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Narrativa

IN MISSIONE

Di CLAUDIO - Editato da CLAUDIO
Pubblicato il 08/07/2021

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Siamo in fila indiana, davanti a noi c’è un C130, un aereo per trasporto truppe, che ci aspetta.

Fa molto caldo e noi siamo pesantemente vestiti, senza contare il paracadute, lo zaino tattico ed il fucile.

Aspettiamo, aspettiamo l’ordine di salire a bordo di quell’enorme aereo, sono due ore che aspettiamo.

Chiedo al Tenente il perché di questa attesa ma lui alza le spalle, non lo sa.

Finalmente con ordini urlati ci dicono si salire a bordo, ci sistemiamo in file parallele uno di fronte all’altro.

Sento che l’aereo si muove, si muove lentamente per un po’ poi comincia a correre sulla pista.

Siamo decollati, è sempre bello vedere il mondo dall’alto.

Non sappiamo dove andiamo, sappiamo solo che dobbiamo lanciarci.

Passano circa due ore ed il Tenente col un volto tirato dalla tensione urla: “Ritti! Aggangiatevi!”

“In fila, ordinati, ognuno di voi controlli se chi avete davanti abbia il paracadute ben serrato! Sbrigatevi!” e mentre lo dice apre il portellone, un’aria fresca mi solletica il viso.

“Il primo! Vicino al portellone!” urla il Tenente.

“Alla luce verde lanciatevi!”

Vedo che tutti alzano lo sguardo e fissano quelle due lampade, ora è accesa quella rossa…….rossa...un po’ di ansia ti viene sempre in questo momento ma non riesci a pensare ad altro che non sia il rosso ed il verde.

Verde!!

Il Tenente prende il primo della fila e senza tanti complimenti lo spinge fuori nell’aria e velocemente lo fa con tutti noi.

Sono in aria, è bellissima questa sensazione, sto volando! No meglio dire che sto planando, ma è bello lo stesso.

Sono a terra, avvolgo alla meglio il mio paracadute e cerco di nasconderlo infilato in un cespuglio, così fanno tutti.

Ora corro, corro verso il punto di incontro prestabilito; sono fortunato sono atterrato vicino.

Sono passati tre giorni abbiamo formato una “Testa di ponte”, il Tenente ha mandato dei ricognitori in varie direzioni per capire il territorio e, speriamo di no, se c’è presenza del nemico.

Passa un’ora ed i primi ricognitori comunicano che più avanti c’è un fiume molto ampio.

Alla spicciolata arrivano anche gli altri ricognitori ed affermano che hanno trovato solo fitta boscaglia e nessuna presenza del nemico.

Vedo il Tenente scuro in volto, praticamente abbiamo un fiume che ci sbarra la strada. E’ evidente che lui sa dove dobbiamo andare ma non lo dice.

Dopo un po’ urla: “chi di voi sa nuotare bene?”, qualcuno alza la mano altri guardano per terra come se la cosa potesse nasconderli, altri si limitano a stare zitti.

Il Tenente fa spogliare i nuotatori gli da’ una corda e gli ordina di attraversare il fiume a nuoto e fissare la corda a qualche cosa di solido.

Rimango a bocca aperta lo fanno davvero, aspettiamo un po' e ci fanno segno, dall’altra sponda, che la corda è ben fissata.

Credo proprio che dovremo passare il fiume trascinandoci con 40 kg di armamenti addosso aiutandoci con la corda. Penso che sarà dura.

Siamo nel fiume e ci aggrappiamo alla corda con tutte le forze e, piano piano, prendiamo confidenza col nostro peso, la spinta dell’acqua e la stanchezza che comincia a farsi sentire.

Siamo tutti passati indenni dalla traversata ed ora il Tenente ci ordina di avanzare in ordine sparso, inoltre manda avanti quattro di noi per capire cosa ci aspetta.

I quattro in avanscoperta tornano di corsa ed avvisano che poco più avanti c’è un paese.

Strisciamo per terra avvicinandoci al paese, faccio attenzione a tenere la testa ben bassa… vedo il paese. E’ un bel paese ordinato e con i fiori alle finestre ma non vedo nessuno per strada.

Col binocolo il Tenente osserva, osserva, osserva. Poi evidentemente decide.

“Andiamo in tre, gli altri ci coprono le spalle se si mette male!”

Tra questi tre sceglie anche me. Preferivo sinceramente di no, ma andiamo.

Siamo in paese, silenzio, nessuno in giro; il Tenente va a passo svelto verso un grosso edificio, evidentemente sapeva dove andare. Apre il portone...nessuno… saliamo su per le scale ed apre un’altra porta.

Dentro ci sono delle bandiere, una grande scrivania, diverse poltrone e due persone in giacca e cravatta che evidentemente ci stavano aspettando perché i loro volti si illuminano e sorridono.

Il Tenente ci dice di aspettare alla porta e si avvia, quasi a passo di marcia, verso di loro..strette di mano, due parole in una lingua che non capisco e poi il Tenente torna insieme ad uno dei due uomini in cravatta. Dice soltanto a mezza bocca verso di noi: “Torniamo a casa, con lui”.

Siamo divisi tra 3 elicotteri che sono venuti a prenderci, torniamo a casa; a me sembra che non abbiamo fatto niente.

Poi venni a sapere che abbiamo prelevato un politico di quella Nazione che era stato esiliato in quel paesino a vita. Ma seppi anche che questi era disposto a dire molte cose utili alla nostra di Nazione.

Praticamente una spia!!

Penso che sentiremo parlare spesso di lui.

Ma questa è un’altra storia.

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Commenti degli utenti

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lucadip ha votato il racconto

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GIULIA ha votato il racconto

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sembra di partecipareSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

magari avrebbe giovato un minimo di ambientazione, visto che parli di "Nazioni" e di spie. Giampiero, poi, ha già detto molto bene riguardo i limiti del personaggio narrante. Segnala il commento

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Kenji Albani ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

La descrizione è ampia e concitata, a volte frammentata. Manca però il lato umano di chi racconta perché non sia solo una cronaca. Segnala il commento

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di CLAUDIO

Esordiente
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