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Narrativa

In doccia con Sara

Pubblicato il 13/06/2019

Quando le paranoie ti bagnano dentro.

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Sara fa la doccia col peccato.

Le sue dita si muovono ovunque. Ha quattordici anni e il corpo di una donna. I capezzoli sbucano dall’areola, come pasta d’acciughe spremuta dal tubetto guardano fuori. Curiosa li lecca con la punta della lingua: non sanno di niente. L’acqua scorre sui peli del pube dove lei preme le mani. Ha voglia.

Due giorni prima in un sogno aveva provato un orgasmo.

La pancia ritirata e i glutei stretti l’avevano accompagnata nelle contrazioni del venire. La mattina aveva faticato ad alzarsi dal letto: uscito il piacere le carni si erano riempite di sonno.

Per tutto il giorno a scuola aveva ripensato all’appagamento della notte.

Ci riflette anche adesso mentre si tocca. Sotto l’acqua, tra le pieghe delle pieghe le sue dita sono ancor più scivolose.

Cosa direbbero i miei genitori se mi vedessero ora, pensa.

Sara chiude le gambe. Tra gli adduttori tonici a sputare sentenze ci sono le malelingue dei suoi pensieri.

Per i maschi è una cosa naturale. Loro devono.

Incistate nella testa di Sara da anni di buona educazione e di morale di catechismo ci sono le voci delle comari pettegole. Menano opinioni le vedove che non godono più. Coi fazzoletti sul capo si sfogano con la gioventù e la carne che pulsa.

Fluido fertile quello dell’uomo. Veleno, quello del rettile con la testa a triangolo.

Natura. Non sono forse anche io fatta di natura? pensa Sara, la cui mano ora è nascosta tra le natiche.

Rispedisce le vedove a blaterare ai mariti, sotto terra al cimitero loro sì che sanno ascoltare.

A bloccare Sara stavolta c’è la paura delle ritorsioni.

Se pecco verrò punita, mi accadrà qualcosa di brutto. Scivolerò uscendo dalla doccia? pensa.

Con le dita ritorna avanti a calcare il palco che le dà più soddisfazione. Si stacca un pelo dal pube. Il bulbo è cicciotto come uova di pidocchio. Da piccola non era mai riuscita a schiacciare le lendini, le sue unghie erano sempre corte. Ora invece le ha lunghe e con quella affilata dell’indice si tocca il clitoride. Come il filo di rame che sguscia dalla guaina avverte la scossa del piacere.

Rimarrò fulminata con il phon se continuo così, pensa.

La spugna ruvida del guanto di crine è l’ideale: strofina.

Mamma e papà faranno un incidente nel ritornare a casa? si chiede.

Non riesce a trattenersi. Scongiurando una punizione ha deciso di godere.

Esce dalla doccia con cautela. Fissa i piedi sul tappeto per non scivolare e sbattere il cranio sul bidet. Va nella camera dei genitori. Sfila uno dei cuscini dal piumone e se lo mette tra le cosce. Inizia a muovercisi sopra appiattendosi nei momenti giusti. Non ha ossa, ha solo polpa. Si guarda allo specchio davanti al letto, si piace.

Mi trasformerò in un mostro, pensa osservandosi riflessa: la bocca aperta, lo sguardo vuoto.

Mi si sbrandellerà la pelle come una lebbrosa.

A smembrarsi invece sono solo le seconde labbra, quelle che a contatto con il cuscino si schiudono di più. Sta per venire, avverte il freno prima della spinta. Si merita tutti gli attimi dell’orgasmo e sospira ad alta voce. Il cuscino si bagna. Dirà che si è addormentata sul letto senza asciugarsi i capelli.

È soddisfatta solo nel corpo. Hanno smesso di reclamare ormai sazie le bocche del sesso, ma un nuovo foro quello della coscienza fa sentire la sua voce infame. 

Prudente, con il rubinetto del lavandino chiuso, Sara ora usa il phon. I tanti capelli neri svolazzano al rumore dell’asciugatura e le coprono il volto. Ha paura di guardarsi.

Troverò sul mio viso i segni del diavolo, pensa. Porta in giù la testa per fonarsi la nuca e la distesa di capelli scende fino alle ginocchia.

Quando risalirò dandomi la spinta sbatterò al lavandino; mi romperò la testa e il mio viso sarà quello di un’indemoniata, pensa.

La chioma è ormai asciutta, con cautela solleva il capo. Frenetica si libera il volto dalle ciocche. Le sue dita come ruspe portano i capelli dietro le orecchie. Si scopre il volto. È quello di sempre.

Fissa la sua immagine in fondo allo specchio. Sente di avere il peccato addosso. Di proposito non si mette a fuoco, smorza lo sguardo e spalanca gli occhi. L’incarnato perde colore, la faccia è senza espressione.

«Dove sei?» dice rabbrividendo nell’ascoltare le sue stesse parole.

Parla col Diavolo, aspetta che le spunti da dietro per afferrarle i capelli e trascinarla tra i peccatori; passando per il buco del cesso tra la melma che le si addice.

Ha ancora il gelo addosso quando sente le chiavi nella serratura di casa. Nell’infimo dei suoi pensieri quel rumore la riporta in sé.

Apre la porta del bagno, i genitori le sorridono con le buste degli acquisti.

Non sono imbrattati di sangue, pensa tranquillizzandosi nel vederli.

In casa non è più sola e la paura l’abbandona.

«Ciao amore. Hai studiato?» chiede la mamma.

«Sì certo.» risponde Sara dal bagno.

Si pettina. È bella e luminosa.

Fanculo! pensa. Le sue paranoie si riavvolgono all’indietro.

Forse brucerò all’inferno, ma non rinuncio ai miei attimi di paradiso.

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Davide Marchese ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

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I maschi devono? Sì, ma purtroppo ci dicevano che avremmo perso la vista! Speriamo qualcuno decida di eliminare i sensi di colpa!Segnala il commento

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Tanit ha votato il racconto

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Anch'io avrei chiuso sul 'Fanculo', ma è comunque molto buono.Segnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Bella scrittura, nonostante il soggetto. BravaSegnala il commento

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Italo ha votato il racconto

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Gabriella Pilotti ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Paulnene82 ha votato il racconto

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Caucasica ha votato il racconto

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Panna ha votato il racconto

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Celai ha votato il racconto

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Chi vuol esser lieto sia...Segnala il commento

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Yumiko ha votato il racconto

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Ben scritto e per nulla volgare. Tema trattato con estrema delicatezza Segnala il commento

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Claudio Bandelli ha votato il racconto

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Ben scritto, tema affrontato con gran sensibilità, complimentiSegnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Senza falsi pudori o volgarità ti addentri nel loop piacere-senso di colpa-espiazione Segnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Avrei chiuso sul fanculo, ma va benissimo anche così. Un racconto fresco e pieno di voglia...di vivere. BravaSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Molto bello, e difficile da raccontare. Finalmente qualcuno(a) che sa scrivere di auto -erotismo, adolescenziale, del piacere, insomma...Segnala il commento

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elis@baroni ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Brava! Piaciuta l'alternanza fra il bisogno di espiazione e l'impossibilità di rinunciare al piacere. PeccaminosoSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Giusto! Piaciuto Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Befana Profana ha votato il racconto

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Luca Gramoni ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di Candy

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