessuno di noi vorrebbe. Hai condotto bene la storia. Ho letto la prefazione solo dopo aver letto il racconto. Purtroppo, io penso che questo stop ci conduca proprio in quella direzione sbagliata. Il mio parere è che l'assillo della sicurezza sarà il fattore che determinerà la distruzione dell'umanità.Segnala il commento

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Senseiste ha votato il racconto

Esordiente

Ah, che Bello questo racconto! Ho avuto uno scatto quando le hanno parlato dell'algoritmo. Dal "comune" al plausibile. Wow.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Abbiamo tutti un apparecchio acustico, quando è staccato si chiama"indifferenza".Segnala il commento

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ipa ha votato il racconto

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Salvatore Greco ha votato il racconto

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Valentina Raniello ha votato il racconto

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Elisabeth La valle ha votato il racconto

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Andrea Bertorelle ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Giulssa ha votato il racconto

Esordiente

Racconto molto bello, viene voglia di andare avanti sapere cosa succederà. Grazie mille per aver creato uno scenario distopico in maniera così delicata e allo stesso tempo tagliente. Molto stimolante, complimenti!Segnala il commento

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marzia natali ha votato il racconto

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Gabry1978 ha votato il racconto

Esordiente

A volte una giornata basta per descrivere una vita intera, nella sua ripetitività. Sembra un giorno della marmotta in cui, però, se non riesci a cambiare la tua giornata prima o poi sparisci. E il ticket blu è la memoria. Segnala il commento

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Max Musa ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. Devo dirti che, nonostante in questa agorà ci siano molti talenti, tu sei l'unica che mi convince sempre fino in fondo. Se pubblichi un libro (ammesso che tu non lo abbia già fatto e se è così fammelo sapere) io sarò il primo ad acquistarlo. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Una distopia su cui riflettere. Bella e terribile, l'idea di scomparire Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Bel soggetto, trattato con maestria e diverse emozioni. L'empatia la susciti in noi nei confronti della protagonista. E saranno questi soggetti che possono salvare il genere umano: gli altri hanno già tutti fallito il loro tentativo.Segnala il commento

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Gianluca Pappagallo ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Marco Carcereri ha votato il racconto

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Edoardo ha votato il racconto

Esordiente

Chi non è funzionale per l' algoritmo scompare? Bel modo di scrivere e sensazioni trasmesseSegnala il commento

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Francesco Scarciolla ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Scritto benissimo come sempre.Segnala il commento

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Mayy ha votato il racconto

Esordiente

Una prospettiva sul futuro spaventosa ma raccontata in modo garbato e sottile. Mi è piaciuta l'attenzione ai dettagliSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Piaciuto. Sempre più brava!Segnala il commento

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gdrogo92 ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Martina Gerelli ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Mi è sembrato di essere in una puntata di Black Mirror. Bel soggetto e ben scritto :)Segnala il commento

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mifrari ha votato il racconto

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alberto_kassovitz ha votato il racconto

Esordiente

che angoscia! roCarver alza sempre l'asticella e come sempre...ce la fa !:) bello!Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

La larva che si espande e divora... rende bene l'idea.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Traguardi sempre più difficili da raggiungere, gli altri pronti a giudicarti, senso di inadeguatezza, desiderio di scomparire, impossibilità di comunicare: sono tanti i temi che affronti, che purtroppo non appartengono a un futuro distopico. Questo tempo sospeso ci insegnerà qualcosa? Ristabilire una scala di valori? Forse, voglio sperare. PIL, consumismo, marketing, torneranno, ne sono certo, ma saranno segnati da una crepa, attraverso la quale potremo guardare oltre Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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BelloSegnala il commento

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Lerio ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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ottimo Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Sei forte...Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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terribile che l'unico gesto di calore sia un equivoco: la pacca sulla spalla. e il guanto vuoto che penzola fa paura. tanta. davvero.Segnala il commento

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Valerio Tambone ha votato il racconto

Esordiente

Lo stomaco divorato per sentirsi viva è un 'immagine forte e chiara. Il tuo racconto non è una distopia lontana. Ti abbraccioSegnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Helenas ha votato il racconto

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Bello e molto ben scrittoSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Ti trovo più "intensa" del solito. Scrivi descrivendo, ma scrivi, non "appoggi" le parole, tra loro, le "sostieni" dotandole di un'autonomia propria, che permette loro di espandersi, tra le altre, creando legami e connessioni "extralogiche", o di semplice permanenza sensoriale e significante, che arrichiscono la struttura del tuo racconto, tramite immagini vivide ed Evocative (la larva su tutte). Mi è piaciuto, forse il migliore che hai scritto. Segnala il commento

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A. Bibi ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Come sempre ben scritto. Il soggetto è sconcertante e affascinante al tempo stesso: arriva una gran botta! Condivido appieno il messaggio trasmesso al punto che credo che abbiamo già cominciato a scomparire. E non mi riferisco agli esseri umani che vivono ai margini della cosiddetta civiltà, paradossalmente loro potrebbero salvarsiSegnala il commento

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di RoCarver

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