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Narrativa

Immobile

Di Barbara - Editato da Barbara
Pubblicato il 22/06/2019

Decise di accettare e rimanere ad attendere, una scelta consapevole dettata dall'istinto.

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Se ne stava seduta sulla scalcinata panchina del parco secolare, immobile.

Le gambe accavallate, troppo magre perché le sue cosce sfregassero tra loro

procurando quell'antipatico rossore tanto incline a chi di chili ne ha troppi.

I pantaloni vecchio stile, nero sbiadito, esageratamente grandi e stretti in vita fino all'ultimo buco della cintura che faticava a tenerli su.

Il tessuto della maglietta le si appiccicava alla pelle scossa dai brividi di freddo nonostante i trenta gradi di quel mattino di inizio estate.

La canicola si faceva sentire mancava il minimo filo d'aria necessario al respiro regolare.

Fissava i passanti immobile nella sua posizione inerme, assente d'ora in poi.

Il vociare gioioso dei bimbi vergini di dolore le procurava un silenzioso piacere.

Sperava per loro che quel ludico tempo fosse una storia infinita senza l'esistere della

bastarda ragione, colpevole di infrangere i sogni fanciulleschi.

Correvano in ufficio gli uomini e le donne rampanti nelle divise d'ordinanza.

Conoscevano già  l'illusione del successo cercato invano sui tacchi a spillo e le cravatte dal nodo stretto, ma recidivi ci picchiavano la testa. 

Le mamme le udiva parlare di latte e rigurgiti puzzolenti con la soave apparenza di

chi sta allevando piccoli geni destinati a comandare, solo loro sapevano quale paese.

E infine gli anziani, ciondolanti di mento decrepiti nella mente e nello spirito. 

I suoi occhi impassibili e le sue labbra mute, il genere che aveva odiato in passato.

Un'indifferenza acuta le scorreva nelle esili vene, si chiedeva se qualcuno si fosse accorto della sua presenza discreta, osservatrice di ciò  che era stato il suo vivere.

Dapprima incantata dalle meraviglie di un'oasi verde nel mezzo di un arido deserto.

A seguire un'atleta, convinta di aver raggiunto un traguardo, invece di averlo soltanto sfiorato.

I suoi seni gonfi rimanevano un ricordo insieme a quel sorriso stentato e beato.

Si sentiva pesante, un sordo rumore le scuoteva le tempie provate dal male insistente.

Di colpo, leggera si alzò e riprese il cammino tutto era chiaro all'orizzonte.

Ci aveva provato, non era servito il suo cucciolo non era cresciuto e lei impotente l'aveva lasciato al destino che lui si era scelto.

Il cuore all'improvviso le batteva forte nello scarno petto, si perdonava e realizzava di non essere Dio e se lo fosse stata sarebbe stata crocifissa.

Unica eterna certezza della sua realtà. 



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