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Narrativa

IL TIRATORE

Di CLAUDIO - Editato da CLAUDIO
Pubblicato il 13/07/2021

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Siamo vicino ad un paese, tutto il battaglione è fermo. Sembra che oggi non si vada ancora avanti. Mangio la mia razione con calma, finalmente qualcosa di caldo e non le solite gallette.

Sento in lontananza colpi di fucile e mitragliatrice, è un canto triste qualcuno sta combattendo anche oggi.

Sento il mio Capitano che mi chiama a gran voce, non mi può vedere perché io sto mangiando in una profonda buca prodotta da un mortaio. Doveva essere un mortaio grosso per produrre una buca così grossa, almeno un 120 mm.

Sbuffando mi affaccio dalla buca e faccio cenno con il braccio al Capitano, è un modo per dire: “Sono qui!!”. Arriva a passo svelto verso di me, sento che non sarò contento di quello che dirà. Sono il miglior tiratore del Battaglione e tutte le volte che ci sono problemi mi vengono a cercare.

Vorrei tanto essere a casa, nei miei boschi a caccia di qualche fagiano.

Il Capitano mi ha detto che c’è da stanare un cecchino, blocca l’avanzata e il comando non vuole perdere uomini. “Stanare”, non è un topo lui semmai lo sarò io per lui!.

Mi faccio coraggio e corro verso il paese da dove continuano ad arrivare i suoni di colpi di fucile.

Vedo subito un sergente che è accucciato dietro un muro che, sentendomi arrivare, mi fa ampi gesti per farsi notare, “Ti ho visto, ti ho visto” penso.

Adesso sono accucciato anche io insieme a lui, mi sta spiegando che su di un campanile c’è un cecchino che spara a tutto quello che si muove e, guarda caso, spara specialmente a coloro che hanno la nostra stessa divisa.

“Tu sei il nostro miglior tiratore, fai fuori quel bastardo” mi dice indicandomi i corpi esanimi dei nostri compagni sparsi un po’ ovunque nella via di fronte al campanile.

Se vuoi far fuori un cecchino su di un campanile o butti giù il campanile oppure devi fare come lui.

Bastava un colpo di un carro sul campanile e sarebbe finito tutto, evidentemente il comando non vuole neanche scheggiare la vernice di un carro armato e mandano me, penso con rabbia.

Dico al sergente di “coprirmi” e corro, corro mentre il sergente spara tutti i colpi che ha, verso il campanile, io corro verso una casa di fronte al campanile e sono dentro.

Salgo di corsa le scale, voglio andare più in alto possibile… mi viene in mente che anche il fagiano si comporta così.

Accosto la persiana della finestra e cauto guardo verso il campanile, da qui si vede bene che c’è qualcuno vicino alle campane.

Prendo la mira con calma, inquadro le campane ed il parapetto e aspetto che l’elmetto del cecchino si faccia vedere, non importa che sia il viso a vedersi perché una fucilata sull’elmetto basta e avanza per farlo fuori.

Aspetto ma niente, non si fa vedere, forse perché in strada non si muove nulla.

Poi lo vedo, chiaramente lo vedo, ha alzato la testa per un attimo, sparo.

E’ come se avesse ricevuto un pugno in pieno viso, il collo gli si piega all’indietro, schizzi scuri arrivano sulle campane dietro di lui e poi sparisce dalla mia visuale.

Faccio segno al sergente che il cecchino non è più un problema e scendendo le scale mi avvio all’uscita della casa.

Sono fuori, davanti a me sta transitando una colonna di nostri carri armati seguiti da molti soldati dietro di loro. Il fronte avanza, evidentemente non hanno voluto buttar giù il campanile, forse ha un valore storico, sono perplesso; siamo in guerra! Tutti quei ragazzi morti per un campanile!

Mi avvio verso le retrovie, io non vado avanti con le prime linee io mi occupo dei cecchini; ce ne sono ovunque, anche noi ne abbiamo servono per demoralizzare il nemico e fermalo per un po'.

Brutto mestiere quello, lo fai ma è molto probabile che a casa non ci torni perché ti lasciano da solo in posti impensabili da dove puoi nuocere al nemico, però sei solo.

Io non sono un cecchino sono più precisamente un buon “tiratore” che viene chiamato dove c’è bisogno di chi sappia usare bene il fucile.

Mentre cammino incontro al battaglione sento uno sparo, mi giro e vedo un nostro fante che cade per terra colpito. Guardo il campanile e vedo lo scintillare del sole sulla canna di un fucile. Un altro sparo, mi guardo intorno e vedo i nostri carri armati che si fermano.

Oddio erano due i cecchini, erano due.

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