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Narrativa

incipit

Pubblicato il 01/10/2020

E' l'inizio di una storia su cui sto lavorando da molto tempo. Ho tagliato, modificato, tagliato, riscritto, limato settanta volte sette. E ora che lo so a memoria, non capisco più se vale. Insomma, gli incipit sono importanti. Mi affido a voi: non chiedo voti, ma commenti e giudizi costruttivi.

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Nascere in un giorno festivo è pericoloso - diceva Amedeo strusciandosi la fronte, mentre il carro li sballottava verso casa -, non lo capisci? É una palestra, l’inizio di un’esistenza che oscillerà tra complicazioni e attese. Abbiamo già una figlia strana, moglie, non t’impuntare.

Ma l’Assunta diceva che lo sapeva lei, quali erano il momento e il luogo giusti per partorire la sua creatura. Se non ne fosse stata convinta, non avrebbe forzato il destino.

Solo il giorno prima erano a Pisa. Poteva sembrare una pazzia - e forse era stata, come andava ripetendo questa ragazza che le si affaccendava intorno con le gote in fiamme. Però secondo lei, che era pur sempre la madre, doveva mancare almeno un mese al parto, anche un mese e mezzo, e le era parso che valesse la pena di correre il rischio, purché la gravidanza fosse benedetta, protetta dalla preghiera a Sant’Anna recitata dall’arcivescovo in persona.

Ripensava al momento in cui Amedeo l’aveva aiutata a salire sul carro che li avrebbe portati fino a Lucca, ai colori dell'alba, e poi all’odore di ferro e legno del treno con cui erano arrivati a Pisa. Al rumore, anche. Ai campi che scappavano all’indietro e agli occhi dilatati della piccola Elisena.

Adesso, naufragata tra i dolori del parto la fiducia forse esagerata, anzi sicuramente esagerata come diceva la levatrice, che continuava a brontolare, a chiederle come aveva potuto sperare che tutto sarebbe andato bene, adesso all’Assunta sembrava di averlo sognato, quel viaggio in treno.

E anche l’entrata in chiesa, le sembrava di averla sognata. Ai bordi del fiume, la chiesa di Santa Cristina era bellissima: piccola come quelle di montagna, ma piena di colori. C’era una luce d’oro che pioveva addosso, bagnava tutti di una brillantezza che sembrava mandata direttamente da Dio, proprio lì dove santa Caterina aveva ricevuto le stimmate.

Nella vecchia casa, invece, solo buio e silenzio. Come in una messa da requiem. O come un fortino, con i muri spessi, le finestre chiuse e gli scuri accostati. Impenetrabile alla luce, ai profumi, all’eco dei passi sull’acciottolato, alle risate delle ragazze.

Era il 10 Aprile del 1900.

Assunta immaginava i visi arrossati dei bimbi alle finestre, i tralci verdi dei glicini, le voci e i richiami con cui la gente di Castelvecchio si preparava a celebrare la primavera. Era lì, nel bel mezzo della festa, che doveva avvenire il parto. Assunta ne era certa, nonostante quel silenzio mistico imposto da altri, quell'oscurità premonitrice di lutti.

In chiesa, senza preavviso, aveva sentito un dolore acutissimo - Eh no, sant’Anna, non fatemi questo. Santa Caterina, aiutatemi! -, come se il parto fosse non soltanto iniziato, ma già avviato alla conclusione. S’era piegata su se stessa, poi era scivolata a terra. Si rendeva conto di ciò che le accadeva intorno, dell’Arcivescovo che aveva smesso di celebrare e le si era avvicinato, di Amedeo che le sorreggeva la testa e ripeteva il suo nome, ma sentiva sopra a tutto il sottile filo caldo che le scendeva a bagnarle le cosce. Aveva infilato una mano sotto la gonna, scostato la biancheria là dove sentiva un premito, un ingombro, ed era stata certa di sfiorare un piedino, con le piccolissime dita che si muovevano a cercare il pavimento della chiesa. L’arcivescovo aveva innaffiato con l’aspersorio il gesto impudico, e quindi nessuno si era stupito che sotto il corpo dell’Assunta, una volta rimessa in piedi, ci fosse una pozzetta d’acqua.

Di notte, quando finalmente erano arrivati a casa dopo un viaggio di ritorno interminabile, Amedeo era corso a chiamare la levatrice. Una ragazzona dalle guance rosse, ormai chiusa lì da mille ore mentre tutto il paese si preparava alla festa.

Forza Assunta, spingete ancora, più forte!, non smetteva di ripetere, e intanto pregava che la creatura fosse ancora viva, e che uscisse, una buona volta.

Fu allora che li vide, e socchiuse la bocca in un lamento lungo: sembravano chicchi di riso.

Come si faceva nascere una creatura che si presentava per i piedi? Non era pronta ad affrontare questa situazione, un parto sarebbe stato un problema per chiunque, figuriamoci per lei: cosa avrebbe dovuto fare? Mandare qualcuno col calesse a prelevare il dottore, magari, ma forse non c’era più tempo.

Abbassò le braccia: Assunta, è podalico. 

Assunta lo sapeva, lei l’aveva già toccato quel piedino. 

Te l’avevo detto, avrebbe voluto risponderle. Non ti preoccupare - mormorò invece - farà tutto da sola. Tu vai ad aprire le finestre.

Subito, una ventata dolce d’acacia ripulì l’aria carica di umori.

Fu un attimo: nel momento in cui la stanza si riempiva di luce e dei suoni gioiosi e strampalati della banda che passava, la piccola sgusciò fuori dal corpo di sua madre: minuscola, scivolò come una canoa su una cascata d’acqua, e la levatrice se la trovò tra le mani.

É un prodigio, Assunta, un prodigio! Come la chiamate?

Caterina Anna, come le sante che l’hanno protetta.

Chiamatela pure come vi pare, tanto tutti la chiameranno la Pisanina - disse la levatrice a voce alta per coprire il rumore assordante degli ottoni, mentre ballava con quel cosino tra le mani -. E diranno di lei che voleva nascere a Pisa e voi l’avete fatta nascere a Castelvecchio. E che voleva venire fuori sul pavimento di una chiesa, in mezzo al coro degli angeli, e invece l'hanno festeggiata tamburi e tromboni.

Non pianse, Caterina. Emise uno squittire di scoiattolo, una lieve risata con cui liberò i piccoli polmoni e iniziò a respirare in questo mondo.

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Hal ha votato il racconto

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gordon comstock ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

continua...Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente

Cara Silvia. Ho letto ad alta voce e lentamente il tuo racconto. Elisabeth e io lo abbiamo apprezzato molto. A cominciare dal secondo paragrafo la voce del narratore è chiara, « percutante », dice Élisabeth, c’è una sensibilità che il lettore percepisce, « une progression » del racconto « à la fois touchante et sobre » (vox Élisabeth). « Tu montres les sentiments dans les petits détails de l’environnement du personnage ». Qualche parola potrebbe avvicinarsi di più ai personaggi narrati, per creare una maggiore comunione con loro. Brava, Silvia. Continua. Segnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto. Forse di più dopo qualche riga dall'inizio: a un certo punto la storia ti prende e arrivi alla fine di corsa.Segnala il commento

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Antonietta Usardi ha votato il racconto

Esordiente

Ma che incipit fantastico e che bella scrittura! Che accadrà alla piccola Caterina?Segnala il commento

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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente

Cosa sta davvero iniziando Silvia? Cosa cerca? A volte, quando lo troviamo (quel che cosa, quel perché), siamo costretti a tenerlo per noi. Poi non ci riusciamo mai del tutto e finisce che, almeno a metà, lo dobbiam dire.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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terrybu ha votato il racconto

Esordiente

"Era il 10 Aprile del 1900" non farti condizionare da questo. Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

La raffinatezza della tua scrittura è per gli utenti di Typee una sicurezza, e frasi del tipo: "Ai campi che scappavano all’indietro", "una luce d’oro che pioveva addosso", "Non pianse, Caterina. Emise uno squittire di scoiattolo", ne sono la conferma. Anche il ritmo avvolgente, che coinvolge il lettore nella narrazione e il pathos che riesci a creare, sono nelle tue corde. Ma, aderendo alla richiesta di suggerimenti e credendo in quel valore aggiunto che è l'appartenenza a una comunità di scrittura, mi permetto qualche annotazione. L'incipit (nel senso più stretto, le prime frasi) mi è sembrato un po' lento. Il discorso di Amedeo (che immaginiamo di modeste condizioni) mi pare troppo costruito, anche per il paragone con la "palestra". La chiesa "piccola come quelle di montagna", un po' mi stona, se riferita a personaggi che certo viaggiavano poco. E, come hanno osservato altri lettori, avverbi come "direttamente"; "finalmente" che precede l'aggettivo "interminabile", forse sarebbero da tagliare. Rimane comunque un impianto di ampio respiro e mi piace immaginarlo come l'incipit del romanzo sulla vita della bambina appena nata. Un romanzo di vicende travagliate, ma anche di gioie, un romanzo che mi piacerebbe leggere. Segnala il commento

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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

Icché "La pisanina" gliè già su Amazonne? Lo vorrei omprà per la mi mamma! Brava Silvia, in onore tuo metto a tutto volume "Viva la vida" dei Coldplay, e aspetto il libro. Diventerà un'anarchica la Pisanina nata tra i tamburi? :-))) Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Scusami Silvia, non riesco a darti consigli ma solo la mia approvazione, scrivi come sai e trova il filo che la tua mente suggerisce, poi libera il racconto e lascialo andare. Spesso ci sono testi irrisolti che ci perseguitano da tempo e li rovistiamo e sempre si modificano senza mutare la loro essenza. Cosa nasconde la nascita di Anna Caterina? Un mondo, tanti mondi, un libro, la tua ispirazione. Buon lavoro e grazie. Segnala il commento

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Valentinacomesai ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello Silvia, pur essendo un incipit ha la compiutezza del racconto, mi piace perché non solo è l'incipit che da il "la" ad una narrazione ma è anche una vicenda in sé perfetta che mi fa immaginare già molto del libro, perlomeno ambiente, lingua e personaggi.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

I consigli migliori li hai ricevuti già. Io posso dirti solo buon lavoro e in bocca al lupo. Sarai tu stessa a trovare la migliore resa finale del testo. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Proprio perché lo hai chiesto, sistemerei qualcosina nell’incipit dell’incipit. Ad esempio: anziché la ragazza direi subito “la levatrice che le si affaccendava intorno”, e ometterei l’altra parte in cui parli della levatrice, limitando il periodo a “adesso la sua fiducia esagerata naufragava fra i dolori del parto e all’Assunta sembrava di averlo sognato, quel viaggio in treno”. Può essere un’idea per alleggerire un po’, suggerimento che riscontro anche in qualche commento precedente. Nel complesso comunque funziona e invoglia a leggere ancora, come deve fare un incipit che si rispetti. Segnala il commento

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LoSteNo ha votato il racconto

Scrittore

Si chiama Incipit, perchè è una nuova vita che inizia, e questo basta. Non cercare giudizi da noi poveri mortali, lascia che a giudicarti siano i posteri saggi e distaccati.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimissimissimo :-) Segnala il commento

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antoebasta ha votato il racconto

Esordiente

Silvia, io adoro il tuo raccontare, il tuo stile, le atmosfere che riesci a creare. Tutto si può migliorare, certo, ma questo Incipit è bellissimo! Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente

Molto interessante, invoglia Segnala il commento

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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

La prima parte non l'ho trovata molto scorrevole, e credo che il motivo sia dovuto al fatto che è la parte meno romanzata, quella più tua, più riflessiva. Aggiungere queste parti -concedimi- astratte impreziosisce di molto il racconto, ma espone anche al rischio di non riuscire a parlare a chiunque. È necessario essere omniglotti? Assolutamente no e anzi mai vorrei leggere qualcosa che riporta i fatti come fosse una cronaca, senza la voce dello scrittore. È solo il mio limite di lettore. È la difficoltà di rivolgersi a persone diverse da noi non solo rispetto alle rispettive esperienze, ma anche rispetto al periodo della vita in cui si trovano. Un bel casino, eh? Però siccome non si può accontentare tutti, tanto vale scrivere per noi e nel tuo caso non ci sono mai dubbi. Per questo aspetto sempre i tuoi pezzi. La seconda parte, da Era il 10 Aprile del 1900, diventa avvincente e mi trascina senza sforzo, ma non era su questo che volevo concentrarmi :) Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Di notevole fatture, con briciolo di scanzonata ironia e piglio fiabesco.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Premesso che di sicuro non sono un'autorevole consigliera, penso anch'io che almeno la prima parte vada un po' "alleggerita" . Detto questo, complimenti. Mi piace molto come scrivi.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Avverbi e aggettivi obbediscono allo stesso principio enunciato da un banchiere: “se non guadagno, perdo”. Avverbi e aggettivi non sono mai neutrali: conferiscono una carica maggiore oppure annacquano la frase. Ogni volta che ne piazziamo uno, dobbiamo chiederci: cosa succede se lo tolgo? “… bagnava tutti di una brillantezza che sembrava mandata direttamente da Dio”. Cosa succede se tolgo “direttamente”? Perché qualcosa succede. La frase migliora o peggiora? Forse migliora. “Di notte, quando finalmente erano arrivati a casa dopo un viaggio di ritorno interminabile, Amedeo era corso a chiamare la levatrice”. Cosa succede se tolgo “finalmente”? Migliora o peggiora? Forse, qui, peggiora (anche se la frase soffre di altri limiti: un viaggio può essere “lungo”, “sfiancante”, “travagliato", ma non “interminabile”, perché, per definizione, prima o poi ha fine; c’è poi da interrogarsi sull’inciso: “quando finalmente [...] interminabile”; l’inciso spezza la frase, è una frattura, un trauma nella narrazione; lo uso quando voglio portare all’attenzione del lettore un fatto della massima rilevanza, e invece lo si impiega spesso per infilare quante più informazioni possibili nella stessa frase, a prescindere dalla loro rilevanza; in quale dei due casi ci troviamo?). Ma questi sono solo tecnicismi. Il test più severo è un altro, solo che ho esaurito le battute a mia disposizione, e quindi, magari, te lo dico in privato ... :-)Segnala il commento

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ipa ha votato il racconto

Esordiente

Brava! hai questa capacità di creare mondi e governare lo spazio tempo con tatto. Visto che ti stai ponendo il tema dell'incipit, per me può diventare più potente se lo 'asciughi' di più, togliendo l'inciso per esempio o la riflessione sulla vita come palestra.... Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Dando per scontato che posso parlare da principiante, ti dico la mia. Assumo molte delle cose gia dette da altri commentatori, specialmente specifiche le note di Adriana. Trovo emozionante il crescendo, con la suspance del podalico, che porta al finale, posita in affectibus, col doppio nome delle sante, la caratterizzazione geografica, il soprannome. La scena della rottura delle acque in chiesa con l'aspergens vescovile è romanzesca al punto giusto. La presentazione dei personaggi all'inizio, ok. Il viaggio forse, ma sai tu perche' l'hai messo. Non conosco la geografia, ma uno spostamento, da Pisa a Castelvetro, durante un travaglio è un rischio per la protagonista che, forse m'è sfuggito, ma è da motivare per bene. In oltre se poi la protagonista del romanzo è la bimba, se fosse possibile presentarla prima della quinta riga, sarebbe meglio. Ho scritto tutto questo perche' m'è piaciuta. Funziona, e chiama. Stenderne fra qualche giorno un'altra possibile versione e ragionarci, per scrupolo, non costa niente. Buon incipit. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Viva la vitaSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bè, credo che la nascita di un essere umano, e la "descrizione narrativa" di un parto, siano argomenti di un tale spessore, da esigere una mano leggera, ma ferma, come la tua, che riesce, con un scrittura attenta e concreta, a modularne la complessità, senza mai inciampare nei rischi "melodrammatici" della situazione stessa. Memorabile la scena in cui la "Pisanina" vede la luce, mentre la banda passa lungo la strada, suonando, come per salutare il suo arrivo. Per qualche motivo che non so spiegarti - per induzione evocativa, forse - questa scena mi ha fatto venire in mente un romanzo, di Günter Grass, "Il tamburo di latta" , ed in particolare, la scena del protagonista, Oskar Matzerath, che si mette a suonare il suo tamburello da parata, in controtempo, rispetto alla banda tedesca, mandandola fuori tempo, e annullandone l'esibizione. Se proprio dovessi farti un appunto, direi che potresti accorciare l'inizio, cominciando con l'Assunta, che fa le sue rimostranze, perché le prime quattro righe mi sembrano superflue, e potresti inglobarne il senso nel resto del racconto. Molto bella la chiusa, invece, con Caterina che squittisce, e poi sorride, iniziando a respirare, nel suo nuovo mondo.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

BellissimoSegnala il commento

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Laure h ha votato il racconto

Esordiente

A me piace tanto come scrivi, sempre. A volte non capisco ma mi piace lo stesso. Questo incipit è ammaliante e pieno, serio, sfaccettato. Ci sono alcuni termini che non mi convincono come strusciandosi, palestra canoa . E qualche frase che ho dovuto rileggere come "adesso, naufragata tra i dolori del parto..." "non era pronta ad affrontare questa situazione..:anche l.inizio, fino ad "attese" lo trovo meno delicato ma pure meno deciso del seguito. Ma proprio perché hai domandato pareri. Altrimenti avrei detto solo Molto bello, speriamo di poter leggere il seguito :) Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Non sono in grado di dare consigli "tecnici". Ma se la funzione di un incipt è quella di solleticare l'interesse del lettore... beh: hai centrato l'obiettivo! Mi è piaciuto molto! Una bellissima atmosfera. Complienti Silvia!Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Un incipit che descrive una nascita. L’idea è ottima coke lo svolgimento. Bella anche la prima riga molto efficace.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Silvia, la tua abilità nel costruire un linguaggio "anticato" è ben nota (memorabile il tuo "Dialogo tra il colto Ismael e la bella Esther"). Personalmente userei un linguaggio obsoleto (ad esempio stigmate al posto di stimmate, termine poco in uso nel 1900) e eliminerei quelli che appaiono anacronistici (le prime palestre in Italia risalgono agli anni '30; i treni emanavano fetore di carbone; l'espressione "forzare il destino" è abbastanza recente, e così via). Sgrosserei un po' la prima parte. Spero di esserti stata utile. Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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di Silvia Lenzini

Scrittore
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