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Noir

IL VUOTO

Pubblicato il 01/07/2021

L'irresistibile verticalità della paura

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Ama quella spiaggia, ne conosce ogni conchiglia, ne ha misurato ogni onda e nulla lo spaventa come le tavole di legno del sentiero in pineta. Detesta gli spazi tra un’asse e l’altra e la suggestiva varietà di vita che li frequenta:

scarafaggi azzurri che segnano la sabbia con l’alfabeto morse;

fiori gemelli dai colori diversi, ostinati truffatori di api daltoniche;

carte delle merendine che qualche stronzo ha gettato a terra: «È stato il vento a tirarle fuori dal cestino», ma lui non crede alle cazzate degli stronzi.

Evita quel vuoto che sembra un precipizio, non ci mette mai il tallone, teme di scivolare giù fino al centro della terra, all’inferno senza ritorno, schiacciato come un libro per passare tra le assi, forse morto oppure vivo e dolorante, a cercare di risalire in superficie per respirare l’odore colloso dei pini.

Ah, respirare!


C’è sempre troppo casino in spiaggia, la vorrebbe deserta: lui, il mare e il vento, ma anche a settembre che può sperare? I crucchi, che bevono litri birra, scendono a colonizzare le mezze stagioni. Poi gli altri, quelli eleganti che fanno l’aperitivo col prosecco, quelli che ridono tanto e dicono che non c’è periodo migliore, ma vogliono solo spendere di meno, e fissano la scultura che ha fatto del suo corpo, con un desiderio che fa più baccano della musica che ascoltano. E lo confonde. Da bambino mai lo avrebbero portato alla spiaggia in quelle stagioni incerte, da quando decide lui, prova a limitare i danni. Ci vuole una burrasca perché torni a sentirsi padrone di quel continente liquido. Tutti fuori dai coglioni, tutti tappati in hotel a guardare la tv. Gente di merda!

Una volta c’era venuto anche con lei, ma, scesi dall’aereo, non si erano mossi dalla camera. Lei era venuta per quello: per il sesso.


Se interrogati, i villeggianti eleganti, della pineta ricorderebbero l’ombra o le macchie di mirto. Lui invece vede tra quelle tavole distanziate il precipizio nel quale ha scaraventato la vita quando ha terminato quella relazione tossica. Ora chiamano tossiche le relazioni che sua madre definiva infelici. È l’evoluzione della lingua, ma la storia è sempre la stessa: lui era pronto a ricevere il meglio, lei determinata a limitare i danni, tenendolo buono con gli artigli che aveva al posto delle mani.

Eppure quel precipizio lo attira, ogni vuoto sotto il tallone glielo fa tornare in mente. Anche la poca distanza tra la scaletta e l’aereo possono farlo scivolare in quella mancanza. Perché di mancanza si tratta. Mancanza assoluta e piena, come l’aria che riempie il palloncino: il vuoto che deforma.

Lei definiva tutto complicato, difficile, o impossibile. Altre volte aveva detto ridicolo.

Ridicolo lui o il desiderio? Non aveva chiesto.

Oh, ma in cambio, se avesse avuto pazienza, se solo non l’avesse giudicata per le decisioni che non sapeva prendere, sì, in cambio avrebbe avuto le sue briciole più preziose. Lui con le briciole era deciso a cibare i passeri. E con rabbia pompava in palestra e beveva proteine.


Nel vuoto l’aveva precipitata quando lo aveva convinto a salire sulla terrazza in pieno centro. Lo aveva tempestato di chiamate da quando aveva riservato quell’attico solo per loro due, una sera che il marito era via coi figli. Un catering per cena, l’alcol, la cocaina che non mancava mai, poi la camera da letto vista Quadrilatero della Moda: lei conosceva bene la capacità incantatrice del luogo, era il suo territorio.

La bellezza del panorama, l’illusione che quella fosse la prova provata di un sentimento, lo avevano convinto che da quell’eccesso non voleva più uscire. Come lei aveva stabilito si era lasciato ammaliare dalla perfezione del momento.


Occorreva fermarlo per sempre.


Così, al quarto bicchiere, e dopo averle fatto l’amore, l’aveva spinta giù. Ne aveva visto il corpo dimenarsi nell’aria, lo sguardo di terrore e sorpresa, i capelli morbidi coprirle la faccia, l’artiglio che provava ad afferrarlo, poi era svanita sempre più veloce e diventata un puntino rosa nella sera d’estate. E l’urlo? Più una domanda che un grido lungo di terrore. Ancora faceva eco come un accordo stonato.

Sì, un tragico incidente, aveva spiegato: la bravata tramutatasi in tragedia. Mai salire sui vasi di photinia per mostragli ubriaca la città che intendeva conquistare coi suoi abiti. La polizia aveva finito per credergli, al marito si era spacciato per un gigolò. Che strano: gli aveva creduto anche lui. E andandosene gli aveva stretto la mano.


Ecco perché il vuoto lo risucchia, lo spinge verso lei, che non vuole più vicino. No, invero l’aveva voluta per sé, ma non sarebbe mai stata sua. L’importante ora è, a piedi nudi, evitare gli spazi tra un passo e l’altro. Là dove può afferrarlo e, con gli artigli, trascinarlo giù in fondo all’inferno, il solo luogo che deve abitare. Come un ossessivo compulsivo l’ultima parte della passerella la fa saltellando. C’è sempre un bimbo biondino che lo osserva e un genitore che intima di non fissare le persone. Una volta in salvo, stringe gli occhi e passa oltre.


Squilla il telefono. Per un attimo si perde, per un istante non respira, per un secondo il tallone deve aver toccato il vuoto. La vita lo sta richiamando a sé. Alza il piede da terra e risponde.

«Buongiorno, sono un’amica di Flora. Sono anche io in Sardegna, mi chiedevo se fosse libero. Se vuole le mando l’autista».



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Andrea Trofino ha votato il racconto

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OttimoSegnala il commento

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Queequeg ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Sarei più vuoto senza il vuoto. Limite VerticaleSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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Piaciuto!Segnala il commento

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Emil M. ha votato il racconto

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Loretta 68 ha votato il racconto

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Anch'io la penso come Doktor. Bel testo, per me è tutto ok.Segnala il commento

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Kireina ha votato il racconto

Esordiente

Come ti ho detto in privato questo tuo racconto merita ^_^ e arriverebbe proprio al 100% se tu accettassi di riempire ogni singolo buco di trama che ci ho visto ( sì insomma tra tutti quanti nell'intera community li ho visti solo io mah...) solo che tu a parte eventualmente quello sui poliziotti non ritieni di dover riempire altro... non li ritieni neanche buchi di trama, ci siamo chiariti in privato. Valutando tutto coscienziosamente... meriti comunque le tre stellette nei vari campi perciò eccomi qui a votarti e spero in ogni modo che le mie osservazioni ti facciano buon pro per i futuri racconti. (c'è chi ha occhio di falco per i refusi, degli altri chi di dovere tra voi sa di chi parlo e chi sto ringraziando di cuore scrivendo così, e chi invece come me ha un occhio di falco per vedere bchi di trama nei racconti altrui persino quando nessun altro li vede ^_^ serviamo tutti)Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un bel noir. E complimenti per il passaggioSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

molto bello, fa pensare Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto che ti cattura come la tua scrittura. Complimenti....anche per il passaggio a scrittore proprio meritato.Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. Una scrittura semplice, non banale, che riesce a trasmettere l'inquietudine, il vuoto, l'abisso su cui il personaggi si muoveSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto tanto inquietante, che ho dovuto rileggerlo a distanza di ore. Hai tracciato il perfetto ritratto di un uomo che teme il vuoto esteriore senza comprendere l'abisso interiore che lo divora. Tutti gli altri sono "crucchi", "pezzi di merda", le relazioni "tossiche" e le donne hanno artigli "al posto delle mani". Da un individuo così devi aspettarti frasi del tipo "Mia o di nessuno". Ottima scrittura: "la prova provata" che di certe azioni sono capaci solo individui sprovveduti, privi di doti intellettuali e persino della semplice capacità di relazionarsi con gli altri.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Il fascino ambiguo delle stagioni incerte...interessante.Segnala il commento

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Valentina B ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Piaciute molto le descrizioni, di ambiente e sentimenti. Molto bella la descrizione della paura del vuoto - quella passerella di assi l'attraversiamo insieme al protagonista, con la sua stessa paura. Forse l'omicidio è un po' tanta roba, non so se mi convince fino in fondo. Ma la tua scrittura sì, mi convince, e il tuo spessore viene sempre fuori.Segnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

Penso che quello che intendevi sia passato, quindi bravo!Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Antonella Avolio ha votato il racconto

Esordiente

Che affanno la vita, non cambio spiaggia! Originale.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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doktor ha votato il racconto

Scrittore

ho trovato interessante il parallelismo e la corrispondenza fra i diversi "vuoti" che compaiono in questo racconto. La genesi di un sintomo nevrotico che si fa strada attraverso la metafora del "precipitare" la quale, a sua volta, allude alla morte. Molto bravo, Giampiero.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Mi piacerebbe approfondire cosa scrivono gli scarafaggi con il codice morse Segnala il commento

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di Giampiero Pancini

Scrittore
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