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Narrativa

Il turbante nero

Di MMarianella - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 15/11/2020

Dopo mamma Sofia ed il padre senza nome, racconto di qualcuno di appena menzionato in "Smalto rosso e spaghetti scotti", nonna Adele.

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Il turbante di nonna è in velluto nero. Le dona, la rende più elegante e curata di quanto già non sia. Passeggia per Parco Sempione con la sua solita andatura, lenta, cadenzata, ondeggiante. È carica di fascino, ancora si voltano a guardarla. Il turbante di nonna è lavorato con ricami floreali, quindi proprio nero non è. Con tutti quei fiori, in realtà, sembra come variopinto, ma è sempre il nero ad attirare la mia attenzione. La mia retina sembra come reticente alle perle, ai ricami, alle diverse stoffe. Vede solo il velluto, e quello è nero. Ma le sta bene, le sta davvero bene. Le sta bene a tal punto che sembra difficile pensare che non lo porti per scelta. Qualche ciuffo di capelli spunta ancora dai lati della cuffia e nonna, il corto, l’ha sempre portato bene. È difficile accorgersene: è così bella, anche se truccata poco. Ha gli occhi cerulei, come me. Il ceruleo cambia colore a seconda del sole, può assumere diverse variazioni di toni. Secondo me, invece, cambia in base all’umore. Il mio è cupo oggi, ha assunto i toni del grigio. I miei occhi sembrano due pozze scure tra le crepe dell’asfalto, mentre i suoi sono limpidi, hanno i colori di tutte quelle perline e quei ricami del turbante ed il nero nemmeno lo ricordano.

"Ti vedo bene, sai gioia?" lei lo dice a me, mi scappa un po’ da ridere. "Anche io" vorrei rispondere, ma nemmeno questo lo farei senza farmi scappare un po’ da ridere. Perché la realtà è che glielo vedo proprio il viso scarno, un po’più del solito. Sembra una sorta di esame per il mio sguardo quella caccia ai difetti, ai cambiamenti che tempo che scorre logora, come tutte le cose. Decido di risponderle ciò che di più vero io stia pensando, da quando l’ho vista. Immagino che una verità possa uscire dalle mie labbra in maniera più spontanea di un complimento di circostanza, o di una serie di frasi di compatimento. Preferisco piangere in silenzio, ma dirle che il suo turbante mi piace.

"E’ bello il turbante," le dico "ti sta bene". Lei mi risponde che non fa altro che comprare turbanti da un mese, pare stiano diventando la sua ossessione. Ne ha un cassetto pieno a casa, molti glieli ha comprati nonno. Ed a quel punto non so nemmeno cosa risponderle, perché quel nero sembra quasi che non sia più sul cappello, sembra abbia invaso tutto quanto. Non vedo più il parco, gli alberi, le panchine, ma solo nonna ed il nero. Mi cala la voce, non riesco a parlare. Nonna se ne accorge subito. È lei a propormi di sederci. "C’è una panchina, lì. Vieni..." mi dice, e tutto ricompare come un lento risveglio da un incubo, quando credi che sia reale a tal punto da pensare che qualcosa sia davvero accaduto.

Nonna si siede vicino a me, mi accarezza la spalla, poi tira fuori dalla borsa un canovaccio ben ripiegato. Me lo porge, io lo poso sulle gambe. Dentro c’è un tovagliolo ed una fetta di torta, perché la merenda me la prepara ancora, anche se ho venticinque anni. La chiama "coccola", con l'accezione di accorgimento, un modo solo suo per prendersi cura di me. A volte mi chiedo in che modo possa prendermi anche io cura di lei. Mi chiedo come potrò alleviare il suo dolore, o attenuare le sue nausee, se ci sarò sempre a tenerle la fronte. Non so trovare una risposta perché di solito è lei a trovare una risposta a tutto. Infatti mi chiede di papà.

"Come è andata ieri, alla fine?"

"Come sempre. Ha fatto il padre e ci ha aggiunto anche del suo."

Mi chiede cosa sia successo, è come se avesse una sorta di sesto senso per certe cose. Dal canto mio, non riesco a frenarmi. Nonna Adele ha uno di quegli sguardi così intesi e così carichi di tutto, che sembra impossibile mentirle.

"Rivuole la casa. Può farlo, se mamma non ci sarà più."

"Che infame, devo chiamarlo in questi giorni."

Nonna si accende quando si parla di lui, le viene sempre voglia di fumare e non si priva dal farlo, nemmeno in quel momento. A quel punto i suoi occhi cambiano colore, si fanno più scuri e cupi, un po' come i miei, come quelli di mamma.

"Quel bastardo," ripete "vi ha rovinate. Le mie bambine."

"Pagherà la clinica a mamma, l’ho obbligato a farlo. E terrà anche Mariella. Non perderà il lavoro."

"Mariella non rimarrà mai lì..." nonna lo sa, sempre per via del sesto senso. Fa un ultimo tiro e spegne la sigaretta, poi si guarda intorno. Non dice più nulla, sembra quasi che sia lei, ora, a vedere tutto nero. Allora le stringo la mano, così, d'istinto, senza pensarci troppo. La stringo e, con un gesto, le cedo la mia spalla. La sua nuca sembra quasi affondarci. La sento stanca, riesco a percepirlo tutto quello sconforto, quel desiderio di abbandonarsi, di cedere, ma a me non pesa. Sento improvvisamente di poterlo fare, di riuscire a sorreggerla. Decido di tradurlo sul momento quel mio pensiero, in tre parole.

Me ne sento capace.

"Andrà tutto bene."

Nonna mi sorride, poi chiude gli occhi, li riapre. Sono di nuovo blu.

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. ha votato il racconto

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ProfessionaL ha votato il racconto

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Fiorenzo ha votato il racconto

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Piaciuto. Forse ci sarebbe bisogno di asciugare un po'? Ma il sentimento si sente.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Bellissimo.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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nadelwrites ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Bello. E' vero che sai essere più incisiva, ma nessuno di noi qui mantiene sempre lo stesso standard. Va bene così, dai.Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

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Concordo con Adriana, la prima parte in particolare è lenta e ritarda troppo l'immersione nella storia, alla quale avresti potuto dare più risalto.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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SolerteDiamante ha votato il racconto

Esordiente

Molto intensa l'immagine che mi è arrivata. Bello. L'ho letto con trasporto e piacere.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Intenso e commoventeSegnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Cosa ha reso "Smalto rosso e spaghetti scotti" il tuo lavoro migliore (e a mio modesto parere un brano stupendo)? La sintesi, e la capacità di rappresentare anche una situazione devastante con una lievità che riesce solo ai grandi maestri della letteratura. Lo stesso stile di "Mal di stomaco", in cui inchiodi il lettore e lo fai sentire "testimone" della narrazione. Ha scritto bene Ezio: anche il non detto nel tuo racconto, diventa un punto a tuo favore. In questo brano - credo a causa dell'emozione - ti dilunghi, ripeti dettagli che rallentano la lettura. Tu sapresti descrivere il turbante in una sola frase, ma tale da lasciare impressa nella memoria del lettore quel copricapo purtroppo necessario.Segnala il commento

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Rosanna Oberbizer ha votato il racconto

Esordiente
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di MMarianella

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